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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    29/7/2014

    Tornare in paese

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:27

    Quando entriamo in chiesa e prendiamo posto nei banchi e ci guardiamo intorno, in quel momento proviamo la sensazione che sebbene abbiamo girato il mondo e visto posti e fatto cose e conosciuto persone che i nostri nonni mai avrebbero immaginato alla fine siamo nati e cresciuti e vissuti in un paese racchiuso dentro la metropoli, e a quel paese torniamo quando possiamo. Così intorno a quella bara ci siamo noi – e chi se no, gli amici di una vita – ma ci sono anche quelli che quella donna la conoscevano solo di vista ma era la mamma di un amico di mia figlia, ci incrociavamo quando portavamo i bambini a scuola quarant’anni fa, era sempre sorridente anche se ci scambiavamo solo il buongiorno e buonasera. E così intorno a quella bara ci sono il groppo in gola di chi ha perso una persona cara e l’acido in bocca di molti altri che hanno perso un microscopico pezzo di se stessi, che sono tornati al paese e qui c’era una fontana e adesso non c’è più e qui c’era il lattaio e adesso un parrucchiere, perché il dolore degli altri è tanto spesso pure il nostro, anche se per motivi diversi.

    27/7/2014

    Vivere raccontandola

    Filed under: — Sir Squonk @ 10:50

    Scusa, mi scrive, pensavo di parlartene in ufficio ma sei stato via per dei giorni allora lo faccio così e mi racconta della città dove si trova, di quello che sta facendo, poi ne parliamo a voce ma intanto. Quando arrivo in fondo alla mail penso che a volte sembra una fesseria da nulla prendere un minuto per dire ho fatto questo e quell’altro, per scrivere sai che e metterci dentro il racconto di un altro minuto che hai vissuto mezza giornata prima o che vivrai una settimana dopo o di un pensiero che ti ha attraversato la testa mentre passavi un incrocio, sembra una fesseria da nulla ma non lo è, te ne accorgi dopo, quando qualcuno si prende quel minuto per te, sceglie di farlo e non aspetta per mesi o per sempre e allora ti pare che avere a che fare con la gente abbia un senso, anche quando parli di cose che un senso speciale non ce l’hanno.

    26/7/2014

    Giusto è ciò che giova al più forte

    Filed under: — Sir Squonk @ 10:35

    Io non so come andrà a finire tutta questa manfrina delle riforme. Non posso nemmeno dire che mi interessi più di tanto, che l’ingegneria istituzionale e costituzionale mi appassioni più di una replica doppiata di The Wire. Mi interessano di più il metodo, e le facce – soprattutto di quelli che con varii gradi comandano il partito che  ho votato, quelli che dicono che io gli ho dato il mandato di fare le cose che stanno facendo nel modo in cui lo stanno facendo (le cose che si scoprono, santocielo). Hanno le facce, tutti, che mi immagino avessero gli ambasciatori ateniesi quando misero piede nell’isola di Melo, si sedettero di fronte agli ambasciatori avversari e gli dissero, serrando tranquillamente la mascella, La nostra proposta è che si faccia quanto è realmente possibile sulla base dei veri intendimenti di entrambi: consapevoli gli uni e gli altri del fatto che la valutazione fondata sul diritto si pratica, nel ragionare umano, solo quando si è su di una base di parità, mentre, se vi è disparità di forze, i più forti esigono quanto è possibile; ed i più deboli approvano.
    Ah, com’è finita quella guerra – non quella battaglia: quella guerra -, ecco, dipende dai punti di vista.

    24/7/2014

    Sfasciacarrozze

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:46

    Poi, sarà lo spirito dei tempi, ma tutto questo entusiasmo, questo orgoglio per una rottamazione, ecco.

    20/7/2014

    Tu chiamami se vuoi Marco T.

    Filed under: — Sir Squonk @ 18:34

    E finalmente è arrivata, l’assoluzione. Finalmente mica per loro, ma per noi. Noi, i sinceri democratici, quelli che bisogna batterlo con la politica, quelli che il problema è un altro, quelli che il bene e il male e il buono e il cattivo mica si giudicano col diritto penale, quelli che ma guarda ma cosa vuoi che m’interessi; noi, quelli che fra vent’anni lo rimpiangeranno, con lo stesso tenero, nostalgico languore con il quale oggi sospirano al pensiero di Bettino Craxi.

    19/7/2014

    Quarantasette

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:38

    Guardo il computer di bordo, uno dei due contachilometri parziali. Quello che non azzero quasi mai si è fermato, il costrutture lo ha impostato per quattro cifre e così sta lì, a 9999. Velocità media 47, dice. Passo un po’ di tempo sull’autostrada a fare calcoli a mente, cinque mesi dall’ultimo reset, diecimila diviso quarantasette, sono più di duecento ore, sono più di otto giorni passati seduto qui sopra – Oh ciao come va, Bene e tu, Tutto bene grazie, e cosa fai di bello, Mah, guido.

    17/7/2014

    Lavorare stanca

    Filed under: — Sir Squonk @ 14:51

    Tutti a dire che il romanzo è morto, ma il fatto è che abbiamo bisogno che qualcuno ci romanzi la realtà perché altrimenti com’è che si tira avanti, non importa quanto sesquipedale sia la fesseria che hai ascoltato, basta che sia detta bene, basta che suoni bene, sufficientemente epica, sufficientemente sofferta, sufficientemente madonna-davvero-quanto-ha-ragione, così non stai a pensarci più di tanto quando leggi “vincere consuma psicologicamente” o qualcosa di simile perché in fondo tu che ne sai, sei mai stato a prenderti insulti e applausi da ottantamila persone in territorio franco, no, e allora, allora cosa ti costa crederci.

    7/7/2014

    Una questione di tempo, di tempi

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:31

    Io non è che ami più di tanto usare lo sport come metafora della vita, un po’ perché è troppo facile e un po’ perché è troppo difficile. E però a volte sembra quasi inevitabile. Della finale di Wimbledon di ieri ho visto poco, perché più passa il tempo e meno riesco a seguire le cose in diretta se c’è gente che mi interessa, per la quale faccio il tifo o provo simpatia, o rispetto, o affetto, o cose così. Ma in quel che vedevo c’era una cosa ben precisa, che non era gioventù contro vecchiaia, né arte contro forza. C’era l’essere in tempo, l’arrivare in tempo. Perché la vita spesso è quella roba lì, arrivare un momento dopo, cinque minuti prima, capire le cose troppo tardi, intuirle troppo presto (*). A volte sembra proprio una questione di tempo, di tempi, e nient’altro. E guardando l’immenso e amatissimo Roger Federer perdere di un nulla, di un respiro una finale che avrebbe meritato di vincere quanto il (quasi) altrettanto immenso Novak Djokovic che poi alla fine la coppa l’ha alzata per davvero mi è tornata in mente la frase fulminante di Shane Battier, un tipo dall’intelligenza persino superiore allo spaventoso talento datogli dai suoi genitori, uno che, con la lucidità di un filosofo greco o di una rock star, sa che “it’s better be timely than good“.

    (*) Alessandro Baricco, più o meno, in una delle Palladium Lectures.

    3/7/2014

    Greetings from Ljubljana 2014 – Prima della tempesta

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:41

    Sai quella cosa di prima della tempesta, la quiete, domani prevedono brutto anche se ci sarà il sole e allora ci vogliono quattro passi in riva al fiume, e lungo le vie acciottolate a guardare col naso all’insù questi strani ombrellini di carta che pendono insieme alle scarpe vecchie appese come ad Harlem, a bere una birra in mezzo ai ragazzi con gli zaini e alle donne dalle gambe lunghissime, ad ascoltare il trio blues che si mischia col quintetto gitano, a fissare il marmo splendente del municipio, a girare gli angoli di un posto che conosci quasi come casa tua, a fermarsi sul ponte, quello lì, quello da dove si vede la luce porpora. Te la ricordi Ljubljana, sì? Come se fosse venerdì sera, come se fosse estate.

    28/6/2014

    Dacci oggi il nostro pane quotidiano

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:29

    Non alza nemmeno gli occhi dal piatto mentre lo fa, non crede di dire niente di particolare, sta semplicemente commentando la qualità di una panetteria, ci sono andata l’altro giorno e il pane faceva davvero e lì si ferma, giusto per una frazione di secondo, io direi schifo, direi che quel pane faceva schifo e non mi sentirei in colpa, lei invece continua e dice faceva pietà, e scuote appena la testa mentre aggiunge perché non si dice di peggio del pane, e in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole messe tra parentesi c’è tutta una educazione, una dignità, una consapevolezza delle cose, una storia di generazioni e fatiche, c’è tutto quello che lei ha vissuto e io no, tutto quello che lei ha dentro e io non ho, tutto quello che lei è e io non sono se non in misura tenue e sfibrata anche se lei è mia mamma, in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole c’è dentro qualcosa che mi piacerebbe tanto avere ed essere a costo di essere fuori dal mio tempo e dal mio mondo, qualcosa che con me si è stinto e che quando lei non ci sarà più sarà scomparso del tutto.

    25/6/2014

    Il mercatino delle rose

    Filed under: — Sir Squonk @ 08:00

    E’ quasi l’una di notte quando, davanti all’ennesimo chiosco di fioristi aperto e illuminato che neanche al carnevale di Rio, gli dico che mi affascina questa cosa di Roma, quanti sono, e sempre aperti. Lui, accelerando, prova a smontarmi la poesia, guarda che non si spiega mi dice, l’unica ragione è che spaccino, come vuoi che si mantenga tutta ‘sta gente vendendo fiori. Anche se non mi vede faccio sì con la testa, e però è bello vederli, a Piazza Vittorio, a Colle Oppio, poco dopo Ponte Flaminio, here there and everywhere, ed è bello pensare che un insonne possa andare alle quattro del mattino e comprare una pianta, che uno approfitti di un whisky di più per non soppesare tutti i pro e soprattutto i contro e si fermi a scegliere un mazzo di fiori di cui non conosce il nome, allora questo è l’indirizzo, vai lì, non troppo presto, però non oltre questo orario perché altrimenti non la trovi, ce l’hai un bigliettino con una busta, questo è l’indirizzo, no non firmo, va bene così, è bello pensare che il mattino dopo da qualche parte qualcuno apra la porta di casa o si senta chiamare dalla collega della segreteria, questo è per lei, e non importa se si metterà a ridere o si scioglierà di struggimento o sbatterà quella dozzina di fiori direttamente nella pattumiera o cercherà di sfuggire allo sguardo ironico di una coinquilina o di un intero ufficio – è il pensiero quello che conta, dicono.

    24/6/2014

    But I like it (quattro amici al bar)

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:12

    Sarà che poi uno vuole vedere le cose che alle quali gli piacerebbe credere, non so. Ma so che l’altra sera al Circo Massimo sul palco non c’erano soltanto quattro (e in alcuni casi cinque) che non hanno mai smesso di suonare rock ma sono il rock, e quindi tutti gli altri – tranne pochissimi eletti – non possono essere che imitazioni, non c’erano soltanto quattro che ormai sono oltre le generazioni, le mode, sono Beethoven e Sinatra, sono Pelè e Di Stefano, sono Michelangelo e Rembrandt, non c’erano soltanto quattro (e in alcuni casi cinque) più vecchi di tutti quelli che li ascoltavano e al tempo stesso più giovani, non c’erano solo quelli, c’erano quattro che ormai non devono dimostrare più nulla, non devono guadagnare un solo dollaro in più, non devono avere una breaking news in più e allora possono fare quello che gli piace fare – e farlo con quelli con cui stai da sessant’anni, e lo sappiamo tutti che non si sta insieme così tanto solo per interesse, ci riesci solo se, in qualche modo indefinibile eppure evidente, ti vuoi bene. Ecco, sarà che poi uno vuole vedere le cose che alle quali gli piacerebbe credere, io l’altra sera vedevo quattro vecchi amici, di quelli bisbetici, paranoici come tutti quelli che vivono insieme da una vita, pieni di ricordi e tradimenti e litigi, e pieni dell’affetto che solo i maschi sanno avere gli uni per gli altri.

    17/6/2014

    Distillato

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:15

    Dura un istante, un nulla; ci sono cento, mille persone, bicchieri di birra, programmi per la sera, qualcuno per la notte, appuntamenti di lavoro, pettegolezzi, sudore, caviglie gonfie. Pare impossibile, ma per pochi secondi si crea un piccolissimo vuoto, due metri quadri liberi senza spiegazione. Si avvicinano, un sorriso, ciao come stai. Quell’avvicinamento dura un istante più di quanto ci si aspetterebbe anche se nessuno potrebbe notarlo nemmeno guardando con attenzione, chissà se si dicono qualcosa in quell’istante, forse sì, forse almeno uno dei due prova a distillare tutto il possibile in tre velocissime parole, in un pensiero, forse lo fa ma di sicuro non ci riesce perché in un secondo non puoi concentrare tutto, le mille piccole cose necessarie, quelle che stanno tra il suono della sveglia e il crollo sul cuscino, quelle che arrivano un mercoledì pomeriggio, quelle che sembrano senza importanza, quelle che fanno l’impalcatura di cui tutti hanno bisogno se non vogliono essere Emma Bovary. Dura un istante, un nulla: poi si salutano, ciao, ciao – madonna, quanta gente.

    12/6/2014

    O forse sono solo i troppi cocktail

    Filed under: — Sir Squonk @ 11:45

    Per ore è tutto un sorriso, tutta una stretta di mano, un abbraccio un bacio, un ciaocomestaiquantotempotuttobene, per ore è tutto un ma adesso dove lavori anche se è tutto scritto sui badge che si portano al collo come cani lasciati in libertà al parco. Per ore è tutto un passaggio da un bicchiere di champagne a un mojito, da un piatto di pasta fredda a un dolcetto ma piccolo per carità che sono a dieta. Ci vuole poco, poi: basta fare due passi indietro e guardare la scena dall’esterno, o passare attraverso i capannelli che coprono il prato come macchie di leopardo e ascoltare qui e là. Ci vuole poco per capire gli amici e gli ex amici, quelli che tutto bene per davvero e quelli che sì sì, come se non sapessi che non state facendo il budget ne riparliamo alla fine dell’anno, quelli che hai visto con chi sta parlando, quelli che cercano un nuovo lavoro, quelli che ma perché cazzo sono qui, ci vuole poco a vedere i cento ruscelletti della concorrenza, i dieci dell’odio e del rancore, i due dell’amicizia in queste serate che mettono insieme quelli che lavorano in un certo settore, ci vuole poco a sentirsi come l’abitante di uno di quei paesini dove ci si sposa tra cugini per generazioni e generazioni, dev’essere per quello che abbiamo queste facce un po’ così, o forse sono solo i troppi cocktail, chissà.

    5/6/2014

    Il Canal Grande, quello vero

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:34

    Sono fermo al semaforo, tenendo il mare alle spalle. Aspetto che il verde ci permetta di attraversare la strada; là sulla destra il Caffè Tommaseo, quello che stai seduto in mezzo alle arie d’opera, a sinistra uno dei cento palazzi delle Generali. E’ in quel momento che mi sembra di capire Trieste, è in quel preciso momento in cui l’inquadratura mette insieme il Canal Grande e la chiesa greca e la chiesa cattolica e la chiesa serba e la sinagoga e le barche e gli spritz e le colline, e mentre guardo ascolto due donne che come me aspettano di attraversare la strada, parlano in una lingua slava addolcita buttando dentro ogni quattro o cinque frasi una manciata di parole in triestino, triestino vero anche nell’accento, è in quel momento lì, che ha dentro qualche millennio di storia e un numero imprecisato di guerre e morti e liberazioni e bottiglie di vino e libri e nobili e psichiatri e fortune dissipate e popi e babe, è in quel momento che il Canal Grande diventa quello vero, quello che taglia il Borgo Teresiano, quello che stai lì, appoggiato alla ringhiera sul ponte, e non vorresti muoverti più.

    [Che poi tout se tient, e quando riparto penso che solo a Trieste puoi dormire in un posto come la casa della Titti e della Gio, che è Trieste ma è New York e Tokio e Madras, tutto insieme, con due storie che ci vogliono troppi spritz per raccontarle - il che è un buon motivo per tornare]