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8/2/2010
Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere – pare che il San Valentino 2010 sarà caratterizzato dall’incremento del costo dei peluche.
Kataweb
7/2/2010
Aveva passato gli ultimi dieci minuti a fissare quella piccola foto, osservando il volto dell’uomo famoso che con il passare del tempo gli pareva sempre più brutto e odioso, proprio quanto risultava affascinante e simpatico a lei e a mille altre. Si alzò e attraversò il suo minuscolo e arruffato appartamento da single fuori tempo massimo con quella domanda in testa, la domanda più vecchia e inevitabile – cos’ha lui che io non ho, cos’ha che ti attira; poi si fermò davanti allo specchio, e capì che non era il caso di farsi domande, e telefonò a un amico qualsiasi in cerca di compagnia per una bevuta.
6/2/2010
Tutto sommato, e premesso che si sguazza nel vasto mare della chiacchiera da barbiere del sabato mattina, a me che uno che reputo intelligente come Ivano Fossati infili una sequenza di sciocchezze come quella riportata da Luca un po’ mi intristisce (la capacità e sensibilità artistica come giustificativi dell’incapacità di non dare inutilmente aria ai denti, la sopravvalutazione di un cantante eletto al ruolo di maestro – buono per alcuni e cattivo per altri -, la bizzarra idea che un festival canoro possa essere luogo pedagogico, cose così). D’altra parte, si sa che nessuno è perfetto.
Wittgenstein
Lapiccolacuoca, su FF: “mi dovrei rimettere sotto e scrivere sul blog dippiu’. mi sento come avessi abbandonato un’amata pianta per un viaggio, breve eh. e me la ritrovo rinsecchita con un solo germoglio. son cose che proprio non faccio. far morire le piante intendo.“
5/2/2010
Qui nell’open space ascoltano una di quelle radio a tre lettere e niente, ormai son mesi che ci penso, e sono sicuro di non fare facile demagogia dicendo che se lo schema è “prendi dieci canzoni e falle ascoltare cento volte al giorno” allora il dj lo so fare anch’io (sarebbe bello, finalmente potrei spiegare a mia figlia che lavoro faccio).
Se non ci fossimo noi milanesi, Milano sarebbe – ancora – una città magnifica.
[Cose delle quali ti rendi conto quando un'amica che si è trasferita da poco sotto la Madunina ti chiede consiglio su come sfruttare una domenica di riposo, e tu quel consiglio glielo dai e per un momento ti trovi a invidiarla]
[Bukovskitsch reprise]
Ci sono quelle situazioni nelle quali tutti riescono a fare cattiva figura, come se una invisibile slavina li trascinasse nel fondovalle delle loro pochezze; ecco, io il “Porta a porta” di ieri sera – quello di Vespa e Morgan e Meloni e Turco e Mori e non so chi altro – l’ho visto per il tempo di un time-out di Nuggets-Suns, ma ho idea che fosse proprio una di quelle situazioni lì.
4/2/2010
E’ storia vecchia, dibattuta fino alla nausea (che poi è un po’ quella che viene ad ascoltare un buon numero di sue frasi), ma la profonda e indistruttibile italianità del PresDelCons – quella peggiore, quella di bassissima lega – non viene mai smentita: io non c’ero, se c’ero dormivo, se per caso ero sveglio guardavo da un’altra parte e così non ho visto un muro alto tanti metri e lungo molti chilometri mentre la macchina che mi scarrozzava lo costeggiava per tutto il tempo necessario a farmi dare quella sbirciatina che invece, giurin giuretta parola di boy scout, non ho proprio dato.
Affaritaliani
Uscire quando si sa di non incontrare né i vicini sul pianerottolo né altri condomini in ascensore. Scegliere il percorso più indolore nel passaggio tra due fermate della metropolitana. Memorizzare i giorni di passaggio dei mezzi della nettezza urbana e cambiare strada di conseguenza. Dribblare l’entrata della scuola elementare. Regolare la velocità sul vialone per minimizzare i tempi di attesa ai semafori. Rallentare il passo per non dover dividere l’ascensore con quelli dei mutui del secondo piano. Arrivare in ufficio mezz’ora prima del primo collega.
3/2/2010
Negli ultimi tre giorni ho dormito quanto mi capita di fare, normalmente, in dieci. E niente, come ogni volta che mi capita un periodo così – un accumulo di stanchezza e condizioni fisiche diciamo un filo precarie – ho la sensazione che spesso ci facciamo fregare da questa stupida idea fintamente romantica e ancor più fintamente maledetta che sia tanto bello fare i Bukowski de noantri – i dritti notturni, l’alcool, le mattine con la bocca impastata e le occhiaie viola, il restare in piedi perché se dormi sei morto e la vita invece è là fuori, nei locali, su Sky o – diosanto – sui socialcosi. Il fatto è che bisogna avere la stoffa per essere come il vecchio Charlie, e quella stoffa è merce rara: il resto è kitsch.
2/2/2010
Non vi dico “fatelo anche voi”, non sono nessuno, non ho alcun titolo per farlo. Ieri sera ho compilato i moduli per diventare socio A.I.D.O. – ed è strano, perché ho perso da poco una persona carissima per un trapianto andato male, ma per me era una cosa giusta da fare e un debito da saldare. E niente, tutto qui, magari va anche a voi di farlo, non importa per quale motivo.
A.I.D.O.
1/2/2010
C’è questa cosa che succede quando a Milano il Comune decide di bloccare il traffico. Succede che, soprattutto in periferia, dove le vie sono più lunghe e larghe, la gente si guarda intorno circospetta e cammina sui marciapiedi e pare che non si fidi tanto di prendere davvero possesso delle strade come se non riuscisse a credere che davvero per una manciata di ore non ci saranno automobili e scooter in giro, che davvero per una manciata di ore non ci sarà rumore, che davvero per una manciata di ore ci si potrebbe mettere a giocare a pallone nel bel mezzo di un incrocio, quasi che questo fosse un cortile chiuso e protetto. Facciamo quasi tenerezza, e quando ci sciogliamo fino in fondo è ormai sera, e si riaccendono i motori.
28/1/2010
Un paese di santi, poeti, navigatori e editorialisti (o del fatto che va bene il dibbbattito sul film di Verdone, ma un’articolessa di Adriano Celentano sullo stato della giustizia italiana ospitato sull’home page di Corriere.it, santodio).
Corriere.it
Si svegliò tardi, come ormai faceva da tempo. Alzandosi diede una veloce occhiata al letto: aveva dormito da solo, si sarebbe detto – ma non ricordava nulla della sera prima. Entrò nel salone, alzò le tapparelle, vide che era una giornata di sole e cielo azzurro. Guardando i riflessi nelle finestre del palazzo di fronte avvertì quel senso di catastrofe incombente che riaffiorava implacabile, ogni giorno un po’ più forte, come se la rottura del ghiaccio sul quale camminava fosse ogni giorno un po’ più vicina. Guardò il telefono, vide un messaggio, lo lesse, lo cancellò. Si preparò il caffè.
27/1/2010
Io Bersani lo rieleggerei pure, vista la concorrenza. Intanto mi siedo in riva al fiume, e aspetto che faccia qualcosa.
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