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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    20/7/2014

    Tu chiamami se vuoi Marco T.

    Filed under: — Sir Squonk @ 18:34

    E finalmente è arrivata, l’assoluzione. Finalmente mica per loro, ma per noi. Noi, i sinceri democratici, quelli che bisogna batterlo con la politica, quelli che il problema è un altro, quelli che il bene e il male e il buono e il cattivo mica si giudicano col diritto penale, quelli che ma guarda ma cosa vuoi che m’interessi; noi, quelli che fra vent’anni lo rimpiangeranno, con lo stesso tenero, nostalgico languore con il quale oggi sospirano al pensiero di Bettino Craxi.

    19/7/2014

    Quarantasette

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:38

    Guardo il computer di bordo, uno dei due contachilometri parziali. Quello che non azzero quasi mai si è fermato, il costrutture lo ha impostato per quattro cifre e così sta lì, a 9999. Velocità media 47, dice. Passo un po’ di tempo sull’autostrada a fare calcoli a mente, cinque mesi dall’ultimo reset, diecimila diviso quarantasette, sono più di duecento ore, sono più di otto giorni passati seduto qui sopra – Oh ciao come va, Bene e tu, Tutto bene grazie, e cosa fai di bello, Mah, guido.

    17/7/2014

    Lavorare stanca

    Filed under: — Sir Squonk @ 14:51

    Tutti a dire che il romanzo è morto, ma il fatto è che abbiamo bisogno che qualcuno ci romanzi la realtà perché altrimenti com’è che si tira avanti, non importa quanto sesquipedale sia la fesseria che hai ascoltato, basta che sia detta bene, basta che suoni bene, sufficientemente epica, sufficientemente sofferta, sufficientemente madonna-davvero-quanto-ha-ragione, così non stai a pensarci più di tanto quando leggi “vincere consuma psicologicamente” o qualcosa di simile perché in fondo tu che ne sai, sei mai stato a prenderti insulti e applausi da ottantamila persone in territorio franco, no, e allora, allora cosa ti costa crederci.

    7/7/2014

    Una questione di tempo, di tempi

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:31

    Io non è che ami più di tanto usare lo sport come metafora della vita, un po’ perché è troppo facile e un po’ perché è troppo difficile. E però a volte sembra quasi inevitabile. Della finale di Wimbledon di ieri ho visto poco, perché più passa il tempo e meno riesco a seguire le cose in diretta se c’è gente che mi interessa, per la quale faccio il tifo o provo simpatia, o rispetto, o affetto, o cose così. Ma in quel che vedevo c’era una cosa ben precisa, che non era gioventù contro vecchiaia, né arte contro forza. C’era l’essere in tempo, l’arrivare in tempo. Perché la vita spesso è quella roba lì, arrivare un momento dopo, cinque minuti prima, capire le cose troppo tardi, intuirle troppo presto (*). A volte sembra proprio una questione di tempo, di tempi, e nient’altro. E guardando l’immenso e amatissimo Roger Federer perdere di un nulla, di un respiro una finale che avrebbe meritato di vincere quanto il (quasi) altrettanto immenso Novak Djokovic che poi alla fine la coppa l’ha alzata per davvero mi è tornata in mente la frase fulminante di Shane Battier, un tipo dall’intelligenza persino superiore allo spaventoso talento datogli dai suoi genitori, uno che, con la lucidità di un filosofo greco o di una rock star, sa che “it’s better be timely than good“.

    (*) Alessandro Baricco, più o meno, in una delle Palladium Lectures.

    3/7/2014

    Greetings from Ljubljana 2014 – Prima della tempesta

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:41

    Sai quella cosa di prima della tempesta, la quiete, domani prevedono brutto anche se ci sarà il sole e allora ci vogliono quattro passi in riva al fiume, e lungo le vie acciottolate a guardare col naso all’insù questi strani ombrellini di carta che pendono insieme alle scarpe vecchie appese come ad Harlem, a bere una birra in mezzo ai ragazzi con gli zaini e alle donne dalle gambe lunghissime, ad ascoltare il trio blues che si mischia col quintetto gitano, a fissare il marmo splendente del municipio, a girare gli angoli di un posto che conosci quasi come casa tua, a fermarsi sul ponte, quello lì, quello da dove si vede la luce porpora. Te la ricordi Ljubljana, sì? Come se fosse venerdì sera, come se fosse estate.

    28/6/2014

    Dacci oggi il nostro pane quotidiano

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:29

    Non alza nemmeno gli occhi dal piatto mentre lo fa, non crede di dire niente di particolare, sta semplicemente commentando la qualità di una panetteria, ci sono andata l’altro giorno e il pane faceva davvero e lì si ferma, giusto per una frazione di secondo, io direi schifo, direi che quel pane faceva schifo e non mi sentirei in colpa, lei invece continua e dice faceva pietà, e scuote appena la testa mentre aggiunge perché non si dice di peggio del pane, e in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole messe tra parentesi c’è tutta una educazione, una dignità, una consapevolezza delle cose, una storia di generazioni e fatiche, c’è tutto quello che lei ha vissuto e io no, tutto quello che lei ha dentro e io non ho, tutto quello che lei è e io non sono se non in misura tenue e sfibrata anche se lei è mia mamma, in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole c’è dentro qualcosa che mi piacerebbe tanto avere ed essere a costo di essere fuori dal mio tempo e dal mio mondo, qualcosa che con me si è stinto e che quando lei non ci sarà più sarà scomparso del tutto.

    25/6/2014

    Il mercatino delle rose

    Filed under: — Sir Squonk @ 08:00

    E’ quasi l’una di notte quando, davanti all’ennesimo chiosco di fioristi aperto e illuminato che neanche al carnevale di Rio, gli dico che mi affascina questa cosa di Roma, quanti sono, e sempre aperti. Lui, accelerando, prova a smontarmi la poesia, guarda che non si spiega mi dice, l’unica ragione è che spaccino, come vuoi che si mantenga tutta ‘sta gente vendendo fiori. Anche se non mi vede faccio sì con la testa, e però è bello vederli, a Piazza Vittorio, a Colle Oppio, poco dopo Ponte Flaminio, here there and everywhere, ed è bello pensare che un insonne possa andare alle quattro del mattino e comprare una pianta, che uno approfitti di un whisky di più per non soppesare tutti i pro e soprattutto i contro e si fermi a scegliere un mazzo di fiori di cui non conosce il nome, allora questo è l’indirizzo, vai lì, non troppo presto, però non oltre questo orario perché altrimenti non la trovi, ce l’hai un bigliettino con una busta, questo è l’indirizzo, no non firmo, va bene così, è bello pensare che il mattino dopo da qualche parte qualcuno apra la porta di casa o si senta chiamare dalla collega della segreteria, questo è per lei, e non importa se si metterà a ridere o si scioglierà di struggimento o sbatterà quella dozzina di fiori direttamente nella pattumiera o cercherà di sfuggire allo sguardo ironico di una coinquilina o di un intero ufficio – è il pensiero quello che conta, dicono.

    24/6/2014

    But I like it (quattro amici al bar)

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:12

    Sarà che poi uno vuole vedere le cose che alle quali gli piacerebbe credere, non so. Ma so che l’altra sera al Circo Massimo sul palco non c’erano soltanto quattro (e in alcuni casi cinque) che non hanno mai smesso di suonare rock ma sono il rock, e quindi tutti gli altri – tranne pochissimi eletti – non possono essere che imitazioni, non c’erano soltanto quattro che ormai sono oltre le generazioni, le mode, sono Beethoven e Sinatra, sono Pelè e Di Stefano, sono Michelangelo e Rembrandt, non c’erano soltanto quattro (e in alcuni casi cinque) più vecchi di tutti quelli che li ascoltavano e al tempo stesso più giovani, non c’erano solo quelli, c’erano quattro che ormai non devono dimostrare più nulla, non devono guadagnare un solo dollaro in più, non devono avere una breaking news in più e allora possono fare quello che gli piace fare – e farlo con quelli con cui stai da sessant’anni, e lo sappiamo tutti che non si sta insieme così tanto solo per interesse, ci riesci solo se, in qualche modo indefinibile eppure evidente, ti vuoi bene. Ecco, sarà che poi uno vuole vedere le cose che alle quali gli piacerebbe credere, io l’altra sera vedevo quattro vecchi amici, di quelli bisbetici, paranoici come tutti quelli che vivono insieme da una vita, pieni di ricordi e tradimenti e litigi, e pieni dell’affetto che solo i maschi sanno avere gli uni per gli altri.

    17/6/2014

    Distillato

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:15

    Dura un istante, un nulla; ci sono cento, mille persone, bicchieri di birra, programmi per la sera, qualcuno per la notte, appuntamenti di lavoro, pettegolezzi, sudore, caviglie gonfie. Pare impossibile, ma per pochi secondi si crea un piccolissimo vuoto, due metri quadri liberi senza spiegazione. Si avvicinano, un sorriso, ciao come stai. Quell’avvicinamento dura un istante più di quanto ci si aspetterebbe anche se nessuno potrebbe notarlo nemmeno guardando con attenzione, chissà se si dicono qualcosa in quell’istante, forse sì, forse almeno uno dei due prova a distillare tutto il possibile in tre velocissime parole, in un pensiero, forse lo fa ma di sicuro non ci riesce perché in un secondo non puoi concentrare tutto, le mille piccole cose necessarie, quelle che stanno tra il suono della sveglia e il crollo sul cuscino, quelle che arrivano un mercoledì pomeriggio, quelle che sembrano senza importanza, quelle che fanno l’impalcatura di cui tutti hanno bisogno se non vogliono essere Emma Bovary. Dura un istante, un nulla: poi si salutano, ciao, ciao – madonna, quanta gente.

    12/6/2014

    O forse sono solo i troppi cocktail

    Filed under: — Sir Squonk @ 11:45

    Per ore è tutto un sorriso, tutta una stretta di mano, un abbraccio un bacio, un ciaocomestaiquantotempotuttobene, per ore è tutto un ma adesso dove lavori anche se è tutto scritto sui badge che si portano al collo come cani lasciati in libertà al parco. Per ore è tutto un passaggio da un bicchiere di champagne a un mojito, da un piatto di pasta fredda a un dolcetto ma piccolo per carità che sono a dieta. Ci vuole poco, poi: basta fare due passi indietro e guardare la scena dall’esterno, o passare attraverso i capannelli che coprono il prato come macchie di leopardo e ascoltare qui e là. Ci vuole poco per capire gli amici e gli ex amici, quelli che tutto bene per davvero e quelli che sì sì, come se non sapessi che non state facendo il budget ne riparliamo alla fine dell’anno, quelli che hai visto con chi sta parlando, quelli che cercano un nuovo lavoro, quelli che ma perché cazzo sono qui, ci vuole poco a vedere i cento ruscelletti della concorrenza, i dieci dell’odio e del rancore, i due dell’amicizia in queste serate che mettono insieme quelli che lavorano in un certo settore, ci vuole poco a sentirsi come l’abitante di uno di quei paesini dove ci si sposa tra cugini per generazioni e generazioni, dev’essere per quello che abbiamo queste facce un po’ così, o forse sono solo i troppi cocktail, chissà.

    5/6/2014

    Il Canal Grande, quello vero

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:34

    Sono fermo al semaforo, tenendo il mare alle spalle. Aspetto che il verde ci permetta di attraversare la strada; là sulla destra il Caffè Tommaseo, quello che stai seduto in mezzo alle arie d’opera, a sinistra uno dei cento palazzi delle Generali. E’ in quel momento che mi sembra di capire Trieste, è in quel preciso momento in cui l’inquadratura mette insieme il Canal Grande e la chiesa greca e la chiesa cattolica e la chiesa serba e la sinagoga e le barche e gli spritz e le colline, e mentre guardo ascolto due donne che come me aspettano di attraversare la strada, parlano in una lingua slava addolcita buttando dentro ogni quattro o cinque frasi una manciata di parole in triestino, triestino vero anche nell’accento, è in quel momento lì, che ha dentro qualche millennio di storia e un numero imprecisato di guerre e morti e liberazioni e bottiglie di vino e libri e nobili e psichiatri e fortune dissipate e popi e babe, è in quel momento che il Canal Grande diventa quello vero, quello che taglia il Borgo Teresiano, quello che stai lì, appoggiato alla ringhiera sul ponte, e non vorresti muoverti più.

    [Che poi tout se tient, e quando riparto penso che solo a Trieste puoi dormire in un posto come la casa della Titti e della Gio, che è Trieste ma è New York e Tokio e Madras, tutto insieme, con due storie che ci vogliono troppi spritz per raccontarle - il che è un buon motivo per tornare]

    2/6/2014

    Con un braccio da airone

    Filed under: — Sir Squonk @ 09:28

    C’è questa scena, uno dei due uomini ha appena rimesso i piedi a terra dopo aver infilato il pallone nel canestro. Un tiro da tre punti, uno dei mille che ha tirato nella sua carriera. Sono gli ultimi secondi della partita, una partita tirata, che la squadra dei due uomini gioca contro una squadra più giovane, fatta di grandi talenti e muscoli più forti e freschi. Eppure sono lì, punto a punto. Si avvicina il secondo uomo, che è più alto del primo di una ventina di centimetri e ha due braccia da airone e due mani da geisha, si avvicina al primo e gli avvolge un braccio intorno al collo come fanno i ragazzini quando vogliono molestare un compagno di classe, gli avvolge il braccio intorno al collo e lo tira a sé, gli appoggia la guancia sulla testa e stringe al petto il volto dell’uomo che ha appena segnato l’ennesimo canestro da tre punti. C’è questa scena, è il fermo immagine di una vita passata insieme, centinaia e centinaia di partite, migliaia di ore di allenamenti, milioni di chilometri di viaggio, distorsioni, coppe, passaggi fatti senza guardarsi, cadute, salti, palleggi, sconfitte, tutto insieme, rinunciando sempre a un pezzo di sé a favore dell’altro perché è solo così che tieni in piedi una squadra. Nel momento in cui ho visto quell’immagine mi sono venuti in mente un paio di colleghi, quelli che viaggi e budget e riunioni e facciamoci venire un’idea e riproviamoci ancora, quelli che in fondo non sai se chiamare amici ma sono una parte di te, sui quali hai sempre potuto contare, per i quali hai fatto sacrifici senza considerarli tali, e ho pensato che ognuno dovrebbe avere in regalo un collega così, un compagno così, uno da abbracciare e ringraziare senza provare una sola stilla di invidia, ognuno dovrebbe almeno una volta nella vita essere Tim Duncan per allungare un braccio da airone e stringere al petto Manu Ginobili.

    29/5/2014

    La consunzione delle cose

    Filed under: — Sir Squonk @ 07:50

    La ruspa si muove lungo la spiaggia, spostando e spianando sabbia. La stagione turistica, quella vera, non è ancora iniziata e la città si prepara. Si dipingono pareti, si potano siepi, si lucidano ottoni, si cambiano tappeti. Eccoli i segni dell’invincibile forza della consunzione delle cose – un angolo di muro sbrecciato, una cassetta della posta che chiude male, un frigorifero che non si accende più, tutto nascosto in bella vista sotto gli occhi, mentre passeggi sul lungo mare vedi solo le bandiere che sventolano e i riflessi sull’acqua, poi quando ti fermi a bere un caffè e stai lì con la tazzina in mano e c’è un secondo di sospensione eccoli che li vedi quei segni, li vedi tutti, li vedi nitidi come se non ci fosse altro da poter guardare. E’ in quel momento che ti rendi conto che è quella la vera fatica, non è tanto il costruire le cose ma mantenerle, l’incessante, infinito e sfinente lavorìo della manutenzione che ripara alcuni danni e tenta di evitarne altri, è in quel momento che vedi l’operaio accovacciato davanti a una tubatura con una lattina di antiruggine in mano, lo vedi perplesso mormorare eppure è sempre andato bene, bastava una passata e per un anno eravamo a posto e adesso invece guarda qui che roba, e sembra lo zio del ragazzo che sta passando sul marciapiede opposto, quello che sta rimettendo il telefono in tasca con un’aria assente e pensa una volta mi rispondevi, mi rispondevi sempre, guarda come cambiano le cose, come si consumano.

    28/5/2014

    Adesso vai

    Filed under: — Sir Squonk @ 09:37

    Cosa prendi, Un caffè, E così, E così, Parti, Sì, tra un paio d’ore, Come ti senti, Bene, Sai che sono nove mesi, Lo so, nemmeno a farlo apposta, Ma davvero, Sono contento che stai bene, Anch’io, ma diciamo meglio, non bene, Come vuoi, Preferisco così, D’accordo, Senti, grazie di tutto, Ma no, ma cosa, grazie a te, (…), (…), Allora vado, ci sentiamo, Sì, fammi sapere, mi farebbe piacere, Contaci, Se hai bisogno sai che sono qui, Lo so, Prenditi una bottiglietta d’acqua per il viaggio, Sì, Allora buon viaggio, Grazie, Dai, adesso vai.

    26/5/2014

    “Comunque tutta st’emozione per essere diventati democristiani”

    Filed under: — Sir Squonk @ 11:30

    Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

    Philip Roth, commentando le elezioni di ieri.

    [Il titolo è la (cit.) di un'amica mia, che poi insomma dalle torto. Ma oggi va benissimo non averci capito un cazzo, e sentire tutti i gne gne - motivatissimi. Va bene così]