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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    23/10/2014

    ll mare d’autunno

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:18

    Il mare d’autunno ha qualcosa di sbagliato, per noi di città. Perché d’inverno lo sai che fa freddo, che tira l’aria umida, che le strade sono vuote. E d’estate, beh, è estate, lo sai com’è, se ci vai ci vai per quello, sole cuore amore. D’autunno ci capiti per caso, sei lì per altri motivi proprio come quel gruppo di turisti tedeschi che scendono dal pullman dopo aver girato per musei, sei vestito troppo leggero o troppo pesante, dall’acqua sale un odore che non sai definire, prima di entrare nel ristorante guardi verso il largo e c’è un istante preciso nel quale hai la stessa sensazione che provi di fronte a qualcuno al quale non sai più né cosa dire né come dirlo, poi guardi che ore sono e allora ciao, devo andare, ho un appuntamento.

    20/10/2014

    Vedere com’è essere qui

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:13

    Quanto manca? Non lo so, penso un paio d’ore, forse qualcosa di più, Comincia a far caldo, Sì, Certo che c’è un sacco di gente, Sì, tanta, Ma senti, Dimmi, Ma noi perché siamo qui, Sai che non lo so, Eddai, Sul serio, Allora lascia perdere il noi, tu perché sei qui, Per vedere, Vedere cosa, Vedere com’è essere qui, com’è la gente, com’è stare in mezzo a un sacco di gente con la quale hai pochissimo in comune, com’è farne parte, Dare un esempio, dici, Ma figurati, E allora, E allora non lo so, mi guardo intorno, Ti senti meglio, Meglio rispetto a cosa, a quando, A ieri, ad esempio, Non so, ti pare un confronto che ha senso, Sono io quello che fa le domande, Non penso di avere una risposta, Ma credi che tutto questo serva, Probabilmente no, E allora perché, Perché a volte ci provi e basta, male non farà, Capito, Magari mi sbaglio, Non lo so, Eh, Quanto hai detto che manca?

    17/10/2014

    Altro da aggiungere non vi è

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:57

    Io, sinceramente, l’unica speranza che ho è che su queste bozze intervenga un editor, ma uno bravo. Perché altrimenti vale quanto ha scritto ieri Mario Seminerio (l’analisi dei punti principali leggetela da lui, che sa quello che scrive e come lo si scrive), e bon, arrivederci.

    Quindi, riassumendo: questa gente vuole tutto ed il contrario di tutto. Vuole che i sudditi consumino, per edonismo o per fame, e di conseguenza sblocca il Tfr (e la previdenza complementare), ma tassa tutto ad aliquota marginale, depotenziando in modo definitivo l’impatto della misura. Poi, questa gente vuole tassare a sangue i risparmiatori, appena respirano, dopo aver attuato una operazione “culturale” di pura depravazione, che arriva a definire “rendita” il risparmio previdenziale (e qui vergognati, Renzi, per quella slide. Ma tanto, se ne sei capace). A questo fine si raddoppia la tassazione sul risultato di gestione annuale dei fondi pensione, azzoppando il montante futuro. Epperò questa gente vuole anche stimolare gli agonizzanti investimenti, ignorando che il risparmio di oggi determina investimenti domani. Se ammazziamo il risparmio oggi, niente investimento domani. E invece no, non ci arrivano. Quando un paese riesce a produrre simili aberrazioni, è giusto che vada incontro al proprio destino. Altro da aggiungere non vi è.

    16/10/2014

    E’ possibile

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:42

    Giuro che ero animato dalle migliori intenzioni, stavo proprio per mettermi ad approfondire la legge di stabilità, avevo da poco sentito il PresDelCons definirla rivoluzionaria per la quantità di tasse tagliate (passando oltre con nonchalance sul fatto che i finanziamenti in deficit si chiamano così perché poi quei soldi ti servono e li vai a chiedere in prestito e ci paghi sopra gli interessi e ci siamo capiti), quando ho letto che il ministro dell’economia, della finanza e di tutto ciò che sta sotto il cielo stellato e non è comandato dal PresDelCons (cioè nulla) ha detto che sì, certo, è possibile che gli enti locali aumentino le tasse per recuperare i soldi che non gli verranno dati dallo Stato ma saranno comunque i cittadini a giudicare quei cattivoni, allora sono andato sulle slides del governo a vedere se nel footer, là dove spesso si mette il titolo della presentazione, ci fosse scritto l’audace colpo dei soliti ignoti e con mio grande stupore non l’ho trovato ma a quel punto le migliori intenzioni erano scomparse, vediamo se tornano, intanto voi fatemi sapere.

    14/10/2014

    Daysleeper

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:57

    Chissà se sta contando le fermate, questa è la seconda allora è Palestro, o se a un certo punto aprirà gli occhi e si renderà conto di aver passato da un pezzo la sua, ma come Buonarroti, ma cosa ci faccio qui. Intanto gli occhi li tiene chiusi e forse sogna, o forse sta sognando ad occhi aperti anche se ha le palpebre chiuse, chissà cosa gli passa per la mente, cosa sta ricordando, dove vorrebbe essere, di sicuro non sta ascoltando le due mamme che gli siedono vicine in questo sabato piovoso, ma quand’è il prossimo open day, il quindici, ma è la data dello scientifico, lo so ma mio figlio mica ha deciso cosa vuole fare da grande. Sorride, incurante delle chiacchiere, del rumore della metropolitana, ha una barba da zio russo e la faccia di un bambino di settant’anni. Sorride e cambia espressione, come se dietro quelle palpebre stessero passando tante immagini diverse, sorride chiuso in una bolla trasparente che lo protegge da una città che sta tornando a casa per il pranzo o che sta arrancando assonnata verso un brunch prima di fare la spesa per la settimana in arrivo. Scendono prima le mamme dei figli indecisi, poi scendo io, e lui resta lì, la mano appoggiata sulla coscia, l’espressione beata, chissà se arriverà fino al capolinea.

    10/10/2014

    Abbi Fedez

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:03

    Che poi io son qui che aspetto gli sviluppi, Alfano che mette sotto contratto Violetta chiedendole di fare twerking estremo, SEL che spariglia e rottama i rottamatori grazie all’endorsement di Austin & Allie, Berlusconi che si incazza con Verdini perché di più giovani sono rimasti solo i Teletubbies ma non sanno fare le rime.

    5/10/2014

    Have a little faith in you

    Filed under: — Sir Squonk @ 11:35

    Qualche giorno fa ho letto una frase che poi sono stato lì a rileggerla tre o quattro volte e poi ancora, perché è una di quelle che se uno se la dovesse sentir dire dovrebbe avere le parole giuste per rispondere, per ringraziare, per non restare lì come uno scemo, diceva “ti auguro tutto quel che vuoi, ché dei tuoi desideri mi fido” e niente, pensavo che devi avere una bella anima per dire una cosa così, perché la cosa facile è fare Pacey (o era Joey, e chi si ricorda, son passati troppi anni) e dire have a little faith in me, dammi un po’ di fiducia, tu, a me, è invece è così più difficile dire mi fido, mi fido di quello che hai in testa e non dici a nessuno, di quello che non so e niente, a me consola che ci sia gente così in giro, gente capace di fidarsi, gente di cui fidarsi.

    30/9/2014

    Nel preciso istante

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:10

    C’è questo libro, molto bello, che mi è capitato di leggere qualche mese fa. Racconta di un periodo, quello del passaggio della Spagna dalla dittatura franchista alla democrazia, e nel farlo parte da, e poi torna a, un momento preciso, quello nel quale i militari impegnati in un tentativo di colpo di stato e guidati da un colonnello con la faccia da caratterista di telefilm di serie B entrano nell’aula delle Cortes e sparano, e tre soli uomini restano in piedi a sfidare quelle pallottole. Il libro si intitola “Anatomia di un istante”, e tra i molti motivi per cui vale la pena leggerlo c’è il titolo, e quel che il titolo si porta dentro. Perché il fatto è questo, ed è una cosa alla quale penso spesso, il fatto è che non è una storia di sliding doors, di poteva andare così e invece è caduto un vaso dal balcone spinto da un colpo di vento e allora è andata in un altro modo, il fatto è che tante volte le cose sembrano concentrarsi tutte in un istante preciso, una specie di distillato densissimo, una goccia microscopica e inscindibile che racchiude tutto, dentro la quale tutto ha senso. Mi affascina questa cosa, mi affascina vederla da fuori – perché i propri istanti nessuno è capace di riconoscerli davvero – come se stessi a fissare le foto di un buco nero, e mi affascina pensare che in fondo i giorni spesso sono esattamente questa cosa, il transito quasi sempre incosciente da un istante a quello successivo, e mai che ci sia una volta che questo non ti arriva alle spalle sfilandoti il portafogli e tu te ne accorgi solo molte ore dopo e ti guardi in giro e riesci solo a dire “occazzo, è stato in quel momento lì, adesso ho capito”.

    23/9/2014

    In serie

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:02

    Io ho un problema con la serialità, nel senso che per noia, incostanza, sbadatezza e hoaltrodafarismo ho visto due sole serie intere in tutta la mia vita (The West Wing e Studio 60), ed entrambe sottoponendomi a insensate full immersion a parecchi anni di distanza dalla loro conclusione. Non so com’è finito Friends, ho mollato E.R. dopo sette-otto stagioni a spizzichi e bocconi, sono arrivato in fondo a quel capolavoro dei Soprano con la certezza di aver lasciato per strada una dozzina di puntate, ho guardato la prima stagione di Homeland e mi sono fermato a venti minuti dalla fine dell’ultima puntata perché sono andato a bere qualcosa e non sono più tornato, sto cercando di ricordarmi a che punto della prima stagione di House of Cards mi sono fermato qualora mi girasse di riprenderla, mi pare di aver intuito che la squadra di CSI Vegas non la dirige più Gil Grissom: vanto un discreto curriculum di tempo perso, insomma. Quindi, se qualcuno fosse così gentile da farmi un bigino di quel che è successo e sta succedendo nel PD, ecco, perché ho mollato da un pezzo anche lì e l’ultima volta che ho cercato di riportarmi in pari i personaggi erano più o meno gli stessi ma mi si erano tutti mischiati di schieramento e sono andato in confusione.

    19/9/2014

    Così, per dire

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:20

    Io lavoro da ormai un sacco di tempo, ho girato mezza dozzina abbondante di aziende, sono entrato in contatto con qualche centinaio di altre, ho decine di amici nelle mie stesse (fortunate, per il momento) condizioni e non ho mai – ripeto: mai – sentito qualcuno che fosse stato toccato dall’articolo 18. Così, per dire.

    12/9/2014

    La pelle dell’orso

    Filed under: — Sir Squonk @ 08:14

    Io ogni tanto penso che altro che settimana corta, altro che trentacinque e trentadue ore, forse – dico forse, si sa che siam maestri nell’arte di arrangiarci – una settimana lavorativa da ottanta, ottantacinque ore spalmata preferibilmente su sette giorni impedirebbe a un buon numero di persone di avere il tempo sufficiente per rendersi ridicole nello scrivere e sottoscrivere indignati appelli e richieste di dimissioni di qualunque carica istituzionale conosciuta causa orso morto nell’espletamento delle sue funzioni.

    4/9/2014

    Che bello

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:54

    Non l’ho vista salire, forse avevo già gli occhi sul Kindle, o forse guardavo fuori, la linea dell’ala e i bagagli che venivano caricati. Non so che faccia ha, me la immagino sugli otto, nove anni, ancora un pochino paffuta, castana, gli occhi chiari. E’ seduta proprio dietro di me, i genitori e il fratello maggiore le hanno regalato il posto vicino al finestrino, ed è il suo primo volo. E’ nervosa ed eccitata ma senza isterismi, chiede perché si muovono i flap, chiede cosa succederà adesso, nel momento in cui l’aereo curva io e lei e tutti quelli che stanno nella nostra posizione possiamo vedere la pista stendersi dritta con la striscia bianca di mezzeria che segna la direzione e in quel momento posso avvertire il suo respiro che si sospende per un attimo lunghissimo che durerà fino allo stacco, al puntare verso l’alto. E’ fantastico quanto possa stare dentro una voce, quando realizza per la prima volta nella sua vita, in un istante indimenticabile nel quale si concentra tutto il più puro stupore di una bambina, com’è il mondo visto dall’alto dice solo che bello e pare che quelle siano le sole parole giuste, le sole che abbiano un senso. Per la prima mezz’ora del volo, del suo primo volo, smetto di leggere e non faccio altro che guardare fuori, e farlo con i suoi occhi ascoltando le sue parole, che non sono molte, ripeterà altre cento volte che bello, lo dirà entrando nelle nuvole, e poco dopo uscendone, lo dirà vedendo la carta crespa delle Alpi, lo dirà vedendo le case di paesi e città là sotto, lo dirà vedendo in lontananza la sagoma di un altro aereo che va chissà dove, chiama il fratello e gli dice Samu hai visto che bello e lui, incredibilmente, non se la tira, non fa il superiore e le dice solo sì. Penso che come tutti i ragazzini della sua età Martina ha davanti una vita nella quale finirà per perdere il conto dei suoi voli e forse, come me, un giorno si troverà, sconcertata, a frugare nella memoria senza riuscire a ricordare il giorno in cui per la prima volta vide come splende il sole sopra le nuvole e per questo un po’ mi dispiace per lei, e per me, vorrei quasi alzarmi e girarmi e dirglielo come se fossi un vecchio zio, ricordati tutto Martina, ricordati tutto di oggi, di questa mezz’ora nella quale sei la bambina più felice e fortunata del mondo, ma in fondo sarà quel che sarà e magari lei avrà una memoria migliore della mia o forse semplicemente non importa e conterà solo che in quell’istante, quel decimo di secondo nel quale ha capito di essere in cielo fosse tutto così bello e forte e indicibile da poter solo mormorare che bello.

    1/9/2014

    Ma ti ricordi

    Filed under: — Sir Squonk @ 14:50

    Io sono uno che si è messo come dichiarazione d’intenti la frase di Marquez sulla vita che è quella che si ricorda, mica quella che si è vissuta, e allora figurati se non mi affascinano queste storie sulla memoria, prima quella degli scienziati che lavorano sul cervello per cancellare i brutti ricordi (lo so, niente di nuovo sotto il cielo: centinaia di vittime di eventi traumatici vengono trattati in questo modo per contenere i danni ed evitare che il resto della loro vita venga totalmente rovinato dai ricordi di quei momenti e dal modo subdolo in cui possono condizionare aspetti della vita apparentemente del tutto scollegati), e poi quella fantastica di Christoph Kramer, che gioca la finale dei mondiali, prende una botta in testa e non si ricorda di un solo secondo di quei trentuno minuti passati in campo (che poi se vogliamo la cosa ancora più fantastica è che Kramer quella partita mica doveva giocarla, l’hanno mandato in campo all’ultimo minuto perché Kedira si è infortunato, a guardarla bene non si ricorda una cosa che non doveva fare). Leggo, ci penso, prima mi viene da dire eh ma mica è giusto, la vita è tutto, tutto insieme, e passi per quello che non sai che è successo, ma addirittura metterci le mani e passarci sopra la gomma, quella con un pezzo rosso per la matita e uno blu per la penna così andiamo sul sicuro, mi viene da dire che c’è qualcosa di sbagliato, no no no non si fa così, epperò poi mi dico che in fondo uno le malattie le cura, quantomeno ci prova, se hai la febbre ti prendi la tachipirina, se un certo episodio ti si è incistato da qualche parte e marcisce rovinandoti dei pezzi di vita e qualcuno è capace di passarti un mociovileda nella testa e fare pulizia e non farti stare più male non c’è nulla di sbagliato no? e insomma alla fine non sono sicuro, c’è una certa bellezza anche nel casino che queste storie ti mettono in testa, in fondo pensa come sarebbe bello, come sarebbe giusto se qualcuno potesse ridare a Kramer quello che era suo, non fargli perdere per sempre la cosa più bella che ha vissuto, non costringerlo a guardarsi in televisione per convincersi che sì cazzo, ho giocato la finale dei mondiali, c’ero anch’io, epperò questo vuol dire riscrivere la storia, quella con la minuscola, quella personale di un ragazzo di ventitre anni, che è il primo passo del poterla riscrivere del tutto, pure quella con la maiuscola – non so, magari voi un’idea chiara al riguardo ce l’avete, io no, e non so nemmeno se voglio averla.

    27/8/2014

    Ciao come stai

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:50

    Sposto per caso lo sguardo verso di lei nel momento in cui si assesta sulla poltroncina e tira fuori il telefono da una borsetta. Ha il fisico pieno di una matrona giovanile e ipercinetica, l’accento che vaga tra Orvieto e Viterbo, sta a metà fra i cinquanta e i sessanta e viverle insieme dev’essere una versione dell’inferno girato da Verdone. Per la mezz’ora successiva attacca con metodo militare la rubrica: sono telefonate tutte uguali, ciao tesoro come stai, come state, qui c’è il sole, lì da voi com’è, si ricorda tutti i nomi senza sbagliarne uno con un misto di tigna e piacere, si capisce è contenta di sentire la sorella e il cugino e la nipote e l’amica che è come se fosse una parente di sangue, e si capisce che sente il dovere di quelle telefonate – se avesse qualche anno in meno e le dita meno grasse e grosse starebbe facendo lo stesso via mail o WhatsApp. Riesco a vedermi le facce di quelli che le telefonate le ricevono, le sopracciglia che si inarcano, il marito a fianco che in playback dice chi è, zia Nerina, ommadonna siamo a posto; e riesco a vedermi le stesse facce in un altro momento, quello nel quale dicono epperò se non ci fosse lei a tenere insieme la baracca, a ricordarsi di tutti, a rabberciarci, a mantenerci legati – perché è così, perché la gente non sta insieme se non fa lo sforzo di stare insieme, se non chiede come stai e come va anche se non ne ha voglia, anche se ha la testa da un’altra parte, anche se fra tre giorni si rientra a casa, anche se ma che cazzo ma perché devo essere sempre io. Quando finisce la lista rimette il telefono nella borsetta, e ha uno sguardo come di chi  ha finito un lavoro, e di chi si sente in pace con la coscienza, e di chi ha fatto una cosa giusta, o buona. E sembra che stia meglio di tutti noi, meglio “dentro”, dove conta.

    26/8/2014

    Em(mah)

    Filed under: — Sir Squonk @ 07:14

    Ci sono giorni, quelli nei quali la home è infest monopolizzata da decine di ooohhhh e whoa e tappeti rossi, ci sono giorni che ti sembra di essere più vicino al mondo, e quindi di riuscire a capire meglio i ragazzi delle curve sud, o i PapaBoys – sono anche i giorni nei quali senti un rinnovato interesse a saperne di più della politica interna francese, vedi che non tutto il male viene per nuocere.