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    24/11/2014

    Tra parentesi

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:35

    I giorni possono essere delle lunghe successioni di bicchieri e risate e foto, una lunga e lieve sbornia, delle parentesi tra una trasferta di lavoro e un’operazione in day hospital e un mutuo da pagare e la spesa della settimana e una fila di insufficienze; e dentro ci possono stare a volte, se si ha e se si è cercata un po’ di fortuna, altre parentesi, più piccole, fatte di pochi minuti, che si portano dentro due o tre frasi che vengono da un punto lontanissimo, da un nucleo nel quale si è condensato quasi tutto e che a sua volta si condensa in un istante preciso e casuale che arriva di sorpresa, senza fare rumore, in modo inevitabile, e allo stesso modo finisce lasciando tutti con la stessa espressione sul volto, e con la sensazione che tutto il resto è contorno.

    19/11/2014

    Mi fa grigie queste ore

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:03

    Ieri guardavo le foto di quei ragazzi occidentali che si sono arruolati con Isis, le barbe lunghe, gli occhi induriti e soprattutto quegli sfondi giallastri, di deserto pietroso e triste, stavo lì a farmi le solite domande, ma cos’hanno in testa questi, ma perché devi aver voglia di tagliare la testa a un tuo simile, cosa ti porta a lasciare la periferia, per quanto squallida, di Marsiglia o di Birmingham per andare in un posto così, facendo magari il percorso inverso di qualche tuo avo che scappava dalla povertà per cercare fortuna e benessere e tranquillità in una città europea o americana, ero lì che li guardavo come alieni che ti fanno paura quasi più perché non li capisci che per le loro azioni, poi mi è venuta in mente questa frase – La fine della guerra, che si dice prossima, mi fa grigie queste ore, con il pensiero che la parte eroica della mia vita è ultimata -, ho pensato che l’ha scritta un tipo che si chiamava Carlo Emilio Gadda, non esattamente il prototipo del Rambo tricolore, quando mancavano meno di tre settimane alla notte di Caporetto e dopo due anni di guerra, una guerra nella quale si era buttato volontario e che voleva continuare a combattere, uno che come tutti gli artisti veri sapeva dire quello che in tanti sentivano senza riuscire ad esprimerlo e allora niente, ho guardato ancora un po’ quelle fotografie, quelle facce, e non ho più saputo cosa pensare, e ho chiuso la pagina.

    13/11/2014

    Un lavoro fatto bene

    Filed under: — Sir Squonk @ 14:10

    Non so bene perché, se è colpa di una certa abitudine o dei film di fantascienza (che però non guardo, mi annoiano a morte) o della mancanza delle stelle e degli astronauti, ma della sonda che arriva sulla cometa quello che mi piace di più è una cosa piccola, è la sensazione di completezza che soltanto i lavori fatti bene riescono a dare, la completezza che viene dalla cura, l’attenzione e una infinita pazienza, quella che ci vuole per preparare un viaggio e farlo durare dieci anni, e arrivare.

    9/11/2014

    Did it need to be so high?

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:33

    E’ raro che mi ricordi dov’ero quando è successa una certa cosa di rilevanza mondiale, riesco a recuperare nella memoria il momento in cui ho saputo delle Torri e quello in cui Grosso ha segnato l’ultimo rigore della finale del 2006 e la sera dell’Heysel, ma poco altro. Però ricordo la mattina in cui il comandante della caserma ci ha guardati, tutti i milletrecento che stavamo alla Scuola Truppe Corazzate di Caserta, e ci disse che la sera prima era crollato il Muro di Berlino. In effetti non saprei dire se usò veramente il termine “crollare”, ma ci fece capire cos’era successo. Ricordo anche che la notizia non ci impressionò particolarmente, il nostro qui-e-ora era fatto di cose più stringenti e importanti, sopravvivere alla mensa e al vento freddo, interrogarci dove ci avrebbero spediti a passare l’inverno, cose così. Non fu un argomento di discussione, al termine di quella giornata – una normale sequenza di ore di esercitazioni e marce e ordini e code – nessuno si chiese se e come il mondo sarebbe cambiato. Qualcuno avrebbe capito negli anni a venire che quel giorno era successo qualcosa di grosso, era stata fatta la Storia: molto tempo dopo, penso che alla maggior parte di noi sia rimasta una città dove andare con un volo low-cost a comprare qualche bel souvenir.

    3/11/2014

    Le cose che siamo, Business Edition

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:16

    Uno pensa alle relazioni di lavoro, quelle tra aziende, come a cose che seguono logiche magari dure ma in qualche modo razionali: numeri, calendari, obiettivi, cose così. E invece le aziende sono come le persone, e non solo perché sono fatte dalle persone. I loro rapporti si creano sulle ali dell’entusiasmo come due sedicenni che si guardano sulle scale del liceo o della convenienza come in un matrimonio pianificato pensando alla dote dell’una e al posto di lavoro dell’altro, e poi si disfano per la consunzione delle cose, non importa quanto a lungo e quanto intensamente si sia lavorato o vissuto insieme, tra mail non risposte e progetti non completati – le ho telefonato e ha lasciato squillare, stavamo parlando delle vacanze, a questo punto ognuno andrà per conto suo -, oppure con le carte bollate, le richieste di danni, le interruzioni di servizio, le cause: i piatti che volano, insomma. C’è questo che mi affascina, di quanto siamo simili alle cose: che si sfarinano per il tempo e l’usura, che si rompono negli incidenti, fino al prossimo tentativo, un po’ di mastice, ti presento un amico, domani ti firmo l’offerta. Le cose che siamo.

    2/11/2014

    I morti della marmotta

    Filed under: — Sir Squonk @ 17:47

    Ci sono nomi, e fatti, date, episodi, che hanno la prodigiosa e tremenda capacità non solo di riportare indietro il calendario ma anche di riportare tutti allo stadio zero dello sviluppo della propria capacità di tenere in considerazione l’ipotesi che ci stia sfuggendo qualcosa, che gli altri possano avere un briciolo di ragione, che le cose non siano definibili e giudicabili solo in base ai nostri pregiudizi. Piazza Fontana, l’assassinio di Moro e quello di Falcone, il G8, la morte di Stefano Cucchi. E si limitasse a questi, la lista. Un paio di volte all’anno c’è un anniversario o una sentenza di tribunale che fa riemergere, pavlovianamente, ciascuno nello stereotipo di se stesso, quello law-and-order e quell’altro che davanti a una divisa vede rosso, uniti dall’incoercibile bisogno di psicanalizzare per poi scrivere diagnosi e terapia consigliata su un qualche social network e dall’incosciente ostinazione nel giudicare il mondo a partire dall’approfondita conoscenza del proprio microcosmo, io perché ho il padre carabiniere e lui perché di manganellate se ne è prese eccome da giovane e l’altra perché il fidanzato di mia cugina mi ha detto che: non ci stanchiamo mai, prima di tutto di noi stessi e poi della generale inutilità delle nostre discussioni su questi temi, siamo forse disposti a cambiare opinione sul nuovo gusto del Philadelphia ma non certo sulla psicopatologia dei poliziotti, siamo forse inclini a chiedere consiglio su tipo e dimensione del bagaglio a mano utilizzabile con le low-cost ma la nostra ricetta su come Dare e Ottenere Giustizia è scolpita nella pietra per tutti i secoli dei secoli, e la prossima camera di consiglio è lì che ci aspetta per poterne dare prova.

    31/10/2014

    Una firma qui, per cortesia

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:54

    Poco fa, alla notizia che Paolo Gentiloni – evidentemente dotato del dovuto standing e delle numerose e importanti conoscenze internazionali necessarie per essere all’altezza del ruolo – era stato nominato ministrodegliesteri un caro amico, nonché il più lucido nell’analisi politica tra le mie conoscenze ha scritto che povero cristo il presidente, così anziano e quante gliene stanno facendo ingoiare. Non del tutto infondata come considerazione, ma il fatto è che ci sono dei ruoli – e il presidente è uno di questi – che sono corresponsabili per definizione: vuoi perché alla fine la firma la mettono, e senza pistola alla tempia, vuoi perché sono rappresentativi: e non delle maggioranze o delle minoranze, ma degli enti, degli organismi nel loro insieme. Poi certo, sì: a ciascuno il suo, come onori e come onerì: ma quanto di quel che nominalmente è altrui non è anche un po’ nostro, al netto del “eh, ma qui mica siamo in azienda, dove l’amministratore delegato risponde per tutti”?

    23/10/2014

    ll mare d’autunno

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:18

    Il mare d’autunno ha qualcosa di sbagliato, per noi di città. Perché d’inverno lo sai che fa freddo, che tira l’aria umida, che le strade sono vuote. E d’estate, beh, è estate, lo sai com’è, se ci vai ci vai per quello, sole cuore amore. D’autunno ci capiti per caso, sei lì per altri motivi proprio come quel gruppo di turisti tedeschi che scendono dal pullman dopo aver girato per musei, sei vestito troppo leggero o troppo pesante, dall’acqua sale un odore che non sai definire, prima di entrare nel ristorante guardi verso il largo e c’è un istante preciso nel quale hai la stessa sensazione che provi di fronte a qualcuno al quale non sai più né cosa dire né come dirlo, poi guardi che ore sono e allora ciao, devo andare, ho un appuntamento.

    20/10/2014

    Vedere com’è essere qui

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:13

    Quanto manca? Non lo so, penso un paio d’ore, forse qualcosa di più, Comincia a far caldo, Sì, Certo che c’è un sacco di gente, Sì, tanta, Ma senti, Dimmi, Ma noi perché siamo qui, Sai che non lo so, Eddai, Sul serio, Allora lascia perdere il noi, tu perché sei qui, Per vedere, Vedere cosa, Vedere com’è essere qui, com’è la gente, com’è stare in mezzo a un sacco di gente con la quale hai pochissimo in comune, com’è farne parte, Dare un esempio, dici, Ma figurati, E allora, E allora non lo so, mi guardo intorno, Ti senti meglio, Meglio rispetto a cosa, a quando, A ieri, ad esempio, Non so, ti pare un confronto che ha senso, Sono io quello che fa le domande, Non penso di avere una risposta, Ma credi che tutto questo serva, Probabilmente no, E allora perché, Perché a volte ci provi e basta, male non farà, Capito, Magari mi sbaglio, Non lo so, Eh, Quanto hai detto che manca?

    17/10/2014

    Altro da aggiungere non vi è

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:57

    Io, sinceramente, l’unica speranza che ho è che su queste bozze intervenga un editor, ma uno bravo. Perché altrimenti vale quanto ha scritto ieri Mario Seminerio (l’analisi dei punti principali leggetela da lui, che sa quello che scrive e come lo si scrive), e bon, arrivederci.

    Quindi, riassumendo: questa gente vuole tutto ed il contrario di tutto. Vuole che i sudditi consumino, per edonismo o per fame, e di conseguenza sblocca il Tfr (e la previdenza complementare), ma tassa tutto ad aliquota marginale, depotenziando in modo definitivo l’impatto della misura. Poi, questa gente vuole tassare a sangue i risparmiatori, appena respirano, dopo aver attuato una operazione “culturale” di pura depravazione, che arriva a definire “rendita” il risparmio previdenziale (e qui vergognati, Renzi, per quella slide. Ma tanto, se ne sei capace). A questo fine si raddoppia la tassazione sul risultato di gestione annuale dei fondi pensione, azzoppando il montante futuro. Epperò questa gente vuole anche stimolare gli agonizzanti investimenti, ignorando che il risparmio di oggi determina investimenti domani. Se ammazziamo il risparmio oggi, niente investimento domani. E invece no, non ci arrivano. Quando un paese riesce a produrre simili aberrazioni, è giusto che vada incontro al proprio destino. Altro da aggiungere non vi è.

    16/10/2014

    E’ possibile

    Filed under: — Sir Squonk @ 13:42

    Giuro che ero animato dalle migliori intenzioni, stavo proprio per mettermi ad approfondire la legge di stabilità, avevo da poco sentito il PresDelCons definirla rivoluzionaria per la quantità di tasse tagliate (passando oltre con nonchalance sul fatto che i finanziamenti in deficit si chiamano così perché poi quei soldi ti servono e li vai a chiedere in prestito e ci paghi sopra gli interessi e ci siamo capiti), quando ho letto che il ministro dell’economia, della finanza e di tutto ciò che sta sotto il cielo stellato e non è comandato dal PresDelCons (cioè nulla) ha detto che sì, certo, è possibile che gli enti locali aumentino le tasse per recuperare i soldi che non gli verranno dati dallo Stato ma saranno comunque i cittadini a giudicare quei cattivoni, allora sono andato sulle slides del governo a vedere se nel footer, là dove spesso si mette il titolo della presentazione, ci fosse scritto l’audace colpo dei soliti ignoti e con mio grande stupore non l’ho trovato ma a quel punto le migliori intenzioni erano scomparse, vediamo se tornano, intanto voi fatemi sapere.

    14/10/2014

    Daysleeper

    Filed under: — Sir Squonk @ 16:57

    Chissà se sta contando le fermate, questa è la seconda allora è Palestro, o se a un certo punto aprirà gli occhi e si renderà conto di aver passato da un pezzo la sua, ma come Buonarroti, ma cosa ci faccio qui. Intanto gli occhi li tiene chiusi e forse sogna, o forse sta sognando ad occhi aperti anche se ha le palpebre chiuse, chissà cosa gli passa per la mente, cosa sta ricordando, dove vorrebbe essere, di sicuro non sta ascoltando le due mamme che gli siedono vicine in questo sabato piovoso, ma quand’è il prossimo open day, il quindici, ma è la data dello scientifico, lo so ma mio figlio mica ha deciso cosa vuole fare da grande. Sorride, incurante delle chiacchiere, del rumore della metropolitana, ha una barba da zio russo e la faccia di un bambino di settant’anni. Sorride e cambia espressione, come se dietro quelle palpebre stessero passando tante immagini diverse, sorride chiuso in una bolla trasparente che lo protegge da una città che sta tornando a casa per il pranzo o che sta arrancando assonnata verso un brunch prima di fare la spesa per la settimana in arrivo. Scendono prima le mamme dei figli indecisi, poi scendo io, e lui resta lì, la mano appoggiata sulla coscia, l’espressione beata, chissà se arriverà fino al capolinea.

    10/10/2014

    Abbi Fedez

    Filed under: — Sir Squonk @ 15:03

    Che poi io son qui che aspetto gli sviluppi, Alfano che mette sotto contratto Violetta chiedendole di fare twerking estremo, SEL che spariglia e rottama i rottamatori grazie all’endorsement di Austin & Allie, Berlusconi che si incazza con Verdini perché di più giovani sono rimasti solo i Teletubbies ma non sanno fare le rime.

    5/10/2014

    Have a little faith in you

    Filed under: — Sir Squonk @ 11:35

    Qualche giorno fa ho letto una frase che poi sono stato lì a rileggerla tre o quattro volte e poi ancora, perché è una di quelle che se uno se la dovesse sentir dire dovrebbe avere le parole giuste per rispondere, per ringraziare, per non restare lì come uno scemo, diceva “ti auguro tutto quel che vuoi, ché dei tuoi desideri mi fido” e niente, pensavo che devi avere una bella anima per dire una cosa così, perché la cosa facile è fare Pacey (o era Joey, e chi si ricorda, son passati troppi anni) e dire have a little faith in me, dammi un po’ di fiducia, tu, a me, è invece è così più difficile dire mi fido, mi fido di quello che hai in testa e non dici a nessuno, di quello che non so e niente, a me consola che ci sia gente così in giro, gente capace di fidarsi, gente di cui fidarsi.

    30/9/2014

    Nel preciso istante

    Filed under: — Sir Squonk @ 12:10

    C’è questo libro, molto bello, che mi è capitato di leggere qualche mese fa. Racconta di un periodo, quello del passaggio della Spagna dalla dittatura franchista alla democrazia, e nel farlo parte da, e poi torna a, un momento preciso, quello nel quale i militari impegnati in un tentativo di colpo di stato e guidati da un colonnello con la faccia da caratterista di telefilm di serie B entrano nell’aula delle Cortes e sparano, e tre soli uomini restano in piedi a sfidare quelle pallottole. Il libro si intitola “Anatomia di un istante”, e tra i molti motivi per cui vale la pena leggerlo c’è il titolo, e quel che il titolo si porta dentro. Perché il fatto è questo, ed è una cosa alla quale penso spesso, il fatto è che non è una storia di sliding doors, di poteva andare così e invece è caduto un vaso dal balcone spinto da un colpo di vento e allora è andata in un altro modo, il fatto è che tante volte le cose sembrano concentrarsi tutte in un istante preciso, una specie di distillato densissimo, una goccia microscopica e inscindibile che racchiude tutto, dentro la quale tutto ha senso. Mi affascina questa cosa, mi affascina vederla da fuori – perché i propri istanti nessuno è capace di riconoscerli davvero – come se stessi a fissare le foto di un buco nero, e mi affascina pensare che in fondo i giorni spesso sono esattamente questa cosa, il transito quasi sempre incosciente da un istante a quello successivo, e mai che ci sia una volta che questo non ti arriva alle spalle sfilandoti il portafogli e tu te ne accorgi solo molte ore dopo e ti guardi in giro e riesci solo a dire “occazzo, è stato in quel momento lì, adesso ho capito”.