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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    24/04/2003

    Filed under: — JE6 @ 22:51

    E comunque, c’è di meglio da fare
    Come mi ha spiegato questa mattina, durante una gradevole conversazione telefonica, una persona in gamba. Forse erano allucinazioni uditive, ma sentivo gli uccellini cantare fuori dalla sua finestra (davanti alla mia, come ho già scritto, sta un elettrodotto: i volatili non lo amano). Vale la pena lottare contro i mulini a vento? No, gli ho detto io. Ecco, appunto. Poi abbiamo parlato di lavoro, con mia illuminazione. Sul finire della telefonata, mi dice: “mi è appena arrivato un invito ad incontrare Tremonti”. Beh, ci son cose peggiori, gli dico. Sì, ma anche migliori, risponde lui (che, infatti, è più saggio di me). Gli uccellini non cantavano più.

    Filed under: — JE6 @ 09:42

    Dei blog, dell’ira e dei simboli
    Qualche giorno fa Leonardo postava un bel pezzo (è raro che i suoi siano brutti, sia detto di sfuggita) sul perchè è così facile litigare in rete. Come motivazione, Leo azzardava la facilitazione data dal non doversi guardare negli occhi, cioè il non ri-conoscersi come esseri umani.
    Ci saranno, probabilmente, molte altre spiegazioni sensate. Epidermicamente, però, questa mi sembra molto valida.
    Di norma sono una persona pacifica, anzi, uno che finisce a volte per aumentare i problemi pur di non fare una discussione, magari battendo i pugni sul tavolo.
    E’ per questo che faccio fatica a riconoscermi, nel leggere certe cose che scrivo. Avendolo di fronte, ad un metro di distanza, non avrei mai detto a Benedetto Vecchi le cose che ho scritto qui, di certo non lo avrei fatto in quel modo.
    E allora? Ripensandoci, c’è qualcosa di più e di diverso rispetto all’assenza della fisicità della relazione. Io ho visto in Benedetto Vecchi un simbolo (e non escludo che lui abbia fatto altrettanto, nei confronti di moltissimi blog e blogger). Ho visto in lui “Il Giornalista”, “L’uomo di una sinistra che non mi piace”, “Il bacucco preso di peso dagli anni settanta”, “Il sociologo d’accatto”, “Lo scrittore involuto” e così via. E gli ho dato addosso.
    Ci sono state altre persone, sia nel passato remoto che – purtroppo – in quello recente, che si sono comportate in questo modo. La definizione comunemente accettata è “terroristi”.