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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    19/03/2004

    Donne in carriera

    Filed under: — JE6 @ 14:30

    Porn Star: We’ve been around the industry for quite some time.
    Director: Yes we have.
    Porn Star: Remember when girls would only do anal as a last resort when their star was losing its shine and they were on their way out? It was like, “Oh great, my phone’s stopped ringing. Guess I should give up the ass.”
    Director: Yes, those were the days. Nowadays they’re walking in the door backwards!
    Porn Star: I know! And they all think they have to start with double anals!
    Director: Seriously. I swear I had a girl come in and say, “I’m doing triple anals right now, but no straight boy/girl. I’m working up to that.”
    Daily Grind

    La vittima ed il graziato

    Filed under: — JE6 @ 12:56

    Secondo alcuni – troppi, secondo me – lo Stato potrebbe concedere la grazia ad un detenuto solo in presenza di due condizioni: il perdono da parte delle vittime o dei loro congiunti più stretti e la richiesta di grazia da parte del detenuto stesso.
    Il sottoscritto, come la grandissima parte dei suoi concittadini, è di formazione cattolica. Perdono è un termine che, senza andare a spulciare nel vocabolario, ha un significato importante e profondo.
    Eppure.
    Eppure le vittime ed i loro congiunti non dovrebbero avere alcun ruolo in queste vicende; perchè assegnarglielo significa adottare, potenzialmente, un surrogato della legge del taglione: mi hai fatto del male? E adesso io lo faccio a te.
    Non solo, ma significa introdurre un elemento di discriminazione tra detenuti che potrebbero ricevere la grazia. Se il detenuto A ha ucciso, per dire, il fratello di una suora, ed il detenuto B ha ucciso il padre di un ateo convinto, è possibile (non certo, ma possibile, forse probabile) che il primo abbia più possibilità di essere perdonato rispetto al secondo.
    E infine, le vittime ed i loro congiunti hanno già sofferto abbastanza, per doversi caricare sulle spalle anche il fardello del giudizio ultimo.
    Eppure, il detenuto non dovrebbe avere alcun ruolo in queste vicende, se non quello di dimostrare, nelle parole e nei fatti quotidiani, di essere una persona diversa rispetto a quella che la giustizia dello Stato ha ritenuto colpevole di un crimine. Il detenuto può legittimamente essere convinto di esser stato vittima di un errore giudiziario, e comunque può legittimamente essere convinto di pagare per le sue azioni ogni giorno passato in una cella.
    Eppure.

    19 marzo

    Filed under: — JE6 @ 11:17

    Auguri, papà.