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    23/07/2004

    E’ permesso?

    Filed under: — JE6 @ 11:00

    Da un po’ di tempo, il vostro eroe sta incrociando la penna con Massimo Mantellini, sulla spinosa questione della legge sulla privacy. Questa è tornata alla ribalta due giorni fa, grazie al nuovo provvedimento che il Luddista Maximo (non Mantellini: si chiama Stefano Rodotà) ha emanato in merito ai nuovi elenchi telefonici.
    Qui e qui trovate cosa ne pensa Massimo.
    Qui sotto, invece, posto il commento che ho lasciato chez Manteblog: a imperitura memoria, ed allo scopo di affossare il numero di accessi di questo blog.

    Massimo, il punto che ti sfugge è che una regola, per avere senso e valore, deve essere applicabile, anche nella sua sanzione.
    Tra l’applicazione corretta dell’opt-out system e l’applicazione corretta dell’opt-in system l’unica differenza consiste nel consentire o meno alle aziende di fare una prima comunicazione informativa, che ti (ci) mette a conoscenza della loro esistenza, della loro proposta.
    L’intero approccio della legge italiana è stupido per questo motivo: a seguirlo, ci si impedisce a priori di conoscere e valutare. Non tutti hanno le capacità ed il tempo di mettersi a cercare ciò che gli interessa, navigando la rete piuttosto che le Pagine Gialle.
    E poi: sinceramente, il fatto che una persona intelligente continui a prendere lo spam come esempio della bontà dell’approccio opt-in è sconfortante. Prima di tutto, perchè gli spammer delle leggi se ne fottono allegramente: per loro, opt-in e opt-out pari sono; cioè, non esistono. In secondo luogo, lo spam è un fenomeno che riguarda l’ambito della comunicazione elettronica, non quello della comunicazione cartacea, alla quale, però, si vuole comunque applicare lo stesso tipo di normativa. Le nostre cassette della posta non sono certamente intasate, Massimo: il numero di comunicazioni commerciali pro capite che un italiano medio riceve via posta è quattro volte inferiore a quello della Germania e sei volte inferiore a quello di Olanda e USA.
    Vuoi qualche altro esempio? All’estero esistono interessanti forme di collaborazione tra istituzioni ed aziende per combattere lo spam: la Direct Marketing Association americana finanzia l’operato dell’FBI per rintracciare i big spammer, proprio perchè è chiaro a tutti che non si può mettere sullo stesso piano un’azienda onesta ed un delinquente. Oppure: in Gran Bretagna esiste un efficientissimo servizio, gestito da tutte le aziende che operano nel settore del marketing diretto, che consiste nella creazione di una lista nazionale delle richieste di cancellazione, utilizzabile da tutte queste aziende per evitare di inviare posta (e fax, e telefonate, e e-mail) a chi ha espressamente dichiarato di non volerle ricevere. Meno messaggi, maggiori ritorni, minori rotture di scatole. Basta il buon senso, ed un po’ di conoscenza. Ma noi, figurati: siamo italiani.
    PS – Mettere sullo stesso piano gli spot televisivi e il direct mailing, perdonami, è segno di non conoscenza della materia. E non parlo di teoria della pubblicità, credimi.

    17 Responses to “E’ permesso?”

    1. Effe Says:

      ma, con questo caldo, un bel post sulle acque minerali?

    2. miic Says:

      Sono assolutamente ignorante in materia, e istintivamente portato a schierarmi con Massimo e contro qualsiasi tipo di spam (o di comunicazione non richiesta da parte delle aziende). Aggiungo: avete notato che tante aziende, per le loro hotlines, passano dal numero verde al 199 a pagamento? Il pensiero è becero ma automatico: loro possono romperci le palle, noi per romperle a loro dobbiamo anche pagare.

    3. Squonk Says:

      Miic, su faccende come queste, bisognerebbe mettere da parte l’istinto. Anche nel proprio interesse. E sia chiaro, che non voglio fare la predica nè a te, nè ad altri.

    4. Marco Says:

      Siccome mi fido di Squonk, mannaggia a me, i suoi post su questo tema mi stanno istillando qualche dubbio.
      Non che abbia abbandonato i miei pregiudizi negativi sull’ansia smodata delle aziende di propormi di tutto e di piu’, pero’ e’ probabile che zitto zitto quatto quatto stia arrivando ad una posizione piu’ realista.

    5. Squonk Says:

      Sul serio, quest’ultimo commento di Marco è una gran soddisfazione (epperò, quanta fatica).

    6. Massimo Moruzzi Says:

      Sergio, davvero sei a favore dell’opt-out? dici… >Non tutti hanno le capacità ed il tempo di mettersi a cercare ciò che gli interessa, navigando la rete piuttosto che le Pagine Gialle… Quindi la prima comunicazione dopo la quale potranno dire “no grazie” (a te a a mille altri come te. comodo!) gliela porti tu, dopo aver deciso di cosa ha bisogno “uno che appartiene al suo segmento socio-demografico”. Non ho parole. Massimo

    7. Squonk Says:

      Massimo, non fraintendermi: io sono contrario all’opt-in per legge, secondo le modalità che sono stabilite in Italia, mentre mi sta benissimo che un’azienda segua una strategia basata sull’opt-in: che, anzi, consiglio vivamente. E poi: qualunque strategia di permission marketing parte – e non può che essere così – da quello che Seth Godin chiama “interruption marketing”. L’opt-in arriva in fase di sviluppo, non può essere imposto all’inizio di una qualunque attività di comunicazione, pena la sua castrazione sul nascere.

    8. Massimo Moruzzi Says:

      Sergio… due cose: innanzitutto, il “permission marketing” imho non esiste. Non esiste perchè nessuno vuole ricevere comunicazioni di marketing a ciclo continuo, per quanto possano essere ben fatte, targettizzate o possano insegnarti cosa nuove dei meravigliosi prodotti della tal azienda (“teaching over a curriculum”, mi pare dica Godin. come in Russia ai tempi CCCP. But “we don’t need no education” :-). Il libro da leggere è Gonzo Marketing. La sola alternativa possibile è essere interessante, e che uno sia interessante via blog e newsletter cambia poco. Ma deve essere una newsletter, non una DEM. In secondo luogo, perchè mai la prima interruzione deve essere illegale, con gente che ruba il mio indirizzo? Non sarebbe meglio se si comprassero AdWords su Google per poi convincermi ad iscrivermi alla loro newsletter? (ripeto: chi si iscrive a una DEM? di sicuro un “target” non troppo intelligente = non troppo interessate. Qui il libro da leggere è Net Words di Nick Usborne, imho).

    9. Massimo Moruzzi Says:

      non troppo intelligente = non troppo interessaNte. (non interessate)

    10. Squonk Says:

      Massimo, le tue sono considerazioni che riguardano l’utilità di un certo approccio, piuttosto che di un altro. Non hanno a che fare con la legge. Sono due piani di ragionamento completamente diversi.
      Poi, ti faccio notare che gli esempi che tu porti sono tutti riferiti alla comunicazione elettronica: che però, santiddio, non è mica l’unica possibile.

    11. Massimo Moruzzi Says:

      no, no, Sergio, hanno a che fare con l’unico approccio giusto (online come offline) per iniziare quello che Godin poi chiama (affari suoi) “permission marketing”: interrompo in modo legale – con AdWords o con una bella fanciulla ad uno stand in fiera, poco cambia, e poi inizio a fare “permission marketing” (qualunque cosa sia). Viceversa, un approccio che mi manda una comunicazione non richiesta e poi mi lascia la possibilità di dire “basta, grazie” è sia scorretto (imho), sia presto anche illegale, se ho capito bene (e se dio vuole).

    12. Squonk Says:

      Massimo, mi spieghi che cosa è più invasivo: un banner, un pop-up (gli equivalenti internettiani degli spot televisivi), o una lettera che non sei nemmeno tenuto ad aprire? Io ripeto che tutta questa faccenda, con la legalità e la difesa della nostra privacy ha davvero poco a che fare. Tanto è vero che nei paesi dove la libertà personale è davvero tenuta in conto, continua a valere l’approccio opt-out, spam o non spam.

    13. Massimo Moruzzi Says:

      un banner non è così invasivo (e non consuma carta per niente). un pop-up sì, ma c’e’ Google Toolbar. Una chiamata commerciale all’ora di cena per me dovrebbe essere punita con un mese di galera. Quali sono questi Paesi dove la libertà personale è davvero tenuta in conto? (non mi dire gli Stati Uniti, ti prego!)

    14. Squonk Says:

      Max, il problema vero è uno solo: l’opt-out non viene fatto rispettare (e così avverrà con l’opt-in). Se le cose andassero diversamente, non ci sarebbe tutto questo incattivimento.
      Vedrai il grado di incazzatura dell’utente medio, che si attende di non ricevere più nè una lettera, nè un’e-mail, nè una telefonata, quando vedrà che nulla è cambiato.
      E allora, non sarebbe più sensato essere meno restrittivi ma più punitivi?

    15. Massimo Moruzzi Says:

      qui mi trovi anche d’accordo, ma è un altro discorso. come dire che è meglio dimezzare le multe, ma provare a darle al 100% di chi commette infrazioni invece di dare mega-multa al povero sfigato che viene beccato.

    16. gm Says:

      Sono anch’io molto scettico (come scriveva Massimo in un post precedente) che ci siano là fuori milioni di persone desiderose di ricevere pubblicità da aziende (e se lo dico io….)

      In ogni caso la logica dell’opt-in è sempre da preferire (infatti la legge italiana obbliga giustamente alla raccolta del consenso per l’invio di materiale promo-pubblicitario) anche se riserva sempre dei rischi. Il problema si pone infatti quando inizia l’attività di cessione/commercializzazione dei dati. Il ns caro Squonk si iscrive al sito abc.com e dà il relativo consenso per l’invio e la cessione di dati a terzi (in questo caso l’opt-in è pienamente rispettato). Il sito abc.com vende i dati di Squonk a xxx.it che inizia a inviargli pubblicità e così via in progressione aritmetica…Il ns caro Squonk quindi inizia a ricevere pubblicità non solo da ABC.com ma anche da altre società….

      Però il mercato vuole questo…utenti targetizzati ….e qualcuno glieli vende…

    17. d o t - c o m a *:o) Says:

      dio cosa ci siamo persi!
      Avremmo potuto fare una bella gita al mare a Reggio Calabria e, già che c’eravamo, due sane risate con la…

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