< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • July 2004
    M T W T F S S
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    28/07/2004

    Citrosodina

    Filed under: — JE6 @ 20:59

    Sarebbe ora di sfatare la leggenda secondo la quale le trattorie sulle provinciali che collegano i più sperduti villaggi di questo paese sono luoghi nei quali si può godere di una cucina non raffinata, ma gustosa e sana – ed economica, che male non fa.
    Non sarò fortunato, e di sicuro non ho una rete di conoscenze tale da mettermi al riparo da questi brutti incontri, ma ormai ho una certa esperienza – rafforzata oggi in quel della Statale 232, provincia di Biella (esiste, santodio, esiste davvero: la provincia di Biella, dico) – di paste dozzinali fin troppo al dente, burro e salvia perchè l’unica altra alternativa è il brodo, e secondi che ti invitano a saltare direttamente al dolce, per poi trovarsi di fronte ad una sola possibilità: il tartufo bianco affogato al caffè.
    Oggi, l’unica consolazione è stata trovarsi al banco per bere il caffè insieme ad una decina di arzille settantenni, partecipanti alla più classica delle gite a diciannoveenovanta, dirette verso un qualsiasi santuario, in un pullman sovraccarico di pentole che cercavano nuove padrone.