< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • October 2004
    M T W T F S S
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    07/10/2004

    Sei un porco, ecco cosa sei

    Filed under: — JE6 @ 15:52

    Rebecca Loos rende felice un suino, durante una puntata di “The Farm” (la fattoria, sì, proprio quella).
    Kataweb

    Vita di paese

    Filed under: — JE6 @ 12:13

    Di tanto in tanto, arriva quello che dice “Basta, non ne posso più della città, del traffico, del rumore. Ho deciso, vado a vivere in campagna, dove si può fare vita di paese, ci si conosce tutti, se hai bisogno di un etto di zucchero non hai problemi a chiederlo al vicino, e c’è tanto verde per i bambini“.
    Tu lo guardi, dici di sì perchè cosa vuoi stare a discutere, fingi addirittura un filo di invidia. E poi, ti siedi sulla riva del fiume ad aspettare.
    Perchè un milanese, per andare a vivere in campagna (vivere, non fare il villeggiante da week-end) si deve spostare di settanta-ottanta chilometri, dato che la metropoli si estende molto al di là dei confini del comune.
    Sono pochi, quelli che lo fanno veramente: il cambio di vita, intendo. Gli altri si fanno irretire dalle villette a schiera immerse nel verde, a soli otto minuti dal capolinea della metropolitana. Vanno ad abitare a Seguro, a Corbetta, a Novate Milanese, a Vizzolo Predabissi. Ogni mattina si svegliano prima dei panettieri, e si mettono in coda sulla Varesina, sulla Paullese, sulla Milano-Meda, perchè hanno cambiato casa ma non hanno cambiato lavoro. Arrivano a casa alle otto di sera, come tutti gli altri abitanti delle villette a schiera immerse nel verde, che si rendono conto che al capolinea della metropolitana ci arrivi in otto minuti soltanto la domenica mattina verso le seieventi, e come tutti gli altri cercano di sopravvivere fino alla mattina successiva, alla coda successiva, alla ricerca di parcheggio successiva.
    Non vedono anima diversa dalla moglie e dal figlio per cinque giorni su sette, il venerdì sera, quando vorrebbero stramazzare sul letto e dormire sedici ore di fila, i ragazzi del paese (quei pochi che non sono andati a strafarsi di mojito a Milano), si mettono a far bordello nella piazza della chiesa, ed è più o meno come essere catapultati in un concerto di Marilyn Manson essendo amanti di Bach. Il week-end lo passano lividi a riprendere energie, vanno a comprare il pane nel negozietto dove la padrona parla in dialetto (e loro non capiscono) e la nipote che la aiuta è una sgallettata che però la dà solo a chi ha un pied-a-terre. Dove? A Milano, no?