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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    23/02/2005

    Greetings from London ’05 – 2. Via dalla pazza folla

    Filed under: — JE6 @ 00:13

    Ci hanno provato anche questa volta, a incastrarmi. Senza nemmeno dirmelo. Un messaggio: “Vieni all’Holiday Inn di Cromwell Road“, mi scrive l’amico norvegese. Va bene, vengo, andremo in pub a berci una birra.
    Invece. Un party. Tutta gente che vedrò domani in fiera, e mi chiedo perchè devo stare qui invece che, come il bravo turista, a guardare per la centesima volta (e sempre senza stancarmi) il Tamigi e il Big Ben illuminato e Whitehall con le statue degli eroi di guerra. Così, mi bevo una birra, scambio due parole, ascolto una canzone fatta – neanche male, devo ammettere – da un gruppo che scimmiotta The Committments senza avere il cantante e con le coriste molto meno gnocche rispetto alle originali, e mi rimetto in metropolitana. Vedo gente, (non) faccio cose, prendo freddo davanti all’Abbazia di Westminster, spendo venti sterline da HMV, mangio al Silver Crown leggendomi l’Evening Standard. Cosa vuoi di più dalla vita? Una McEwan’s, magari, ma nient’altro.

    Greetings from London ’05 – 1. Vola tricolore

    Filed under: — JE6 @ 00:05

    D’improvviso, il display mostra un’ora di ritardo. Pare che Alitalia, a sedici ore dal termine dello sciopero degli assistenti di volo, faccia ancora fatica a mettere insieme gli equipaggi.
    Ed è tutto un fiorire di bastardi, figurati se prendo ancora Alitalia, è una vergogna, li metterei al rogo, e come fa a mancare il sempreverde froci, tutti quanti.
    Poi, altrettanto d’improvviso, il display ritorna all’orario previsto; i bastardi tornano ad essere figli di buona famiglia, forse si volerà ancora Alitalia, d’altra parte fan tutti così e tutto sommato ‘ste hostess non son neanche tanto male, certo non son lesbiche.
    Insomma, si parte, e le hostess non fanno nemmeno lo sciopero del panino di cui si legge sui giornali (anche se sarebbe stato meglio se avessero aderito all’agitazione sindacale, chè quel panino scamorza e melanzana grida ancora vendetta al cospetto del Dio McDonald’s), e io mi ritengo persino fortunato perchè la traffic congestion ci obbliga a stare venti minuti a volteggiare sopra Londra, a guardare le sue mille luci, i serpenti di automobili che così lunghi li ho visti solo dalla cima della Sears Tower di Chicago, i campi di calcio illuminati e non importa se questa sera non si vede la centrale elettrica di Animals, so che sarà lì per sempre, insieme ai maiali volanti e alle sei corde di David Gilmour. Poi si atterra, e come ogni volta mi viene la malinconia del bel gioco che dura troppo poco.

    22/02/2005

    Sarà un bel souvenir

    Filed under: — JE6 @ 08:35

    Nel pomeriggio, il tenutario si sposta a Londra per un paio di giorni. Qualcuno gradisce ricevere un piattino, o una mug con le effigi di Carlo e Camilla?

    Cinque secondi, cinque centimetri

    Filed under: — JE6 @ 08:32

    Avete presente quello spot dell’Amaro Ramazzotti, quello dove i più improbabili bevitori di amaro della storia dicono “basta tanto così”?
    Infatti, basta tanto così. Basta togliere la bambina dalla vasca da bagno cinque secondi prima che dal muro si stacchino due piastrelle che le avrebbero fracassato il cranio.
    Basta tanto così. E’ che, a volte, non basta nemmeno quello.

    21/02/2005

    In that quiet earth

    Filed under: — JE6 @ 15:26

    C’è chi chiude, c’è chi apre.
    Qui, tanto per fare gli snob, si collabora all’apertura di … In that quiet earth, blog nato per dare libero sfogo alle paranoie progressive (è inglese, zucconi, mi raccomando la pronuncia) di uno che ha avuto la spudoratezza, nonostante abbia appena terminato le medie inferiori, di chiamare il suo main blog The Blog Lies Down On Broadway.
    Quindi, cari i miei maniaci di una stagione che non avete vissuto ma che alberga nei vostri cuori come una sempiterna estate, contribuite, contribuite, contribuite: Recensioni di album, impressioni su singole canzoni, storielle personali, definizione del momento del salto dello squalo, segnalazioni di ogni sorta, live, video e quant’altro.
    E mi raccomando: in fretta, chè Supper’s Ready.

    Posso offrire un Maalox?

    Filed under: — JE6 @ 13:23

    Trovo inquietante, nonchè sintomatico dei grami tempi che viviamo, che la query attraverso la quale arriva il maggior numero di avventori di questo blog sia “Bruciori di stomaco“.

    20/02/2005

    Qui si fa dell’ironia

    Filed under: — JE6 @ 21:30

    Non ci si crede: nella puntata di J.A.G. che sta andando in onda or ora, il presidente della Corte Internazionale di Giustizia che processa il Segretario di Stato americano per crimini di guerra si chiama Carlo Berlusconi.

    19/02/2005

    Faccia tosta

    Filed under: — JE6 @ 22:19

    Sarò un manicheo, ma non riesco a non inferocirmi nel leggere le filippiche di un Lanfranco Pace contro la classe dirigente “paurosa, o peggio cinica e irresponsabile“, colpevole di aver fatto in modo che solo in Italia non sia “dato sapere con ragionevole certezza chi quando e perché versò il primo sangue, solo qui si può ancora ascoltare senza indignazione alcuna che non ci possono essere colpi di spugna – orrenda espressione – se prima non si conosce la verità“.
    No, non riesco a non inferocirmi, perchè è lo stesso Lanfranco Pace che, qualche decina di righe più sopra, racconta di se stesso, Piperno e Morucci – la classe dirigente di Potere Operaio – e della pochezza morale, della pavidità, della stupidità con la quale coprirono gli assassini di due bambini, i fratelli Mattei, quelli del rogo di Primavalle: “Potevamo fare altro? Forse sì. Avremmo potuto consegnarli alla magistratura, chiedere perdono alla famiglia Mattei, a Giorgio Almirante e al Msi. E tacere per sempre. Avremmo potuto farlo ma non lo facemmo. Ci sarebbe voluta tanta grandezza. Avremmo potuto punirli noi stessi per aver portato con la loro scempiaggine disonore al partito, come voleva la tradizione leninista e bolscevica a cui pure un po’ ci ispiravamo? Certo, avremmo potuto. Ma non avevamo la feroce determinazione né la mancanza di scrupoli di Lenin. E poi se lottavamo contro la democrazia era perché volevamo andare avanti non indietro, non tornare all’epoca buia in cui chiunque potesse trasformarsi in boia del compagno che gli stava accanto.”
    Chiaro? Noi, che eravamo dei capi, dei leader, dei trascinatori di folle, non abbiamo avuto coraggio di fare un gesto di umanità, di onestà e di intelligenza politica. Perchè, diciamolo, a ben guardare eravamo degli ometti. Però ci permettiamo di fare la morale agli altri: nè nomi nè cognomi, percaritadiddio: la classe dirigente. Ma vaffanculo.
    Il Foglio, via Wittgenstein

    18/02/2005

    A volte ritornano

    Filed under: — JE6 @ 16:38

    Una voce risuona nel Palazzo del Liderillo: “Certo che è proprio pieno di intelligenti qui in giro. Dappertutto, non si salva nessuno. Intelligenti ovunque. Si capisce bene che non avevo tutti i torti a essere stupido. Purtroppo non mi hanno capito. O sì?
    Forza Idillio

    150 parole

    Filed under: — JE6 @ 12:25

    L’ho già scritto, e lo ribadisco: scrivere/parlare come Mike Bongiorno o Pippo Baudo non è necessariamente una brutta cosa.
    Perchè quello che conta, in primo luogo, è farsi capire. Poi, viene tutto il resto.
    E invece. E invece capita di imbattersi in augusti consessi di intellettuali che si confrontano a colpi di “la cultura popolare va distinta dalla cultura di massa. Non sono la stessa cosa e dovremmo parlare della seconda piuttosto che della prima, anche perché la seconda fa riferimento ad un orizzonte globale che lavora contro la prima“, “Confusione fra esercizio passivo e attivo del giudizio e una scala unica di ottundimento (lasciatelo dire a me). Bestseller vuol dire: Libro come prodotto derivato, come un collaterale del mondo della comunicazione“, “I non-lettori passe-partout per la svolta autoritaria della cultura di massa” e “Perché è la letteratura, è l’immaginario che la letteratura suscita, un’immaginario continuo che si ripropone nella storia umana che fa da antidoto a qualunque struttura sistematica che si schieri per una mutazione genetica della fantasia umana. Del cuore umano“.
    Sì, lo so che qui si fa della facile demagogia, che ogni mestiere ha il suo gergo, che-che-che. Però, santiddio, avete di fronte a voi un microfono, vi stanno ascoltando persone che non hanno mangiato il vocabolario, vi è proprio impossibile esprimere gli stessi concetti usando le centocinquanta parole che secondo il Pippo nazionale sono necessarie e sufficienti a parlare un italiano corretto e comprensibile a tutti?
    LaLipperini

    Add-on: Pensa che al giorno d’oggi basta anche scrivere interminabili paginate di banalità, sbrodolate da 20.000 battute pesanti come un lingotto di piombo, ovvietà, battute che non fanno ridere, commenti inutili/incomprensibili ma pretenziosi e altra roba che su carta occuperebbe metri cubi di spazio e il disboscamento integrale dell’Amazzonia, ed essere considerati non dico geni, ma moderatamente intelligenti. Si vede che la gente ha molto tempo libero, o magari sarà l’io-pensante, assumendo che si sia in grado di pensare. Era meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni, etc.