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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    01/04/2005

    Interrompiamo le trasmissioni

    Filed under: — JE6 @ 11:37

    Ascolti la rassegna stampa, e non si parla d’altro – sembra che oggi, se leggi una prima pagina le hai lette tutte.
    Ti arrivano le voci di una discussione in corridoio, e ancora di quello si parla.
    Vai a leggere le news, e ci trovi l’edizione straordinaria, con la diretta 24-ore-su-24.
    Le campagne elettorali terminano in anticipo.
    Vieni a sapere che – no, non è possibile – hanno eliminato la pubblicità dalla programmazione.
    Come sempre ti capita in queste occasioni, ti chiedi se non si sta esagerando, se tutto questo non è troppo, se non sarebbe meglio smorzare un po’, sforzarsi di rendersi conto che, nel frattempo, avvengono altri fatti di non poco conto – chessò, nel giro di un paio d’anni la nomina di Wolfovitz a presidente della Banca Mondiale potrebbe magari essere decisiva per la sorte di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.
    Poi, pensi che questa mattina, quando fuori era ancora tutto buio e tua moglie e tua figlia dormivano ancora il loro giusto sonno, tu hai letto il Televideo per sapere com’era andata la notte, pensi che domani, o dopo, o quando verrà il momento che qualcuno ti dirà che è finita anche per lui ti fermerai per un paio di secondi in silenzio, e ti sembrerà che se ne sia andato via per sempre un pezzetto di te e della tua memoria. E allora, seppure continuando a vedere quanta ipocrisia sta dietro e riesce a muovere questa grande macchina della commozione pubblica, pensi anche che non è tutto immotivato; così, ti tieni in tasca un po’ di cinismo, e ti metti a fare altro.

    Veleno

    Filed under: — JE6 @ 08:42

    Nei giorni scorsi, si è fatto un gran parlare di “clima avvelenato”, con riferimento alla campagna elettorale per le regionali, in particolare nel Lazio.
    Sarà.
    Qui, sotto la Madonnina, le cose mi sembrano tranquille; i due contendenti sono (o, comunque, si atteggiano a) dei gentlemen (per dire, uno punta sul tranquillo fascino della maturità brizzolata, l’altro fa tanto sfoggio di understatement da non apparire), si fanno riunioni nei teatri, cene di raccolta fondi nei circoli del Rotary, cose così.
    La scorsa settimana ho passato un paio di giorni a Roma, e non mi è parso di veder volare coltelli: grande fantasia nei manifesti elettorali (giochi di parole sul cognome dello sfidante, candidati che danno le spalle ai lettori), ma il veleno l’ho trovato solo sulle pagine dei giornali.
    Non so se mi posso spingere a dire “tanto rumore per nulla”, se quanto io leggo e ascolto e vedo non è statisticamente rappresentativo, oppure se questi sono gli ennesimi segni del famigerato scollamento tra società civile, classe politica e sistema dell’informazione. Forse è tutto questo messo insieme; sta di fatto che, a volte, mi pare davvero di vivere in un altro mondo, e mi chiedo perchè.