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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    24/06/2005

    I propri errori

    Filed under: — JE6 @ 00:04

    Essere messi di fronte ai propri errori non fa piacere a nessuno.
    Io non faccio certo differenza.
    In questi giorni ho scritto in molti posti il mio giudizio negativo, molto negativo, su coloro che si sono astenuti in occasione del referendum sulla legge 40. Non l’ho fatto seguendo gli arrampicamenti sugli specchi fassiniani, ma per un motivo molto semplice: credo, sono fermamente convinto che votare sia un diritto/dovere. Tanto diritto quanto dovere. Votare serve a confermare il valore del voto, in primo luogo.
    Ma certo, nessuno è perfetto.
    E oggi, un commentatore di Shangri-La mi ha opportunamente ricordato che io, nel 2003, non sono andato a votare per il referendum sull’articolo 18. Ho persino dato delle motivazioni: il “no” è un male, perchè serve solo a confermare l’ingessamento di un sistema che già funziona male; il “sì” è un male persino peggiore, perchè estende il malfunzionamento ad altre aziende che, per il momento, non ne sono ancora vittime.
    Starsene a casa mi ripugna, ma se può servire a far lavorare il Parlamento (cosa della quale dubito, sia chiaro), mi turo il naso e vado al parco con moglie e figlia. Ci son cose peggiori, nella vita.
    Ora, ho scritto e ho fatto una cazzata. Punto. Della quale non mi ricordavo – e questo forse è persino un’aggravante – e che non viene certo cancellata. Detto questo, a costo di passare per inutilmente superbo e arrogante, confermo tutto ciò che ho scritto in questi giorni: l’astensione è un trucco squallido (in italiano: deprimente). Una volta l’ho usato anch’io, e questo non lo rende certo meno squallido.

    Ringrazio chi mi ha scritto spiegandomi che non mi devo scusare, adducendo motivazioni ragionate e che non hanno a che fare con l’amicizia o la simpatia. Non se ne avranno a male, credo, se chiarisco qui in pubblico usando la risposta che gli ho dato in privato: il problema che io pongo è il mandare in vacca il Referendum in sè, lo strumento. Andare a votare (anche scheda bianca) serve non solo ad esprimere un parere sulla questione messa ai voti, ma anche (e chissà, forse soprattutto) a continuare a dare valore ad uno strumento che ormai ci è tanto consueto che non ne cogliamo quasi più il senso e l’importanza.
    Insomma, come dicevano quelli, il problema “è a monte”. E io ho fatto una cosa della quale sono tutt’altro che orgoglioso (e Dio solo sa quanto mi è costato scrivere questo post).