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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    28/10/2005

    Pausa

    Filed under: — JE6 @ 12:33

    Questo blog, il suo titolare e la famiglia del titolare si trasferiscono per tre giorni a casa di Wolfgang Amadeus. Se qualcuno passa da quelle parti, ci riconoscerà facilmente – saremo quelli che fanno “ciao” seduti su una carrozza.
    Salzburg Info

    27/10/2005

    Dell’inevitabilità

    Filed under: — JE6 @ 09:09

    D’accordo, i problemi – quelli veri – sono altri.
    Però: svegliarsi ogni giorno (e, soprattutto, tornare a casa ogni sera) pensando “non ce la faccio più, così”, e sapere che invece sarà ancora così, oggi e domani e lunedì (ah, no, giorno di ferie) e ogni altro giorno per chissà quanto ancora.

    26/10/2005

    Bello, simpatico, intelligente

    Filed under: — JE6 @ 14:21

    La simpatia e il fascino, a volte, possono essere una grave iattura per chi ne sia dotato in abbondanza.
    L’altra sera guardavo la puntata di Otto e mezzo dedicata a Pietrangelo Buttafuoco (pare che abbia scritto un romanzo). E ho trovato l’uomo gradevole, simpatico, intelligente, colto (bello, persino, sia detto con una certa invidia). Ma, santiddio, è anche uno che si autodefinisce, con orgoglio non inferiore al vezzo, un fascistissimo. E io mi rendo conto che mi è molto, molto, molto più facile farmi stare sulle scatole un Gasparri qualsiasi, piuttosto che un Buttafuoco.

    25/10/2005

    Allora non mi vuoi bene

    Filed under: — JE6 @ 14:56

    La vita è già abbastanza dura da non far sentire bisogno di ulteriori botte di tristezza. Come questa: provate a pensare a una cosa che vi dà fastidio fisicamente… (…) ecco, a me dà fastidio fisicamente la birra. ne provo repulsione, raccapriccio, odio baciare uomini che hanno bevuto birra, odio quando mi viene rovesciata addosso, odio quando ci sono i bicchieri che colano birra sui tavoli.
    Tentatividifuga

    Il profumo della Rosa

    Filed under: — JE6 @ 10:14

    Nel parco del Martin Luther King Memorial Center di Atlanta si trovano due piccoli sentieri pavimentati, dedicati a uomini e donne che hanno combattuto contro la segregazione razziale; per qualche decina di metri si cammina sopra a delle grandi piastrelle di marmo nero, sulle quali sono disegnate le impronte di due piedi e il nome di una persona.
    Molti di questi nomi sono conosciuti (Jesse Jackson, Andrew Young), oppure sono preceduti da un titolo onorifico che ne fa intuire il ruolo sociale: Giudice, Senatore, Reverendo. Fra tutte quelle piastrelle, però, ce n’è una che riporta il nome di una rammendatrice, una piccola donna che un giorno di cinquant’anni fa fece un gesto semplice come era lei: si rifiutò di cedere il posto sull’autobus a una persona che non aveva nessun diritto di occuparlo, se non quello – presunto – derivante dal colore della pelle. Un gesto piccolo, che però diede inizio a qualcosa di molto più grande.
    Quella piccola donna si chiamava Rosa Lee Parks, ed è morta ieri.
    Repubblica.it, MLK Jr National Historic Site

    24/10/2005

    E anch’io non mi sento tanto bene

    Filed under: — JE6 @ 09:10

    Lo ammetto, mi piacerebbe rendermi la vita più semplice mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall’altra (e inserendomi tra i primi, naturalmente).
    Però: dieci milioni di miei concittadini si appassionano alle vicende di Al Bano, undici e passa trascorrono diverse ore pendendo dalle labbra di un attempato cantante. Tra questi, stando agli esperti del settore, parecchie persone con un livello di istruzione medio-alto, tanto quanto il loro reddito. Insomma, sembra un po’ presuntuoso pensarsi migliori rispetto ad una buona metà di coloro che si incontrano quotidianamente al bar o in metropolitana; anzi, sembra persino presuntuoso avere un’opinione in merito, quale che sia.
    ItaliaOggi (a pagamento, sorry)

    Inoltre, pensando a quante volte mi fermo davanti a “Qui Studio a Voi Stadio”, mi torna alla mente l’immortale Woody Allen: Dio é morto, Marx é morto e anch’io non mi sento tanto bene.

    Vedo che, con molta maggiore proprietà di linguaggio, parla un pochino della questione anche Gianluca Neri.

    21/10/2005

    Non correre, pensa a me

    Filed under: — JE6 @ 13:54

    Nei commenti del mio webmaster, una bloggeuse che prima o poi dovrò pur incontrare scrive, a proposito del suo essere di destra e del suo guardare con interesse alla sinistra: Prima di passare all’altra fila voglio esser convinta che davvero corra più della mia…eppur mi sembra la legge di murphy…se mi sposto, l’altra corre di più. E viceversa.
    Ecco, senza eccedere in entusiasmo, mi permetto di far notare che qui il confronto non è tra una fila che corre di più e una che corre di meno, quanto piuttosto tra una che va indietro e una che promette di andare avanti.
    Il sentiero giusto, LaFlauta

    Rileggendomi prima di pigiare il fatidico tasto “Publish”, mi rendo conto che questo post non contribuisce alla mia candidatura al ruolo di Brand Promotion Manager dell’Unione. Mi toccherà farmene una ragione.

    Back home

    Filed under: — JE6 @ 07:44

    Il titolare, qui, è rientrato nei patrii confini, accolto da uno sbalzo di temperatura di venti gradi e da un’attesa di trentacinque minuti per avere il proprio bagaglio. Quello che doveva essere un rapido passaggio in ufficio si è trasformato in una intera giornata di lavoro, utile se non altro a smaltire un po’ di posta e tirare sera. Insomma, rieccoci. Dite, in Italia è successo qualcosa di interessante, in questi giorni?

    18/10/2005

    Greetings from Atlanta – 11. Mike and the chicken wings

    Filed under: — JE6 @ 17:26

    A volte, capita che di un viaggio ti rimangono in testa e nel cuore cose strane, alle quali non avresti pensato. Cinque minuti in una chiesa battista. E una sera passata a bere birra, mangiare chicken wings intinte nel blue cheese e guardare il Monday Night Football insieme a un cinquantenne, nato a New York e trapiantato in Florida, che gira gli Stati Uniti fornendo servizi informatici a medici e strutture ospedaliere. Gli ho spiegato la differenza tra il prosciutto di Parma e quello di San Daniele, lui ha ricambiato spiegandomi quando un pitcher vince una partita, cos’è un ERA (capito al cinquanta per cento), cosa è un RBI (zero per cento) e perchè gli americani amano le statistiche (look, what are stats? Figures, put one against the other, to show which one is the best. This is what Americans love, to be the best – that’s why they love stats). Alla fine ci siamo stretti la mano, e – saranno state le quattro pinte a testa e le curve di Folon, una vera cameriera di Hooters – mi ha detto it’s been a great meal, thank you very much ed io ero così imbarazzato che ho balbettato un ringraziamento incomprensibile. Poi, dentro in metropolitana.

    Greetings from Atlanta – 10. Il migliore amico dell’uomo

    Filed under: — JE6 @ 17:19

    Non ho nessuna spiegazione plausibile da dare. Per certo, in nessuna zona di questa città dove ho messo piede ho visto un cane. Nemmeno uno.