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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    27/03/2006

    E dopo aver gridato: “Ondaaaa energeticaa” emise un rutto notevole

    Filed under: — JE6 @ 16:15

    Tre segnalazioni su quattro saranno pure farlocche, ma 7 in condotta è il blog (e non solo) più divertente che mi sia capitato di leggere da un paio d’anni a questa parte.
    Per dire: “L’alunno L.M. durante la lezione di inglese fà una pila di libri sopra la sedia dopo di che ci si siede e prende la forma del cristo in croce (affermando di essere il nuovo messia)”
    7 in condotta (via Giudamaccablog, via Rolli)

    Meo amigo

    Filed under: — JE6 @ 14:54

    Capita (spesso? boh) anche a me: scrivere una critica nella quale si sostiene che il tale ha detto/fatto/scritto/cantato una fesseria epocale, e tentare di addolcire la pillola sottolineando ogni due frasi che il tale è un amico.
    Per dire, Christian Rocca ritiene che Daniele Capezzone sia un cialtrone pro-tempore (almeno limitatamente alla questione di ciò che i radicali sponda-Capezzone pensano della posizione olandese sull’eutanasia infantile). Lo scrive, portando a sostegno della sua argomentazione la lettura e interpretazione del protocollo di Groeningen. Al tempo stesso, sente il bisogno di mettere nero su bianco: “nelle mie primarie ideali, sceglierei sempre e comunque Capezzone” – “i miei amici radicali” (due volte) – “ho ascoltato il mio amico Daniele a Radio radicale”.
    Lo so, è un dettaglio, una quisquilia, una pinzillacchera. Ma se Rocca e Capezzone sono davvero amici, c’è davvero bisogno di scriverlo per giustificare il fatto di non trovarsi d’accordo?
    Camillo

    Il rumore del dibbbattito

    Filed under: — JE6 @ 08:20

    Avete presente tutta la manfrina sul dibbbattito televisivo – la sfida del secolo! – tra il PresDelCons e il suo sfidante? L’inondazione di parole che lo ha preceduto per settimane, e seguito per un paio di giorni? Ne è rimasto qualcosa?
    I pubblicitari conoscono bene il fenomeno: rumore di fondo, lo chiamano. E sanno che, quando questo è molto alto (cosa parecchio frequente, nel nostro paese), per distinguerti hai due sole possibilità: gridare fortissimo, nella speranza di non avere un Placido Domingo nei dintorni, oppure spiazzare, tacere, fare qualcosa di così diverso e sorprendente da lasciare tutti a bocca aperta. Altrimenti, la tua bella frase, detta con voce forte e ben impostata, cadrà in fretta nel dimenticatoio, sommersa da cento-mille-diecimila altre belle frasi, dette con voce forte e ben impostata.
    Questo è rimasto, del dibbbattito: due o tre decibel in più. Nient’altro.
    [Vogliamo scommettere che succederà la stessa cosa con il film di Moretti?]