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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    04/10/2006

    Greetings from Valencia – 5. Trinidad Football Club

    Filed under: — JE6 @ 20:48

    Valencia è circondata da un enorme, lunghissimo parco. Largo qualche centinaio di metri, e lungo molti chilometri. Ci trovi, ovviamente, tutto e tutti: cani, barboni, sacchetti di carta, anziani professori che leggono un libro, giovani coppie ad un passo dall’amplesso, fanatici del footing, turisti, blogger.
    Ai lati del Ponte de la Trinidad ci sono due enormi spazi sterrati, di un colore ocra che al sole del tramonto mette quasi malinconia; dall’alto, dal ponte, si vedono decine di macchie di colore, bambini di quattro, cinque, otto, dieci anni, chi con la maglietta bianca e la scritta Toyota, chi con una canottiera verde che in molti casi è tanto lunga da coprire le ginocchia: quattro contro quattro, a provare a buttare il pallone dentro la porta fatta con i pioli usati per i lavori stradali. Non pensano a nulla se non a giocare, ai lati dei campi ci sono madri e padri molto rilassati. Uno dei gruppi si sta esercitando a tirare i rigori, spesso il pallone fa fatica ad arrivare alla porta. Mi vengono in mente i campi di baseball che stanno sotto il Queensboro Bridge a New York, quelli che forse sognano di diventare Derek Jeter o Barry Bonds, questi che sperano di scendere al Mestalla magari solo per fare i raccattapalle di Morientes e Vicente. Nel frattempo si divertono, e noi che guardiamo ci riconciliamo per cinque minuti con quella cosa che chiamano calcio. Se ci fosse da pagare un biglietto, lo farei volentieri.

    Greetings from Valencia – 4. L’ho scampata bella

    Filed under: — JE6 @ 20:40

    Lo so, non ci crede nessuno, ma sono qui per lavoro.
    Appuntamento alle quattro del pomeriggio con la responsabile marketing di una delle più grandi catene europee di cliniche per il trattamento degli inestetismi – in altre parole, un depilamentificio di proporzioni gigantesche. Le simpatiche signorine della reception non trovano di meglio che farmi sedere nella stessa sala d’attesa usata dalle clienti. Vengo avvicinato da una donna in camice verde, bruttissima copia della dottoressa Lewis di buona memoria. Mi chiede se sono io il suo prossimo paziente, scuoto la testa e le dico di no, ma non pare convinta. La scena si ripete con una infermiera (so che il termine non è corretto, ma loro definiscono questo luogo “clinica”), poi finalmente vengono a salvarmi. Ho ancora i peli ritti per il terrore. Ho ancora i peli, a ben vedere.

    Greetings from Valencia – 3. Acqua santa

    Filed under: — JE6 @ 20:31

    La cattedrale di Valencia ha due particolarità che ne rendono meritevole la visita: uno dei vari Santi Graal sparsi per l’Europa, incastonato in una cappella di pietra dove la luce filtra in modo che neanche un pittore fiammingo sarebbe riuscito a immaginare, e il Tribunal de las Aguas. Quest’ultimo è l’unico organismo giuridico non statale, la cui autorità è però riconosciuta dallo stato spagnolo. Da non ricordo quante centinaia di anni (sarei tentato di dire una decina, ergo un millennio, ma ci vado cauto perchè la memoria vacilla) ogni giovedì si riunisce un consesso di saggi per deliberare sulle questioni relative all’uso delle acque nelle campagne valenciane. La decisione è insindacabile, e il fatto che nessuno abbia ancora messo in scena una rivolta mi pare il segno inequivocabile della autorevolezza di questo tribunale. Nessun Taormina, nessun Guzzanti, nessun Castelli. Beati loro.
    Ah, dimenticavo. Oggi è mercoledì. Vabbeh.

    Greetings from Valencia – 2. Invidie

    Filed under: — JE6 @ 20:23

    Avevo visto Valencia per la prima volta meno di due mesi fa, in un sabato terso e caldo. Non c’era moltissima gente per la strada, forse intimorita dall’estate spagnola, forse accalcata alla città delle arti e delle scienze, non so.
    Oggi, invece, è giornata lavorativa, anche se dall’aereo si potevano vedere una gran quantità di barche a vela di ogni dimensione approfittare del vento che ha chiaramente confuso il pilota. Così, le strade sono piene di indigeni, che come in tutte le altre città spagnole che ho avuto la fortuna di vedere, sciamano senza fretta di tornare a casa, un gelato, una birra, quattro chiacchiere su una panchina. Ogni volta mi rodo il fegato per l’invidia, e ogni volta mi ritrovo a pensare che a noi milanesi non ci obbliga nessuno a fare la vita che facciamo – continuiamo così, facciamoci del male.

    Greetings from Valencia – 1. Dieta irlandese

    Filed under: — JE6 @ 20:19

    Ho bisogno di fare un po’ di dieta, lo so. Ma non quella alla quale mi ha obbligato Mr. Ryan, 125 grammi di Pringles e 250 di M&Ms, causa esaurimento sandwich. Qualcuno lo definisce “pranzo meraviglioso” – e questo la dice lunga sulla sua salute mentale.