< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    17/10/2006

    Greetings from San Francisco – 13. Non ci sono più le mezze stagioni

    Filed under: — JE6 @ 20:30

    Come al solito, mi sveglio presto. Tra le 5.30 e le 7.00 ho novanta minuti di tempo per guardare vecchie puntate di ER o di Dawson Creek, e per rendermi inutilmente adrenalinico soffermandomi sul canale più ansiogeno della televisione americana – The Weather Channel. E così, vai con l’enorme nevicata che ha messo in ginocchio Buffalo (e oggi, quasi tre giorni dopo, sono ancora in decine di migliaia a non avere la corrente elettrica), o il deluge che ha inondato Shreveport, o la severe thunderstorms area che copre una buona parte del sud costiero americano. Pare che ogni genere di calamità meteorologica abbia colpito o stia per abbattersi sugli Stati Uniti – per fortuna domani si risale sull’aereo: a proposito, che tempo fa a Milano?

    Greetings from San Francisco – 12. Espresso

    Filed under: — JE6 @ 20:24

    Dopo giorni di quel liquido marroncino portato alla temperatura della lava vulcanica che gli americani chiamano caffè, non mi vergogno spendendo due dollari al Cafè Zoetrope per bere qualcosa in tazza piccola che assomiglia davvero a un espresso italiano. Poi, in fondo, che Coppola abbia davvero scritto qui Il Padrino, poco importa, come poco importa che il tavolino apparecchiato sulla destra del bancone, e protetto da un cordone che impedisce di avvicinarcisi, sia davvero destinato a Francis, o magari a Sofia: basta crederci, ed essere contenti di ciò.

    Greetings from San Francisco – 11. The Poetry Room

    Filed under: — JE6 @ 20:21

    La City Lights non è cambiata, e immagino che la scelta sia voluta: squadra che vince non si cambia, e infatti nel 2004 è stata votata come migliore libreria di San Francisco. Non so bene perchè ci sono venuto, se non per il gusto di salire all’ultimo piano, entrare nella Poetry Room, sedermi su una sedia scalcinata e prossima all’autodistruzione e guardare il muro che sta di fronte, con il cartello “Have a seat + read a book” che campeggia su tutto e tutti [1]; perche’ in fondo, a me la beat generation dice poco, On The Road l’ho sempre trovato noioso e stucchevole e non posso dire che le poesie di Ferlinghetti mi esaltino oltre misura. Ma essere qui è un po’ come portare l’orologio con le lancette a forma di falce e martello, una specie di omaggio a una idea che non piace ma che si pensa abbia qualche merito, e qualche motivo di essere ricordata.

    [1] Per chi legge via feed: passate sul browser, sto parlando della foto che fa da template al blog.

    Greetings from San Francisco – 10. The Rock

    Filed under: — JE6 @ 02:36

    Costeggiando il mare, puoi non vedere il Golden Gate, o il Bay Bridge, o la Coit Tower, ma Alcatraz la vedi sempre. E allora, la devi vedere davvero, devi salire sul ferry come fanno un milione e mezzo di persone ogni anno a diciannove dollari a persona, morire di freddo per i venti minuti che ci vogliono ad arrivare partendo dal Pier 33 e mettere i piedi su questa isoletta davanti al cartello State Penitentiary.
    La prigione non fa impressione: d’accordo, le celle nelle quali entri e sei preso da un attacco di claustrofobia, The Hole con le sue celle di isolamento, la Gun Gallery dove i secondini appendevano ad un gancio le chiavi per non rischiare che queste venissero rubate in una rivolta, tutto questo e i ricordi di cento film ambientati nella “Rock” (peraltro, c’è un solo film realmente girato on site, Fuga da Alcatraz: il resto no, e ammetterete che la cosa fa perdere molta poesia), però, se uno è stato a Dachau e Mauthausen non può farsi venire il groppo in gola ad Alcatraz.
    Ma The Rock ha una cosa veramente terribile, che non sta dentro nella prigione, ma fuori. Perchè dalle celle guardi fuori, fuori dai finestroni enormi, oggi impolverati, rugginosi e pieni di ragnatele, guardi fuori e vedi uno dei posti più belli del mondo, una delle città più belle del mondo, vedi il ponte rosso, vedi il tramonto scendere sulla baia, e se il vento tira nella direzione giusta senti i suoni e le risate e i clacson di Fisherman’s Wharf. Era quella la tortura, a pensarci bene.

    Greetings from San Franciso – 9. I’ve got a special package for you

    Filed under: — JE6 @ 02:26

    Avete presente le limousine americane, quelle lunghe da Milano a Varese, che devono fare manovra per girare se l’incrocio è un po’ stretto? L’altra sera, dietro ai vetri oscurati di una Lincoln bianca, seduto su una poltrona larga quanto il divano di casa c’era anche il titolare, qui. Che faceva il brillante con le altre sei persone con le quali stava andando a cena, ma non riusciva a non guardare con la stessa espressione che ha una persona corta di fronte a un enorme giocattolo le luci alogene azzurre che percorrono l’intero perimetro interno della vettura, l’area bar illuminata a giorno con i calici e il frigorifero, i due televisori, e soprattutto uno dei due tettucci che riproduce, all’interno, una volta stellata. Per fortuna c’era Fred, l’autista, a riportare tutti con i piedi sulla terra, lui e la sua faccia da Sammy Davis Jr., lui e i suoi quarantotto dollari per dieci minuti di viaggio, lui e il suo package da centonovanta dollari per farti vedere il Golden Gate by night – there is a complimentary bottle of champagne for you guys – thank you Fred, bring us back to the hotel.