< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • Libri
  • January 2007
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    05/01/2007

    Go ahead and get fired

    Filed under: — JE6 @ 16:27

    Non lamentiamoci, che il brodo nel quale allegramente sguazziamo ce lo siamo preparati da soli – e con cura: una manciata di mano invisibile, una spruzzata di istinto animale, laissez faire q.b.; Bob Nardelli, CEO di Home Depot, viene licenziato. Capita, date retta a uno che l’esperienza l’ha vissuta in videoconferenza (Mr. President lo chiamò, con un capolavoro di equilibrismo, “relocation” – vabbeh). Solo che Bob si è portato a casa una buonuscita di duecentodieci milioni di dollari. 210. Due-uno-zero, milioni. Siccome a me mancano le parole, uso quelle di Seth Godin: “Amazing. I’d been writing a post over the last few weeks trying to explain why Home Depot had some sort of strategy in carving out this niche for itself, but it sure looks to me as though Bob’s strategy was more about Bob. My best advice is that if you can get a severance package like that, you should go ahead and get fired“. Dico, gli volete dar torto?
    Home Depot, Seth Godin

    I controllori

    Filed under: — JE6 @ 14:34

    Io mi chiedo se c’era bisogno dell’inchiesta del prode Fabrizio Gatti per rendersi conto delle condizioni della gran parte delle strutture sanitarie – e quelle di grandi dimensioni, in particolare – del nostro malconcio Belpaese. Perchè per mettere il naso dentro il CPT di Lampedusa devi ingegnarti e fingerti un profugo, ma per entrare in un ospedale non ci vuole molto e anche senza travestirsi da uomo delle pulizie o da manutentore un giro per i corridoi, anche quelli vietati, non è molto difficile farlo. E chi ha l’autorità, può farlo come e quando vuole. Ai bei tempi del Terzo Gruppo Squadroni Savoia Cavalleria, avevamo un comandante che di tanto in tanto ci regalava la sorpresa di una visita notturna, per vedere se stavamo veramente di guardia oppure ci imboscavamo da qualche parte a dormire. All’una di notte si vestiva, prendeva la macchina, arrivava in caserma, e faceva il suo controllo. Non ci avvisava, no. Noi sapevamo che la cosa poteva capitare, e per quanto lo stramaledicessimo non ci potevamo sbragare troppo: dieci sotto zero, due maglioni e tre paia di calze, e tutti a far la guardia ai Leopard. Alla fine, facevamo tutti il nostro lavoro, comandati e comandante. Evidentemente il presidente della Regione, l’assessore regionale-provinciale-comunale alla Sanità, il comandante dei NAS (andate avanti voi: quanto può essere lunga questa lista? Un bel po’, io credo) godono di splendida salute come pure i loro familiari ed i loro amici: quindi non hanno bisogno di andare negli ospedali pubblici nè da pazienti nè da visitatori – e di notte hanno di meglio da fare. Anche di giorno, si direbbe.
    L’espresso

    Fissando l’abisso (in 102 uscite settimanali)

    Filed under: — JE6 @ 10:33

    Anni fa mi trovavo nella sede di un grande gruppo editoriale, uno di quelli che ha filiali all’estero, che compra compagnie di assicurazioni, che pubblica quasi qualunque cosa – dai libri per la scuola ai corsi di lingua alle raccolte settimanali. Già, quelle raccolte.
    Per curiosità, chiesi al mio interlocutore se davvero c’era gente che iniziava a raccogliere ditali da cucito e automobiline delle forze armate e tovaglie etniche e minerali unici-e-originali e continuava fino a quando, molti anni dopo, si sarebbe trovata la casa invasa da oggetti che nel corso del tempo avevano perso di ogni senso e fascino.
    Il signore che mi accompagnava mi disse che sì, pare incredibile, ma quella gente c’era (e c’è) davvero. Che ognuno ha la sua piccola o grande mania, che ognuno nella vita ha la fissa per un oggetto [1]. All’inizio ogni raccolta ha il suo boom, creato dagli spot in televisione e dal posizionamento dei manifesti e dal packaging in edicola; già dalla terza-quarta uscita si ha l’assestamento sui numeri di vendita reali, quelli che poi si manterranno quasi immutati fino alla fine della raccolta: a volte il due, a volte il tre, a volte il cinque per cento. Il signore mi spiegò che alla fine il loro lavoro consisteva nel non sbagliare di troppo le previsioni sui numeri assestati, perchè da quelle dipendevano gli approvvigionamenti delle varie cianfrusaglie e quindi i margini di profitto. Tutto lì.
    Ricordo che, all’uscita, dopo aver salutato il signore che mi aveva accompagnato, mi fermai nella grande hall di ingresso, a fissare le bacheche dove erano esposti i libri per la scuola e i corsi di lingua e le raccolte settimanali, e pensai con sgomento alle mie fisse, augurandomi che il grande gruppo editoriale non decidesse mai di far partire una di quelle raccolte: stavo fissando l’abisso, e l’abisso stava fissando me.
    Achille

    [1] Da giovine, la mia era quella delle lattine di birra vuote – centinaia, raccolte in ogni posto, impilate sopra l’armadio della mia camera. Adesso, quella dei magneti da frigorifero, quelli che si comprano in aeroporto, uno per ogni città che visito. E’ mai possibile che Mainz sia una città così insignificante da non meritarsi un magnete, dico io?