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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    07/05/2007

    “Sa cosa vuol dire, davvero, stare in classe”

    Filed under: — JE6 @ 10:41

    Oggi è giornata di citazioni, legate tra loro da un filo nemmeno tanto sottile. Poi verrà il momento di tirare questo filo, lasciare da parte vergogne inutili e dannose e presentarsi per ciò che si è davvero.
    La deriva spettacolare della cultura, per cui si deve ricorrere a un guitto sia pure geniale come il toscanaccio Benigni per scoprire che Dante è Dante, non è una bella cosa: è segno dei tempi, di un provincialismo demagogico imbottito di luoghi comuni, di un chiacchierare a vanvera e superficialmente snob. La moda di Dante non fa bene a Dante (…) Demagogia per demagogia, allora, che venga scelto come Ministro non un attore ma uno dei tanti insegnanti, dalla scuola materna alle superiori, che quando parla di scuola sa cosa vuol dire, davvero, stare in classe, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. A insegnare Dante, e non solo.
    Contaminazioni

    Si potrebbe dire outing

    Filed under: — JE6 @ 09:51

    Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.
    Ci vogliono quasi settanta righe di (auto)giustificazioni per dire la verità, ma alla fine questa, o almeno una sua parte non irrilevante, viene detta. Sapete una cosa? Siamo [1] in tanti, siamo di sinistra, e voteremmo Sarkozy anche adesso, ad avercene uno sottomano.
    Repubblica.it

    [1] E, sembra, non siamo nè gggiovani, nè vecchi barbogi nostalgici di “quando c’era lui”. Qualche esempio? Il Dottor Brodo, qui. E il Dottor Sasaki, con il quale da un po’ condivido via mail l’insofferenza per come si sta sputtanando l’agglomerato di edifici che sta sotto la Madonnina, qui.

    Chi l’ha vista

    Filed under: — JE6 @ 07:13

    Guardavo le immagini di Sarkozy presidente, con l’impressione che i francesi siano andati a votare per il nuovo presidente con una concreta aspettativa di cambiamento, e con il ragionevole convincimento che quell’aspettativa non sarebbe andata del tutto delusa.
    Poi ho pensato a quando qui, sul versante no-TAV delle Alpi medesime, siamo andati a votare per il sindaco della seconda città più grande (nonchè della città più ricca) del paese, sapendo perfettamente che l’unico cambiamento che ci potevamo ragionevolmente attendere era quello della volumetria tricologica della persona con fascia tricolore: dalla pelata di Gabriele “Mutanda” Albertini all’impalcatura cotonata di Letizia “Messimpiega” Moratti. Più business per tutti gli hair stylist della città: per il resto, sindaca non pervenuta.