< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • November 2007
    M T W T F S S
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    2627282930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    09/11/2007

    Però a loro li pagano

    Filed under: — JE6 @ 13:19

    Stando a questo pezzo del Corriere, non meno di sei parlamentari italiani si sono sentiti in dovere di far conoscere urbi et orbi la loro indispensabile opinione su dieci righe di un’enciclopedia, e un imprecisato numero di organi di comunicazione si è sentita in dovere di darne notizia – quando si dice il fancazzismo imperante.
    Corriere.it

    Give peace a chance

    Filed under: — JE6 @ 12:57

    David Weinberger, citato da [mini]marketing: Il marketing a un certo punto diventa guerra: marketing campaign, targeted marketing, saturation marketing, stategic marketing, marketing penetration. E’ una spiacevole situazione.
    Sarà che sono un tipo abbastanza pacifico, ma non ho mai pensato al mio lavoro in questi termini, e ho avuto la fortuna di lavorare in aziende nelle quali le metafore guerresche o i proclami bellicosi non erano banditi: semplicemente, non facevano parte della cultura dell’azienda stessa.
    L’idea del marketing come guerra mi pare una sciocchezza colossale, per un motivo piuttosto semplice: la competizione tra aziende non è un incontro di basket o una partita di tennis, o vince uno o vince l’altro, tertium non datur. Possono avere successo tutti, o comunque molti, e possono averlo in contemporanea; non necessariamente il buon risultato di A può essere ottenuto soltanto al prezzo del cattivo risultato di B, non necessariamente il concorrente è un nemico, non necessariamente ci dobbiamo considerare pedine di una specie di ridicolo Risiko.
    Mi piacerebbe che questa idea fosse un po’ più diffusa; ma, non so come, ho l’impressione che faccia comodo (soprattutto a quelli che non fanno questo mestiere) evitare che questo accada.
    [mini]marketing