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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    26/11/2007

    Greetings from Ljubljana – 2. Suoni

    Filed under: — JE6 @ 12:34

    Aspetto due persone per il classico pranzo di lavoro. Guardo fuori dalla finestra, a sinistra in cima alla collina il Ljubljanski Grad, il castello. A destra una selva di tetti e antenne tra le quali spiccano delle piccole cupole. Si sentono distintamente le prove di un gruppo di violini e violoncelli: mi viene in mente che sull’autostrada ho visto l’indicazione per Lipica, il primo allevamento dei cavalli che danno mostra di sè all’alta scuola di equitazione di Vienna. Aspetto di vedere Francesco Giuseppe da un momento all’altro.

    Greetings from Ljubljana – 1. Frontiere

    Filed under: — JE6 @ 12:25

    Più spesso che no, le frontiere rivelano una forza tanto grande quanto assurda: all’occhio di chi passa da quelle parti per la prima volta, non c’è nulla che differenzi Opicina da Dane, e lo stesso sembra potersi dire per le decine di chilometri prima e dopo la barriera dove un poliziotto alza stancamente gli occhi dal giornale e ti fa cenno che sì, puoi proseguire. La stessa terra, così com’era in un passato nemmeno troppo lontano; eppure, in pochi chilometri ci si trova precipitati nel solito groviglio di consonanti inestricabili e incomprensibili, e sono certo di aver visto, a lato dell’altra corsia dell’autostrada, un piccolo cippo commemorativo di chissà cosa e chissà chi, e non saprei dire cosa splendeva di più, se il marmo bianco del cippo o la stella rossa che lo dominava. E insomma, tanto per fare un po’ di filosofia autostradale, le frontiere sono davvero il segno tangibile che siamo capaci di cambiare il mondo. Come, ecco, quello è un altro discorso.