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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    19/02/2008

    Greetings from York – 3. Ye Olde Starre Inne

    Filed under: — JE6 @ 20:56

    Naturalmente so bene che il posto dove mi siedo a mangiare e soprattutto bere (e più ancora: a sfuggire il freddo polare che sta facendo ghiacciare le strade della città alle sei di sera, neanche fossimo a Varsavia) non ha più nulla a che fare con l’Inn aperto a metà del 1600. Però, crederlo non fa male a nessuno: e quindi.

    Greetings from York – 2. Il coro

    Filed under: — JE6 @ 20:06

    Mentre sto leggendo le decine di targhe e lapidi commemorative che rendono una delle navate posteriori della York Minster una specie di succursale del Ministero della Difesa britannico (non so cosa è più straordinario, se l’orologio astronomico dedicato ai piloti della RAF o la lapide che ricorda un ventitreenne rapito e ucciso dai briganti greci dalle parti di Atene nel tardo Ottocento) vedo aprirsi una porta di legno nella zona chiusa al pubblico: e dalla porta escono sette o otto giovani religiosi, elegantissimi nella loro veste cremisi, che scherzano e per un momento sembrano, non fosse per l’abbigliamento, manager in libera uscita. Per un momento solo, perchè – chiusa la prima porta – ne aprono un’altra, e subito se la richiudono alle spalle: un’ambientazione cinematografica, con uno spot che illumina quell’entrata proibita a tutti tranne che a loro: loro che meno di cinque minuti dopo riempiono l’aria con un canto a cappella potente da far venire i brividi – e sono solo le prove, e sono giusto una manciata di ragazzi, e chissá perchè mi vengono in mente i Blues Brothers (“siamo in missione per conto di Dio”) e il paragone non mi pare blasfemo.

    Greetings from York – 1. The Minster and The Shambles

    Filed under: — JE6 @ 19:31

    “Have you ever been to York?”, mi chiedono quelli di Leeds, e alla mia risposta negativa mi suggeriscono entrambi di farlo, e nelle loro parole non sento invidia ma quasi orgoglio per una città che non è la loro e che – ciò nonostante – mi spingono a visitare.
    Così salgo sul treno, dieci sterline per un’ora di viaggio andata e ritorno, e domani dovrò ringraziarli per il consiglio: la York Minster è un gioiello gotico fantastico, le mura romane fanno sentire un latino a casa sua, il centro è preso di peso dal sedicesimo secolo, i pub hanno settanta-ottanta-trecento anni e The Shambles – la viuzza lastricata di cui mi ha parlato Julie – mette insieme la casa natale di una santa e sobri negozi di abbigliamento molto british. Le luci gialle ricordano Bruxelles o Strasburgo, e però si respira un’aria particolare che non saprei descrivere – ma importa che io lo sappia fare?

    Greetings from Leeds ‘08 – 4. Come la neve

    Filed under: — JE6 @ 16:03

    Aeroporto, un ufficio da qualche centinaio di persone, un ristorante, un albergo, una stazione ferroviaria, un treno. Provo a fare il conto delle persone di colore che ho incontrato, e non arrivo a dieci, inclusi due o tre indiani e un paio di orientali.

    Greetings from Leeds ‘08 – 3. Luoghi comuni (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 07:54

    Sarà che alla fine i luoghi comuni sono tali perchè fondati su una base di verità, o che la natura è ben più saggia di noi: fatto sta che alle sei di questa mattina ho scostato le tende e ho trovato Leeds imbiancata di neve.