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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    30/04/2008

    Greetings from London ’08 – 4. Nani e ballerine

    Filed under: — JE6 @ 08:53

    In fiera c’è un solo imperativo: richiamare gente, “generare contatti”. Diecimila persone concentrate in qualche migliaio di metri quadri, e bisogna incontrarne il maggior numero possibile. Per farlo, si ricorre a qualsiasi mezzo: far entrare un autobus a due piani, offrire pop-corn fin dalle dieci del mattino senza soluzione di continuità, mettere in palio una Wii. Si ricorre al sesso, senza troppi problemi: da anni, la Steve Wexler ha una o due standiste implacabilmente identiche a Pamela Anderson pre-sgonfiamento, tailleurino con minigonna ascellare, scollatura larga e profonda e una quinta che preme e dalla quale si possono staccare gli occhi solo richiamandosi ripetutamente al rispetto dei sacri valori della famiglia. Tutto questo fa parte del baraccone che si sposta da Londra a Chicago, da Lille a Wiesbaden, da Norimberga a Parigi, e ormai ci siamo abituati. Però si può sempre fare di più, e di peggio. Ieri, mentre aspettavo un cliente americano vicino all’ingresso del padiglione, guardavo smarrito una piccola macchia viola che percorreva il corridoio. Una macchia alta un metro, forse un metro e dieci. Viola, dicevo: come il vestito a tre pezzi, e le scarpe, e la cravatta, e il trucco sulla faccia. Chè quella macchia era una persona: piccola, come sono i nani, ma pur sempre una persona.

    29/04/2008

    Greetings from London ’08 – 3. Anita

    Filed under: — JE6 @ 19:17

    Molti anni fa avevo una collega, una ragazza che faceva il mio stesso lavoro nella sede di Londra; Anita, indiana, di una bellezza rara come solo le donne di quei paesi possono avere. Ci vedevamo due o tre volte all’anno, in occasione dei nostri meeting europei a Eindhoven, o dei kick-off in luoghi ancora più improbabili. Dopo qualche tempo, Anita diede le dimissioni. Si sposò con un ragazzo, anche lui indiano, e il matrimonio venne celebrato in India. I suoi colleghi ci fecero vedere le foto scattate in quella settimana di festa, che lei gli aveva portato andando a trovarli dopo qualche settimana dal suo ritorno: e se possibile era ancora più bella, con i trucchi, le decorazioni, il sari, i fiori. Non so che fine abbia fatto Anita, sono riuscito a mantenere i contatti – anche se sporadici – con diversi miei colleghi di quella vita professionale, Joost, Ernie, Gerda e Anne in Olanda, Maria a Madrid, Anna a Stoccolma: ma Anita, che era di poche parole ma sapeva il fatto suo, chissà dov’è e cosa fa.
    Mi è tornata in mente perchè per due giorni consecutivi ho incontrato – una volta sull’aereo e una volta in fiera – due ragazze, chiaramente indiane, che portano il suo stesso cognome. E tutte e due le volte ho avuto la tentazione di fermarle e chiedere loro se erano parenti di Anita. Poi ho lasciato perdere, mi sono vergognato, non me la sono sentita di imbarcarmi in una spiegazione troppo poco plausibile, ed un piccolo pezzo del passato è tornato – per andarsene subito, in silenzio.

    Greetings from London ’08 – 2. Lo so già

    Filed under: — JE6 @ 08:36

    Arrivo a Londra apprendendo che Roma ha un nuovo sindaco; all’uscita della fermata della metropolitana di Earl’s Court c’è un assembramento di gente che mi vuole piazzare in mano il santino di Boris Johnson (azzurro) o quello di Ken Livingstone (un rosso purpureo), visto che anche qui, dopodomani, devono scegliersi il primo cittadino. Mi viene la tentazione di fermare qualcuno a caso e dirgli “io lo so, come va a finire”.

    Greetings from London ’08 – 1. Tutto esattamente come al solito

    Filed under: — JE6 @ 08:25

    Per un semplice caso del destino, ho percorso più volte questo tratto tra Heathrow e Earl’s Court di quanto non mi sia capitato di fare, non so, tra Roma e Pescara o tra Livorno e Civitavecchia. Lascio il libro al suo posto, in borsa, e mi fermo a guardare questo pezzo di Inghilterra, case vittoriane che si alternano a insediamenti popolari, un cimitero senza statue di angeli e di santi, una ragazza che sgancia il guinzaglio del cane. Una mezz’ora prima fissavo le macchie rosse dei pullman diventare più grandi e nitide man mano che l’aereo si avvicinava al suolo, e le anse del Tamigi, e i giardini. Se a causa di un cambiamento di rotta non avessi mancato la Battersea Power Station – quella della copertina di Animals – sarebbe stato tutto esattamente come al solito, la ragazza giapponese che non capisce le istruzioni per comprare il three-days-ticket e le decine di giornali abbandonati nel vagone della metropolitana e il grattacielo della Smithkline in lontananza e le nuvole basse. E quel “tutto esattamente come al solito”, non so perchè, mi pare di consolazione.

    27/04/2008

    Per forza

    Filed under: — JE6 @ 22:20

    Un commentatore mi fa notare che è tanto facile criticare questo e quel partito, il PD per un motivo e SA per un altro e il PdL per un altro ancora – e a quello limitarsi, senza “fare proposte”. Tanto facile. Troppo facile.
    Sarà.
    E però, a me sfugge perchè dovrei per forza essere in grado di fare delle proposte politiche. Non escludo la possibilità che questo avvenga, intendiamoci. Ma perchè posso criticare solo a seguito di una proposta costruttiva? Da semplice cittadino, non ho il diritto di fermarmi davanti alla vetrina parlamentare, guardare con attenzione, soppesare, e poi dire – semplicemente – “questo no, questo no, questo no”, se l’offerta che mi si para di fronte agli occhi non mi suscita alcun entusiasmo? Perchè dobbiamo necessariamente essere un paese di commissari tecnici e primi ministri?

    25/04/2008

    Casca il mondo, casca la terra

    Filed under: — JE6 @ 19:06

    Vi ricordate quando Nanni Moretti, indicando di fronte ad una folla di plaudenti girotondini la nomenklatura dell’Ulivo (o era l’Unione? o uno dei bizzarri acronimi che hanno reso il centrosinistra anonimo quanto una saponetta dell’Esselunga?) schierata a un paio di metri dalle sue spalle, disse senza mezzi termini che con quei dirigenti l’Ulivo avrebbe perso ogni elezione fino alla decima generazione?
    Ecco, guardate l’ultima puntata di Tolleranza Zoro e ditemi se non è vero che Moretti e compagnia non avevano capito un cazzo, e se con una compagnia di testimonial come quella presentata da Tiberio Timperi la profezia morettiana non è destinata ad avverarsi finchè vi saranno tracce di vita in questo paese – anche se per motivi che Michele Apicella non riusciva nè a comprendere nè ad immaginare.
    Zoro

    24/04/2008

    Pennichella

    Filed under: — JE6 @ 12:43

    Credo che sarebbe ingeneroso far notare a Beppe Grillo ed ai suoi (numerosi?) seguaci che la loro prima esperienza elettorale dovrebbe indurli a maggiore cautela nei proclami rivoluzionari – il 25 aprile e il nuovo Rinascimento e così via. Io sono estremamente scettico sulle loro possibilità di successo (nonchè sulle modalità con cui questo successo viene perseguito); ma non faccio testo: il fatto è che la rivoluzione non russa, mentre io, sul serio, sento di aver bisogno di un pisolino.
    La Stampa

    21/04/2008

    Business plan

    Filed under: — JE6 @ 12:06

    Il titolare qui si appresta ad affrontare un periodo di tagli: chat – 90%, Twitter -50%, blog – 30% (il PIL non ne dovrebbe risentire, anzi).

    20/04/2008

    Ciò che lui aveva visto ma non aveva capito

    Filed under: — JE6 @ 17:47

    Cliccò sul tasto “play” per l’ennesima volta consecutiva. Aveva affrontato il primo ascolto con curiosità, per sentire come quella breve storia che aveva scritto molto tempo prima, una storia che parlava di maschi, fumo e soldi poteva essere raccontata dalla voce di una donna. Nel breve arco di nemmeno due minuti, mentre le parole si snocciolavano una dietro l’altra, la sua storia si era trasformata in un’altra cosa: le voci rauche dei pensionati che avevano alzato troppo il gomito, i vestiti stazzonati, le automobili di terza mano – tutto era diventato una favola. Avvertì una sensazione strana e piacevole, come avere sei anni e tenere tra le mani il suo mangiadischi blu che suonava “Il gatto con gli stivali”. Aveva spento la luce e socchiuso gli occhi. Aveva riascoltato quella voce raccontargli ciò che lui aveva visto ma non aveva capito, lo aveva fatto una volta e poi un’altra e poi un’altra ancora. Passò tutta la sera così, al buio, ad ascoltare parole che anni prima erano state sue e ora, per fortuna, non lo erano più, e provò ad immaginarsi come sarebbe stato se quella voce fosse stata seduta lì, vicino a lui – non la avrebbe toccata, non la avrebbe nemmeno guardata, sarebbe stato tutta la notte ad ascoltarla. Per la prima volta dopo molte settimane, dormì per qualche ora.

    18/04/2008

    Che tempi, signora mia

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Questo blog sottoscrive senza esitazioni David Saltuari, che su Twitter scrive: “scopre una nostalgia per un epoca più pudica in cui i Presidenti magari avevano l’amante lo stesso ma almeno si vergognavano un po'”.
    Bassoatesino