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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    16/04/2008

    Greetings from Brussels ’08 – 2. Sante visioni

    Filed under: — JE6 @ 10:13

    Il giorno dopo la scomparsa di falce e martello dal parlamento italiano, mi ritrovo a pernottare in Avenue de Stalingrad, il grande viale che collega il palazzo della Borsa a Gare du Midi. A dispetto delle numerosissime vetrine con scritte in arabo e nomi maghrebini, mi dicono che in zona vive una grande comunità greca; e infatti, alle undici di sera, mentre esco dalla taverne dove sono andato a bere l’unica birra della serata, mi fermo sul marciapiede a guardare un pope che cammina verso di me. Sembra una specie di Frate Tuck, piccolo, grasso e ballonzolante. Siamo solo io e lui, uno in giacca e cravatta e l’altro nel suo saio. Alle mie spalle le voci di sei ragazze nella taverne, una che insegna alle altre i numeri in italiano. Forse Frate Tuck non mi vede, perchè ha gli occhi fissi sul marciapiede. Entro in albergo.

    Greetings from Brussels ’08 – 1. “Huh?”

    Filed under: — JE6 @ 08:53

    Cena in casa del direttore generale dell’associazione, un inglese sposato con una pittrice portoghese. Altre due inglesi, un irlandese, due norvegesi, un paio di tedeschi, una olandese, un belga. Come nelle barzellette. E infatti, non uno che non mi saluti e dopo un paio di minuti di convenevoli, non mi faccia un sorrisino a metà tra l’ironico e il compassionevole, accompagnato da un “Berlusconi, huh?”. Il fatto è che nelle barzellette l’italiano finiva sempre vittorioso. Nelle barzellette.