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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    30/05/2008

    Passati i mesi, la notizia finiva nell’oblio

    Filed under: — JE6 @ 13:13

    Fabrizio è un amico, ed è una persona della quale mi fido. Ha scritto questo lungo post sulla Birmania, che vi consiglio di leggere. Vi ripeto, io di Fabrizio mi fido.
    Gilgamesh

    Get It Hot

    Filed under: — JE6 @ 08:33

    E’ un periodo qui che ci si sente un po’ a pezzi: pezzi di viaggio e pezzi di ufficio, pezzi di libri e pezzi di assunzioni, pezzi di pioggia e pezzi di presentazioni, cose così. Uno di quei periodi nei quali non basta il Supradyn, insomma. E allora, com’è e come non è, è un periodo nel quale lo stereo passa a palla cento watt buoni per cassa, è entrato un best degli AC/DC, quelli vecchi, quelli che si batte il quattro quarti sul volante fermi in coda in circonvallazione fino a trovarsi il segno sul palmo della mano, quelli che si canta It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock ‘n Roll), è entrato e non esce più. Poi, si sa, la primavera passa; ma intanto va benissimo così.

    28/05/2008

    Cento

    Filed under: — JE6 @ 13:35

    Piuttosto che rallegrarsi per la prima sconfitta della maggioranza alla Camera, qui ci si preoccupa del fatto che il PdL può vincere una votazione anche se cento suoi deputati stanno a casa – o in giro per il mondo.
    La Stampa

    Lapide

    Filed under: — JE6 @ 12:38

    Tra ieri pomeriggio e questa mattina ho finito il trasloco dell’ufficio. Per la prima volta in vita mia, ho una pianta tra le quattro mura dove passo la gran parte delle mie ore da sveglio quando non sono in viaggio. E’ alta un par di metri, troneggia alle mie spalle e crea un’effetto-lapide che genera una inquietudine chiaramente riscontrabile sul volto di una delle mie commerciali, al quale – poveretta – ha la sfortuna di vedermi costantemente essendo posizionata proprio sul lato opposto del corridoio. Stessa azienda, nuovo lavoro, lapide. Ecco.

    27/05/2008

    Scene da un matrimonio

    Filed under: — JE6 @ 11:53

    Succede che di lunedì mattina ci si veste di tutto punto – che poi per un uomo è come quando si deve andare a una riunione importante, ma questo è un altro discorso – e si passa a prendere una cara amica che si presenterà vestita come la bella copia di Minnie Mouse. Con la cara amica si farà una sfilata di moda in Autogrill, in mezzo a gitanti e camionisti abbrutiti dal traffico, e si attraverseranno nubi e gallerie per incontrare altri amici con i quali si entrerà in una microscopica chiesetta incastrata tra una bocciofila ed una stazione ferroviaria.
    Poi ci sarebbe da raccontare di una certa stranita commozione nel vedere la sposa, dell’uso del navigatore umano in sostituzione di quello tecnologico, del vino, dei calembour cialtroni e di parecchie cose ancora. Ma in fondo si può anche evitare, che quello è uno di quei giorni che si possono raccontare ma non si possono spiegare.
    Niente paura, si vede la luna perfino da qui.

    25/05/2008

    Camper

    Filed under: — JE6 @ 09:04

    Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che una parte non irrilevante della blogosfera (!) che ero uso frequentare si sia trasformata in una compagnia di giro che, come la carovana del Tour de France passa da Pau a Hautacam e da Lanemezzam a Foix e da Lavelanet a Narbonne, si sposta da un ActionCamp ad un BarCamp Matera, da un I Word Camp ad un MicroCamp, da un LitCamp ad un CampCamp. Con la differenza che, mentre la carovana del Tour de France dopo tre settimane arriva a Parigi e lì si ferma, quella dei barcamper nostrani è instancabile – forse perchè al posto dei canonici giorni di riposo sostituisce opportuni pit stop sotto forma di aperitivi organizzati da riviste o più pensose conferenze culturali.
    Sia chiaro: qui non ci si ritiene migliori rispetto a chiunque altro nell’impiego del proprio tempo, sia esso lavorativo o libero – basti pensare alle molte centinaia di ore passate con la schiena china su un tavolo verde nel tentativo spesso vano di abbattere piccoli birilli con una biglia comandata da una stecca di alluminio.
    E’ che leggendo le cronache semiserie di questi eventi mi sono fatto l’idea che essi abbiano perso – se mai l’hanno avuto – quasi ogni tipo di “contenuto”, se si fa eccezione per quello alcoolico. Esagero, naturalmente: ma al ritmo di un BarCamp a settimana, spesso frequentato in larga misura dalle stesse persone, mi chiedo alla fine di cosa si possa parlare se non del più e del meno. E’ un po’ come dire una parola, una qualsiasi, e poi ripeterla per cento o mille volte di fila: alla fine si riduce ad un ammasso di vocali e consonanti senza più senso. Le marche e i marchi, come quelli che fanno il mio mestiere sanno sin troppo bene, per avere un valore devono essere, avere e comunicare un’esperienza: quale sia l’esperienza dei BarCamp nostrani, a me che sto diventando sempre più unsocial, sfugge quasi completamente – e chissà se c’è qualcuno che ha voglia di spiegarmela.

    23/05/2008

    Ripartire, riprovarci, avere ancora vent’anni

    Filed under: — JE6 @ 13:55

    Era l’agosto del 1986, quando il titolare qui e il suo miglior amico partirono, zaino in spalla e InterRail in tasca, alla volta di uno sperduto paesino a nord di Perth, nella Scozia meridionale. I due arrivarono, dopo un viaggio omerico fatto di treni rincorsi nella campagna francese, attraversamenti notturni dei docks di Calais, partite a carte nei terminal navali, pianti infantili londinesi, pullman improbabili e camminate interminabili, a raggiungere un prato nel quale avrebbero piantato la loro canadese in compagnia di una manciata di britannici, quattro polacchi arrivati da Katowice a bordo di una 126, una tedesca e un biondo camp manager nativo dello Zimbabwe. Per una settimana i due avrebbero raccolto, pagati a cottimo, fragole e lamponi, unendosi nella fatica ad una folle Babele fatta di spagnoli, indonesiani, canadesi, francesi e Dio sa chi altro ancora. Per una settimana i due si sarebbero spezzati la loro schiena di studentelli di città, spendendo nel pub del villaggio le poche sterline guadagnate inginocchiandosi nei campi umidi, dove avrebbero incongruamente battuto gli amici inglesi a pool e dove sarebbero stati altrettanto incongruamente battuti a briscola. Per una settimana i due sarebbero stati lo zimbello del camp per la loro improduttività, e per una settimana i due sarebbero stati le star della grande roulotte che fungeva da cucina del campo, grazie agli spaghetti Barilla, ai sughi pronti Cirio, al parmigiano reggiano e al caffè Lavazza. Per una settimana i due avrebbero dormito intabarrati in pesanti giubbotti, avrebbero provato a sfamarsi durante il giorno mangiando fragole enormi, dure e insapori, avrebbero provato a lavarsi con scarsi risultati e avrebbero vinto la sfida calcistica Gran Bretagna vs. Resto del Mondo.
    Dopo una settimana, i due sarebbero ripartiti, e nei dieci giorni successivi avrebbero macinato poco meno di diecimila chilometri, guardando la baia di Kyleakin nell’isola di Skye, evitando gli hooligan del Celtic sul treno per Londra, facendosi fermare dalla polizia francese in una retata antidroga in una piazza di Lille, accompagnando un gruppo di operai belgi fino a Tournai, dormendo tra i binari della stazione di Bruxelles, passando davanti alla casa di Anne Frank (e poco dopo alle vetrine del red light district) di Amsterdam, assistendo ad una copula nemmeno tanto silenziosa in uno scompartimento del treno per Copenhagen, sbronzandosi ai tavoli della Carslberg, facendosi buttare fuori dalla stazione della stessa città alle due di notte, prendendo il primo treno della mattina per andare chissà dove e quel chissà dove finì per essere Helsingborg dove videro il castello dell’Amleto e dove presero un traghetto che gli fece toccare per qualche ora il suolo svedese, riattraversando tutta la Germania per pisciare nella Hauptbanhof di Monaco e provare a scrostarsi in un’ansa riparata del lago a Friedrichshafen dove vennero attaccati da un cigno a difesa dei suoi piccoli, arrivando stremati in Italia con cinque chili in meno a testa, e cinquemila lire come somma degli averi contenuti nei due portafogli.
    Molti anni dopo, leggendo il più classico degli articoli sulle “estati dei giovani”, i due amici si sarebbero ricordati della più bella estate della loro vita, e avrebbero provato il desiderio di ripartire, di riprovarci, di avere ancora vent’anni.
    Repubblica.it

    22/05/2008

    Vatti a fidare

    Filed under: — JE6 @ 08:28

    O apena scoperto che qualcuno a mandato dezine di letere con la mia firma scrivendo “” invece di “po’“. Inioranti.

    Gambe incrociate. Capelli crespi e cerchietto di plastica. Occhiali rossi.

    Filed under: — JE6 @ 07:35

    Non fosse che per questo pezzo, il mio blog del mese è quello della Tengi.
    Pezzidufficio

    21/05/2008

    Al secondo piano, a sinistra uscendo dall’ascensore

    Filed under: — JE6 @ 09:42

    Leggo il Direttore da non so più quanto tempo. Da qualche parte ho scritto che lo devo prendere a piccole dosi, perchè ogni pezzo che scrive non è solo un pezzo di bravura ma anche – e soprattutto – una discesa negli inferi. Continua ad essere così, per cui finirà che ci impiegherò un’eternità a finire il libro che ha appena pubblicato. Ma in fondo non importa. Voi, se non lo conoscete ancora, ponete rimedio: l’Hotel Messico non ha mai rifiutato una camera a nessuno.
    Hotel Messico, laFeltrinelli.it