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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    19/06/2008

    Gruesse aus Nurnberg ’08 – 4. Il villaggio e i clown

    Filed under: — JE6 @ 08:45

    Tornare negli stessi posti toglie la sorpresa, ma in fondo consente di non patire l’ansia del “voglio vedere tutto”. Alla terza volta, mi offro una mezz’ora ai tavolini all’aperto di Beim Tiergartentor – realizzando in ritardo che iniziare la serata con la Tagesdunkel, la birra scura del giorno, va classificato come un boomerang irreparabile. Poi ciondolo per le vie del centro, rosse per il sole sui blocchi di granito, in mezzo a gente che sventola bandierine russe in vista della partita della sera e compagnie che si dirigono verso i ristoranti sulle chiatte sul fiume. Finisco per arrivare al Bratwurstdorf, che tento di tradurre con “Villaggio della salsiccia”, dove mi siedo al fianco di un uomo che pare uno dei coatti di Verdone e dove rinuncio a pensare a colesterolo, trigliceridi e danni epatici di vario genere. A qualche decina di metri un duo folk bavarese allieta il pubblico; una quarantina di minuti dopo lasceranno il palco e verranno a sedersi a poca distanza da noi, e sembra di vedere il clown che si toglie la maschera. Torno, camminando lento e non so quanto barcollante, verso l’albergo – vedo Marktplatz vuota aspettando il mercato di domani.

    Gruesse aus Nurnberg ’08 – 3. Voyeur

    Filed under: — JE6 @ 08:22

    In una città calma di suo, i giardini del Castello Imperiale sono l’apoteosi del riposo e del silenzio. Ci vengono gli studenti a leggere, gli anziani a guardare il panorama, i turisti a fotografare, le coppie a baciarsi; se dovessi dire il motivo per cui ci vengo io, dovrei ammettere che lo faccio per guardare la gente, per sedermi su una panchina, accavallare le gambe e osservare un ragazzo con le infradito o un signore indiano con la macchina fotografica al collo che poco prima mi ha fatto un gesto vago per coprire l’orizzonte e mi ha detto “so many nice spots, there”. Mi rendo conto che potrei essere a Norimberga come a Cologno Monzese, e non farebbe differenza – e intanto mi gira in testa un vecchio pezzo del Liga che dice “quando farsi una ragione vorrà dire vivere”, e non se ne va via.