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    19/05/2009

    Alcune cose che ho imparato alla Fiera del Libro

    Filed under: — JE6 @ 08:43

    Per come la vedo io, la FdL serve a scremare l’universo dei potenziali lettori: se uno la visita e ne esce avendo ancora voglia di comprare un libro e – addirittura – leggerselo, la FdL ha raggiunto il suo scopo. In altre parole, ci sono pochi posti che ti fanno passare il desiderio di prendere in mano un qualsiasi tomo quanto la fiera di settore.

    Pare che la FdL si divida in due grandi aree: “Editori seri” e “Casbah“. Quale fosse la Casbah credo di averlo capito (la FdL nel suo insieme), sugli editori “seri” preferirei non esprimermi.

    Quelli che dicono “ma come cazzo è possibile che la gente abbocchi al phishing” dovrebbero fare un giro alla FdL, e vedere che razza di libri vengono stampati – e venduti.

    E’ da sabato che ci sto pensando, ma mentirei se dicessi di aver capito il senso della presenza dello stand dell’Esercito Italiano (non che quella delle Camere di Commercio fosse più ricca di significato, ai miei stanchi occhi, ma glissiamoci su).

    I generi di conforto (acqua, toast, Cornetto Classico) costano come l’uranio arricchito. Dev’essere per quello che non appena un espositore ardisce offrire due tramezzini e quattro pizzette viene assaltato come i forni dei Promessi Sposi.

    4 Responses to “Alcune cose che ho imparato alla Fiera del Libro”

    1. gluca Says:

      ahaha TUTTO VERO!

    2. Salvatore Says:

      Per lo stand dell’Esercito Italiano varrà il motto: libro e moschetto italiano perfetto…ma forse io ricordo male

    3. francesco Says:

      per quella che è la mia (piccola) esperienza, credo che una delle fiere del libro migliori, attualmente, sia quella della piccola e media editoria a roma.
      Da Torino manco da alcuni anni, ma resta comunque una fiera del libro. Lo dico nel senso che a Napoli, galassia gutenberg, che molti anni fa aveva un senso, attualmente vede presenti quasi solo l’Esercito Italiano, le Camere di Commercio, enti locali e poco altro. Libri, e soprattutto editori (lo so, le due cose vanno insieme, ma sono gli editori che portano in giro i libri) si fa fatica a vederne. Allora, anche se capisco che è triste, facendo un paragone, quella di Torino è ancora una fiera del libro, speriamo solo non peggiori (sir, mi scuso per la lungaggine)

    4. Simone Brunozzi › Come i forni dei promessi sposi Says:

      […] riflettere questo suo post, in cui conclude con una frase che mi ha fatto sbellicare… “Come i forni dei promessi sposi“. Parla della fiera del libro di Torino, e ne parla in toni un po’ delusi. Un po’ […]

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