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    30/10/2009

    “Sorry seems to be the hardest word”

    Filed under: — JE6 @ 09:57

    Avresti dovuto pensarci. Un errore lo possono fare tutti. Un errore lo fanno tutti. Quando lo fai, chiedi scusa. Tu, invece; tu, no. Sei schizzata fuori da quell’incrocio, attaccata con entrambe le mani al volante di quella scatoletta vecchia e sporca, stretta nel tuo giaccone verde, con la pettinatura scomposta delle otto del mattino e la ricrescita non curata. Ti ho vista, non ho fatto altro che alzare il piede dall’acceleratore, mi sei sfilata davanti piena di tutta la fretta e la pochezza dell’universa; ti ho mandato un sorriso ironico e ho alzato il pollice, a dirti “ehi, brava, complimenti” e tu, ecco, tu lì hai fatto l’errore. Potevi alzare la mano e per un decimo di secondo chiedermi scusa, in quel gesto io avrei messo dentro la stanchezza della vita cittadina, la fretta, il dover portare i bambini a scuola arrivando però puntuali in ufficio, l’attesa che ogni mattina bisogna fare a quell’incrocio, l’arrivo del freddo e delle prime nebbie, la crisi economica, un marito assente, la preoccupazione per i genitori che invecchiano. Ti sarebbe bastato, per un decimo di secondo, chiedere scusa e puntare sulla mia complicità, perché siamo tutti sulla stessa dannata barca. E invece hai stretto la mano a carciofo, ho letto il tuo labiale – vaffanculo, cazzo vuoi – e allora ti ho vista per quel che sei, una donnina meschina e livorosa, una di quelle che rende questo posto lo schifo che è, ogni giorno un po’ di più. In quel momento ho realizzato che avere sotto il sedere un Hummer poteva tornarmi utile, poteva tornare utile a tutti, poteva servire a fare un po’ di giustizia e un po’ di pulizia. Ho proseguito per duecento metri per allontanarmi dall’incrocio, ho fatto inversione, ho spinto per ritrovarti – e non ci è voluto molto per farlo. Mi sono messo tranquillo alle tue spalle, ho avvisato in ufficio che sarei arrivato una mezz’ora dopo, ti ho seguita sperando che tu prendessi il vialone che porta fuori città, quello dove di sera lavorano i trans che magari conoscono tuo marito, quello con i canali su entrambi i lati. Sono stato fortunato, lo hai imboccato, e addirittura hai preso la deviazione per il vecchio paesino ai bordi del parco agricolo, quello ormai disabitato, quello dove c’è una curva a gomito e una vecchia casa colonica, il punto perfetto per puntarti, spingere sull’acceleratore fino al limite massimo, approfittare della diversa traiettoria e sfondare la scatoletta vecchia e sporca proprio all’altezza della tua portiera, trascinandola a spiaccicarsi contro il muro della casa colonica. Credimi, non avrei voluto farlo, ma eri stata tanto inutilmente sgarbata, eri stata tanto stupida che è stato inevitabile. Sarebbe bastato chiedere scusa, ma lo so: “sorry seems to be the hardest word”.

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