< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Compagni
  • L’Italia fuori dalla mischia
  • Oval Office
  • Tennis, tv, trigonometria, scissione
  • Vincere le battaglie e perdere le guerre
  • Il potere di una virgola
  • Partiti
  • Che libri legge Donald Trump?
  • Come diventare buoni
  • Primo quadrimestre
  • December 2009
    M T W T F S S
    « Nov   Jan »
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    31/12/2009

    Giorni

    Filed under: — JE6 @ 08:39

    [Ci sono giorni nei quali ti pare di toccare con mano quella pornografia dei sentimenti della quale alcuni ti accusano: ti pare di sguazzarci dentro, perché è la tua. Sono i giorni nei quali vorresti scrivere la cosa che colpisce tutti, quella che prende allo stomaco e tira fuori le lacrime, quella che si prende i like e i mi-piace come le stelle dei ristoranti e i pallini dei film di prima visione. Peccato che qualcuno sia arrivato prima di te, e ti abbia rubato la scena, e – non importa se volendolo o no – sia andato, sia stato messo sotto i riflettori del quarto d’ora di celebrità quotidiana. Sono i giorni nei quali la vita degli altri è più interessante, drammatica, piena, memorabile. Sono anche i giorni nei quali delle tante, forse troppe vite altrui con le quali entri in contatto e delle quali puoi sapere tanto, forse troppo, ti senti di poterne reggere solo pochissime, quelle più vicine, quelle più care. Sono i giorni nei quali realizzi che questo non è possibile, perché i sei gradi di separazione funzionano sempre, e da una vita a te vicina passi a un’altra con la quale non vorresti avere a che fare, e non ci puoi fare niente perché delle vite altrui non sei tu – per fortuna – a decidere, e tutto ciò che puoi fare è sfoderare il tuo sorriso migliore e trovare il buono che ci dev’essere in tutto questo, anche se ben nascosto. Sono i giorni nei quali questo tentativo provoca tanti danni quanti ne fa l’elefante nella cristalleria, e ti pare di avere un talento speciale per far franare le cose belle e per lucidare col Polish l’ottone di quelle brutte. Sono giorni che poi, speri, passano. Come gli anni, anche se non te ne accorgi, anche se non c’è nessuna differenza visibile e sostanziale tra un minuto prima e un minuto dopo]

    30/12/2009

    Rivergination

    Filed under: — JE6 @ 10:32

    Io Bettino Craxi l’ho visto solo una volta. Dal vivo, dico. Era una manifestazione elettorale al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, io ero lì perché qualche mese prima mi era venuta la brillante idea di fare la tesi sulla comunicazione dei partiti politici, ero stato da poco alla Federazione PDS di Modena e negli uffici polverosi della DC milanese. Ricordo una cinquantenne dalle grandi tette e i lunghi ricci rossi che girava tra la gente con un grosso cesto di vimini pieno di garofani altrettanto rossi, cinquemila lire per un garofano e nessuno sconto quantità. Lui entrò nella sala, la attraversò per il lungo ed era tutto un mormorio, un po’ di adorazione, un po’ di odio represso, un po’ di sentiamo-adesso-cosa-dice. Magnetico era magnetico, persino per uno come me che si sentiva quasi a casa nel PDS occhettiano dopo aver votato una volta Carlo Tognoli, scartato a vita i radicali per manifesta inabilità e palese onanismo, curato l’orticaria a ogni visione del Coniglio Mannaro. A un certo punto un signore si alzò, stava in fondo alla sala, e gridò qualcosa che aveva a che fare con Mario Chiesa, qualcosa come “che ci fa questa gente nel nostro partito”; lui fece un cenno con un’espressione infastidita, continuò il suo comizio, il molestatore venne allontanato dalla security interna, e sembrava di stare dentro la fine dell’impero romano.
    Nel corso del tempo ho cambiato idea su tante persone, oggi, ad esempio, non avrei problemi a votare Emma Bonino (Pannella no, mi dispiace, c’è un limite anche all’egocentrismo molesto) e mi capita di trovarmi persino a rimpiangere una certa Democrazia Cristiana. Ma Craxi davvero non riesco ancora a digerirlo, è più forte di me, è qualcosa che va oltre la politica – sulla quale ci sarebbe comunque parecchio da discutere – e tocca lo stomaco. Stavo per scrivere che mi dà ancora fastidio la sua berlusconità, ma mi sono reso conto che potrei dire con altrettanta sicurezza che di Berlusconi mi dà fastidio (fra le molte altre cose) la sua craxitudine, l’arroganza volgare e prepotente, il vittimismo interessato, per non parlare della pratica della politica come comitato d’affari. Non ho simpatie per Antonio di Pietro, ma ne ho ancora meno per Letizia Moratti e la sua idea di dedicare una strada o un giardino o un luogo pubblico di Milano a Craxi: i problemi sono altri, lo so, ma anche per me quell’uomo continua a essere il latitante che si dichiara esule per rifarsi una verginità – o per toglierla a chiunque.

    29/12/2009

    PsiK (Post sotto il Kindle)

    Filed under: — JE6 @ 08:24

    Siccome il titolare qui si fregia del titolo di vintage ma è pur sempre attento alle pressanti richieste del mercato (ehm), ha accolto con gratitudine ed entusiasmo la proposta degli amici di Simplicissimus, e in particolare di Marco, il quale si è offerto di convertire il PslA in formato e-book reader. Così da oggi trovate il pregevole manufatto non solo nella tradizionale versione pdf, ma anche in quella epub e in quella mobi. A questo punto un Kindle dovrei comprarmelo anch’io, me ne rendo conto, ma se Amazon non me lo regala mi sa che aspetto il Babbo Natale 2010 (quando si dice essere dei late adopter).
    [Un grazie, come sempre, al silente e prezioso supporto dell’Omino della Provincia Granda, al secolo Sba – che se qui la baracca sta in piedi è tutto merito suo]

    28/12/2009

    You come and go, you come and go-oh-oh

    Filed under: — JE6 @ 21:32

    Scendo la lunga scalinata cacciando le mani infreddolite in fondo alle tasche dei jeans. Intorno ci sono un milione di persone che si muovono, quelle che comprano i biglietti, quelle che corrono verso la metropolitana, quelle che si perdono, quelle che cercano un taxi, quelle che abbordano, quelle che si fanno abbordare, quelle che guardano sorridendo, quelle che salutano. Sono quasi arrivato quando dal ronzio di fondo sento alcune voci sgraziate che emergono dal profondo di un decennio lontano, lustrini e obiettivi flou; mi fermo, un piede su uno scalino e uno su quello sottostante, mi volto, e loro sono lì, due seduti su una panca di marmo e due in piedi, e ridono, e fumano, e uno passa una bottiglia a un altro, e non sembra che abbiano freddo anche se hanno giacche a vento sporche e vecchie e suole liscie e scollate, e cantano. Riprendo a scendere, mi metto a ridere, la strofa di Karma Chameleon sfuma mentre arrivo all’ingresso della metropolitana.

    27/12/2009

    Fa tanto folk, fa tanto popolare

    Filed under: — JE6 @ 18:14

    Io non so come la pensa Bersani, che pure è uno da Vasco Rossi e AC/DC – non esattamente Claudio Lolli e gli Inti Illimani, per intenderci. So che Checco Zalone, quando dice a Pigi Battista “questa mania della sinistra snob per la taranta, anzi per la pizzica. Fa tanto folk, fa tanto popolare. Ma è una mistificazione. A loro piace la musica che fa “popolare”, ma non sopportano la massa, che non è il popolo come piace a loro: che non danza la taranta, ma va a Capitolo, vicino Monopoli, nel divertimentificio dove un uomo tanto colto e raffinato come Nichi Vendola non metterebbe mai piede” sta parlando proprio di me e di una enorme quantità di gente che come me si definisce di sinistra. Se vi sia una lezione politica in tutto questo non saprei dirlo: certo, ai tempi di Peppone era tutto più facile, e forse il segreto della vittoria è continuare a comportarsi come nel 1954, proprio come fa il PresDelCons.
    Corriere.it

    One cent

    Filed under: — JE6 @ 11:08

    Ieri sera guardavo Piazza alla Scala con le luci, la gente che faceva la coda per andare a vedere il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci, le coppie che si facevano fotografare, l’aria fredda, i suoni non ancora diventati rumori – quelli che ci avrebbero massacrati in Piazza dei Mercanti – e niente, a Milano basta poco per essere bella. Il famoso centesimo, quello che manca sempre.

    24/12/2009

    Per un amico

    Filed under: — JE6 @ 22:10

    “quando l’aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà”.

    23/12/2009

    Heartbeat

    Filed under: — JE6 @ 11:04

    Questa mattina ascoltavo la parte finale di The Dark Side of the Moon; ho parcheggiato, lottando contro il ghiaccio accumulato ai bordi dei marciapiedi, e ho spento il motore. In quel momento è finita la musica di Eclipse, ed è rimasto solo il suono del battito di un cuore. E niente, lo so che gli ultimi versi della canzone dicono che il sole viene oscurato dalla luna, e che non c’è un lato oscuro della luna perché in fondo tutto è buio, ma quel battito rimane. Ecco. C’m on.

    22/12/2009

    “Se non fai il turista”

    Filed under: — JE6 @ 08:34

    Le cose che dovremmo ricordarci quando facciamo le pulci a giornalisti e politici accusandoli di non conoscere il paese nel quale vivono – come se noi, invece, ecco.
    Ho trascorso le ultime settimane lontanissimo da internet, in posti con connessione sparsa, complicata o addirittura assente. Gli abitanti locali, figurarsi, non hanno mai sentito parlare del web numerato, non conoscono nessuno dei socialcosi che mi sono tanto mancati e anzi, mi guardavano come un marziano quando ne parlavo.
    Non c’è da meravigliarsi: se non fai il turista, se appena ti interessi un poco alla vita di questa gente, scopri che hanno problemi molto più seri di cui disperarsi: il lavoro che si è perso, il lavoro che si sta per perdere, lo stato che intralcia e non aiuta; il tutto senza nessuna prospettiva e anzi con la paura del futuro che incombe.
    Insomma, la vita non è facile oggi, in Lombardia.
    Gaspar Torriero

    21/12/2009

    Tutto torna

    Filed under: — JE6 @ 16:13

    Non andare a pranzo con i colleghi quattro giorni su cinque.
    Andare a cena con gli amici e farsi notare per il silenzio.
    Usare un solo social network e stare serenamente al di fuori dei gruppetti privati.
    Viaggiare da solo.
    Tenere un blog.