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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    09/04/2010

    “finché arriverò a un qualche punto di qualche ramo di tutta la sontuosa complessità ramificata della mia vita”

    Filed under: — JE6 @ 16:04

    Ogni giorno sono costretto a compiere una serie di scelte su cosa è bene o importante o divertente, e poi devo convivere con l’esclusione di tutte le altre possibilità che quelle scelte mi precludono. E comincio a capire che verrà un momento in cui le mie scelte si restringeranno e quindi le preclusioni si moltiplicheranno in maniera esponenziale finché arriverò a un qualche punto di qualche ramo di tutta la sontuosa complessità ramificata della mia vita in cui mi ritroverò rinchiuso e quasi incollato su un unico sentiero e il tempo mi lancerà a tutta velocità attraverso vari stadi di immobilismo e atrofia e decadenza finché non sprofonderò per tre volte, tante battaglie per niente, trascinato dal tempo. È terribile. Ma dal momento che saranno proprio le mie scelte a immobilizzarmi, sembra inevitabile, se voglio diventare maturo, fare delle scelte, avere rimpianti per le scelte non fatte e cercare di convivere con essi.
    Uno ha due, tre scrittori nel cuore e del cuore. Per me, uno di questi è David Foster Wallace; e oggi la Paolina ha finito di leggere “Una cosa divertente che non farò mai più”, e se volete sapere – o ricordare – come scrive un genio immenso andate a leggere le cinque frasi che ha raccolto.

    “Quando esci dall’orbita”

    Filed under: — JE6 @ 10:56

    E’ solo quando esci dall’orbita, dall’inerzia survoltata della città-metropoli, quando cedi all’impulso del “voglio scendere” e passi una serata un po’ fuori dal tempo, mescolato ad amici, liceali e assessori improbabili, ascoltando di Kant e Spinoza invece che di Travaglio e Berlusconi, solo allora ti rendi conto di quanto vivi in un Truman Show.
    Paolo Landi su Friendfeed, parlando di questa cosa magnifica alla quale eravamo presenti ieri sera, per ascoltare quest’ometto qui.

    In fondo alla statale

    Filed under: — JE6 @ 08:03

    Alle otto della sera il paese sembra fermo come in un romanzo di Marquez. Una donna affacciata al balcone fuma una sigaretta guardandoci mentre scendiamo dalla macchina; quattro uomini giocano a carte, all’aperto, sfruttando gli ultimi minuti di luce naturale. Percorriamo la via che porta alla piazza della chiesa. La statale taglia in due l’abitato, ma c’è poco traffico, per l’orario e per l’autostrada che a pochi chilometri si porta via camion e automobili che un tempo salivano e scendevano per l’antica strada romana. Attraversiamo la piazza vuota, la punta del campanile prende un ultimo raggio di sole, c’è una stella cometa spenta appesa sopra un arco di mattoni e l’acqua ferma della fontana del monumento ai caduti. Cerchiamo un bar per un caffè, o una birra, e veniamo trafitti da un profumo pungente e inatteso. Ci guardiamo intorno, vediamo un cespuglio di mimose, rifacciamo il giro della piazza. Si sentono solo le nostre parole. Fa caldo, ma non troppo. Fa fresco, ma non troppo. Guardando in fondo alla statale sembra di vedere la primavera.