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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    27/04/2010

    Greetings from London ’10 – Le case degli altri

    Filed under: — JE6 @ 22:06

    A Notting Hill fa caldo, come ha fatto caldo per tutto il giorno. Le case a schiera, i private gardens, la strada in salita, i negozi degli antiquari, un’aria mista di film e paese ricco. Camminiamo guardandoci intorno, dribblando persone e discorsi, orientandoci con il palmare e con la vaga idea di dove siamo. Buttiamo l’occhio dietro le grandi vetrate senza tende di queste case, che danno l’idea che per chi vi abita un raggio di luce sia ben più importante della privacy – un lungo tavolo con un computer lasciato acceso, due uomini che conversano passando un dito sull’orlo del bicchiere, un quadro e una specchiera. Mi è capitato tante volte di provare questa sensazione – vicino al castello di Bratislava, nei dintorni di un albergo di Amsterdam – la sensazione di intromettermi nella vita degli altri pur facendo una cosa che loro mi consentivano di fare, guardare dentro la loro casa stando su marciapiede, magari con una macchina fotografica in mano. Ci ripenso mentre camminiamo verso l’albergo, quando scappa di dire “arrivo a casa e mi faccio la doccia”.

    Greetings from London ’10 – A shared plate

    Filed under: — JE6 @ 00:31

    E’ tutto come dovrebbe essere, come ti aspetti che sia: la London Pride e la Old Peculiar e i menù scritti a mano, col gesso sulla lavagna, con quella calligrafia che hanno solo qui e in nessun altro luogo, e i divani in pelle rossa consunta e il legno e “Ladies” e “Gentlemen” e le due amiche e i quattro colleghi – e uno è enorme e i jeans gli scendono scoprendo un paio di mutande a disegni gialli e azzurri – e il barman che sembra George Harrison ma con i capelli rossi da irlandese da film e ognuno che racconta qualcosa e ognuno che ascolta qualcosa, come se l’universo mondo non fosse là fuori ma qui dentro, anche il bastardo senza cuore e l’amica-con-la-a-maiuscola che sa ogni segreto, come se questa non fosse una parentesi ma il racconto vero, quello principale, come se tutti fossero qui, in uno qualsiasi dei pub di Earl’s Court Road – anche se tu non vorresti, anche se tu stai cercando la solitudine perfetta, quella che sta unicamente dentro di te, ed è per quello che non la trovi, che non puoi trovarla più.