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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    13/07/2010

    Slapstick comedy

    Filed under: — JE6 @ 14:01

    Nelle comiche degli anni Venti c’è sempre una scena nella quale il protagonista porta in spalla una lunga asse di legno. Si gira, e con un’estremità abbatte un vaso prezioso. Sente il rumore, si volta dall’altra parte e infrange una finestra. Si spaventa, si volta di nuovo e colpisce l’amico, o il nobile padrone di casa, in una successione di inconsulti movimenti riparatori che non fanno altro che provocare nuovi e irreparabili danni. Ci sono periodi nella vita durante i quali sembra che le cose vadano così – una parola fa un danno da una parte, l’offerta di scuse ne procura un altro dalla parte opposta e così via, fino a quando il ciclone si ferma, e ciò che resta da fare è guardarsi intorno, sedersi, immobilizzarsi per un po’. E poi raccogliere i pezzi, e vedere se c’è una colla abbastanza forte per rimettere insieme ciò che una volta era intero.

    Lie to me

    Filed under: — JE6 @ 08:03

    Basta un niente per accorgersene. E’ un lampo, la percezione veloce, chiarissima e violenta che la verità di quel che stai vedendo è un’altra. E’ qualcosa che non tutti possono cogliere. E’ il sorriso del caimano al telegiornale, fiducia per gli uni e trappola per gli altri. E’ la mano che si appoggia su un fianco o su una spalla, quella che sembra dire “ti voglio bene” e invece significa solamente “ti voglio”. E’ il gesto, il tono, il lievissimo incresparsi del labbro, il volto che resiste a lungo simulando indifferenza. Ma c’è sempre qualcuno che possiede quel codice, che legge ai raggi X, che sa cosa c’è dietro la porta della recitazione sociale o di coppia. Poi capita che quella finzione non possa essere svelata, perché non è affar proprio, perché – invece – è anche affar proprio, perché alla fine è meglio così, perché oggi a te e domani a me, perché siamo tutti uguali. Ma ricordati, io ti ho visto, io so.