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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    03/08/2010

    Razor blades of love

    Filed under: — JE6 @ 22:39

    Il ragazzo accende il motore guardando la ragazza entrare nel portone del suo palazzo di periferia. Quando sparisce dalla vista, spegne. Rimane con lo sguardo fisso sulla luce del semaforo – verde, giallo, rosso, verde. Una donna attraversa la strada con un dobermann al guinzaglio. Il ragazzo appoggia il telefono sul sedile vuoto e caldo. Lo guarda ogni minuto, sapendo che non suonerà, che non si illuminerà, che rimarrà muto per ore e giorni. Mette un cd a caso nell’autoradio. “Razor blades of love”. Abbassa il finestrino. Sputa. Rialza il finestrino. Passano le ore. Appoggia la testa sul volante. La batteria del telefono si scarica. All’altro capo della via arrivano gli spazzini per la pulizia notturna delle strade.

    Ricordare senza memoria

    Filed under: — JE6 @ 10:26

    In ufficio ho cinque persone che non erano nate quando la stazione di Bologna saltò in aria. Alcune di loro ne sanno qualcosa: di Bologna, di Ustica, di Moro, dell’Italicus, di Piazza Fontana. Hanno letto, hanno guardato “Blu notte”. Forse hanno persino partecipato a qualcuna delle manifestazioni pro forma che i collettivi dei licei di tanto in tanto organizzano, facendo precedere il corteo dallo striscione “Non dimentichiamo”.  Per quanto riguarda i fatti, ne sanno probabilmente quanto ne so io – e cioè abbastanza poco, perché durante tutti questi anni la sedimentazione di verità, falsità e verosimiglianze ha costruito un agglomerato laocoontico che nessuno riesce a districare. Ma il punto è un altro, almeno oggi, almeno per me. Il punto è che dicono “ricordiamo” ma non hanno e non possono avere memoria. Il punto è che non stavano a Milano quando volavano le spranghe e scoppiavano le bombe, quando le scuole – come l’Omni di Lampugnano – venivano presidiate ogni giorno che Dio mandava in terra dalla Celere, quando chi – come me – aveva un padre in divisa non era del tutto sicuro di rivedere il genitore al tavolo della cena. Il punto è che hanno visto le strisce di cocaina nei cessi dei locali notturni, ma non conoscono i fiori di siringhe sporche di sangue conficcate negli alberi dei parchi cittadini e i tossici sconciati dall’eroina. Dicono in buona fede di ricordare, così come l’ho detto io dopo essere uscito da Dachau e da Mauthausen. Come tutti, nel giro implacabile delle generazioni, ricordano senza memoria, e quindi senza cuore. Non ne hanno colpa, ovviamente. Ma è così che i ricordi si spengono.