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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    10/10/2010

    Greetings from San Francisco – The Poetry Room

    Filed under: — JE6 @ 13:53

    Le delusioni fanno parte integrante dei ritorni; così mi trovo a entrare alla City Lights Book Store, e fare lentamente il giro del piano terra, e poi avvicinarmi alla scala di legno che porta alla Poetry Room, e salirla, e trovare che di quella stanza che ricordavo è rimasta la disposizione degli scaffali e il cartello “Have a seat and read a book” e nient’altro, non le veneziane, non la lampada, non i colori, come se avessero sgombrato per fare pulizia e poi avessero deciso di non rimettere più e cose al loro posto. E’ una sciocchezza, lo so. Una cosa piccola, ma il fatto è che a quella stanza io ero affezionato, lì nell’ottobre di otto anni fa ho scattato la fotografia che qualche mese dopo sarebbe diventata la base del template di questo blog, ma – ripeto: lo so, è una sciocchezza – adesso mi manca un po’.

    Greetings from San Francisco – Love me like you did before

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Columbus Avenue ha i cartelli verdi con le scritte bianche che dicono “Corso Cristoforo Colombo” e sui pali della luce c’è disegnato – come sempre – il tricolore, perché questa via lunga che va in diagonale come Broadway taglia il quartiere degli italiani, che si vede che qualcosa di buono han fatto. Mi fermo davanti alla chiesa di San Pietro e Paolo, vedo le bandiere americane e quelle italiane e i festoni perché è Columbus Day e allora entro nell’oratorio dove vendono zucchero filato e popcorn e Italian sausage, dove c’è la riffa e si vendono le magliette “FBI – Fully Bodied Italian” e le spille “Italians – and the others who want to be” e l’omone che sta dietro al banco ti chiede da dove vieni, my father comes from Lucca e tu ti senti un po’ a casa e un po’ no, come se incontrassi per la prima volta parenti dei quali hai solo sentito fare il nome ma non hai mai visto la faccia. Nell’angolo verso Columbus c’è un gruppo che suona, sono in cinque e ci danno dentro e non sembrano gente da chiesa e chissà dove e come li hanno trovati; a me pare di tornare nel parcheggio del Tropicana di Las Vegas, ché la scena è abbastanza simile e infatti anche questa volta rido perché quando iniziano “Love me like you did before” di Mink deVille vedo un bambino dai lineamenti asiatici scendere di corsa dalla sedia, e sua madre lo guarda e ride anche lei perché lo vede andare da tutti gli adulti della prima fila e alzare la manina e far segno di battergli il cinque, e lo fanno tutti, e quelli suonano e questi giocano, basta poco a volte, basta questo, quattro quarti e un riff e due cori, amami come facevi un tempo.

    Greetings from San Francisco – Crissy Field

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Ci son dei posti dove vuoi tornare, anche se li hai già visti, anche se potresti fare altro, anche se potresti prendere un autobus e sfilargli via veloce buttandogli giusto un’occhiata appena nostalgica. Crissy Field, ad esempio. Che devi scarpinare per chilometri, prima di arrivarci, ma poi. Perché a Crissy Field c’è la sabbia fine. Perchè a Crissy Field ci sono gli stagni con gli uccelli che se sentono rumore scappano via e tornano col silenzio delle risate dei bambini che chiedono ai genitori di non correre troppo con quella bicicletta. Perché a Crissy Field ci sono i cani che si buttano in acqua senza dare fastidio a nessuno, e tu li guardi e vedi che si divertono e ti viene da ridere quando escono e si scuotono per asciugarsi. Perché a Crissy Field ci sono le coppie di pensionati che passeggiano tenendosi per mano. Perché a Crissy Field vedi Alcatraz e non sembra una prigione, e vedi la baia e ti sembra quella che raccontavano Steinbeck e Eggers. Perché a Crissy Field trovi i poliziotti a cavallo che salutano e fanno allright col pollice mentre i turisti li fotografano. Perché a Crissy Field vedi bianchi e neri e gialli e chiari e scuri e uomini e donne e bambini e anziani e sembrano tutti in pace e chissenefrega chi va con chi. Perché a Crissy Field ci sono dei sassi lunghi e tu ti ci puoi sedere sopra e guardare una enorme portacontainer scivolare silenziosa verso l’oceano aperto e star lì a fissare il Golden Gate che non vorresti nemmeno sbattere le palpebre per non perderne nemmeno un secondo e leggere la posta e sorridere e rispondere e stare lì, in pace col mondo e non avere nessuna voglia di alzarti perché dove altro vuoi andare, sei già a Crissy Field.

    Greetings from San Francisco – I cadetti

    Filed under: — JE6 @ 08:50

    La città è tappezzata di cartelli, questa è la Fleet Week, la settimana dedicata alla Flotta – a tutti i militari che hanno a che fare con il mare, Navy e Coast Guard e Marines – i bar gli offrono da bere e ci son bandiere dappertutto e dappertutto vedi divise e le divise non sembrano estranee perché la realtà è che qui, giusto o sbagliato che sia, ai soldati la gente non solo porta rispetto, ma addirittura vuole bene e infatti oggi ci sono decine di migliaia di persone sparse per chilometri da Hyde St Pier a Fort Mason a Marina a Crissy Field, riunite per un immenso e lunghissimo picnic che le vedrà stare per ore con gli occhi puntati al cielo a guardare le evoluzioni dei Blue Angels, con gli F18 che sfrecciano radenti sul Golden Gate. Cammino lasciandomi alle spalle l’orgia turistica del Pier 39 e dei suoi leoni marini e mi trovo fianco a fianco di cinque ragazzi in divisa da marinaio, e sono davvero ragazzi, li guardi in faccia e sono giovanissimi, molto più di quel marine con le spalle larghe quanto un armadio e la mascella da attore di Hollywood che poco fa guardavo prestarsi a fare una foto dietro l’altra insieme a ragazze che ridono nervose e buon Dio chissà che muscoli sotto l’uniforme. Questi avranno sedici, diciassette anni, te li immagini in t-shirt e jeans col cavallo basso, e invece hanno le scarpe nere lucidate a specchio e l’uniforme stirata e ti chiedi come e perché quello che potrebbe essere tuo nipote decide di lasciare scuola e famiglia e amici per entrare a far parte di un esercito che ha più di una probabilità di mandarti in guerra in qualche sperduta parte del mondo. E la risposta non ce l’hai, così li guardi camminare non ancora impettiti però fieri – in fondo non si può e non si deve sempre capire tutto.

    Greetings from San Francisco – Broken

    Filed under: — JE6 @ 08:49

    Ha la testa bassa e la barba lunga e i vestiti laceri e la vita raccolta in un carrello da supermercato, come altre centinaia di uomini e donne che vedi dappertutto, Market and Fifth, Mason, Geary, Wharf, un posto in strada, una bottiglia, qualche altro sventurato come te a farti compagnia o concorrenza – you have a dollar sir, you have a dollar for me? Tra un paio d’ore darò qualche moneta a un uomo che mi alza il pollice quando mi vede sorridere mentre leggo il cartello che tiene sulle ginocchia, il cartello che dice “Perché mentire? Ho bisogno di una birra”. Ma questo, testa bassa e barba lunga e la schiena appoggiata a un palo della luce di Market Street, questo ha un cartello diverso – I’m hungry and I’m broken, ho fame e sono rotto, spezzato. Guardo con la coda dell’occhio quel “broken”, ché sta tutto lì, cerco di immaginare cosa lo ha preso e colpito e fatto a pezzi, a cosa lo ha portato su un marciapiede a chiedere un dollaro senza nemmeno riuscire ad aprire bocca, e non ci riesco perché ho tanto mal di testa e mi devo fermare da qualche parte a mangiare per prendermi la mia pastiglia di antidolorifico, bagel with cheese and apple juice, quattro dollari e novantacinque tasse incluse, che tiro fuori dal portafogli mentre sfilo via in silenzio come l’uomo che non ha più vergogna di di dirsi broken.

    Greetings from San Francisco – Farmer’s market

    Filed under: — JE6 @ 08:49

    Uno si immagina questo paese come il regno del junk food, dell’OGM, del triple burger – do you want some more ketchup, sir? -, poi arriva qui, tra i battelli che portano ad Alcatraz e il capolinea dei tram che vanno a Castro, e si trova immerso nel più strepitoso mercato di frutta, verdura e ogni altra sorta di alimento biologico che uno possa immaginare, un tripudio di pesche e basilico, formaggio e frutti di bosco e insomma tutto quanto fa salute, e ci sono decine di banchi e migliaia di persone, e colori e profumi che ti vien quasi voglia di diventare vegetariano, almeno per oggi, almeno fino alle chicken wings di stasera.