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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    26/10/2010

    Secondo Squadrone Carri

    Filed under: — JE6 @ 17:25

    Era il 26 ottobre di 20 anni fa, avevamo atteso quel giorno per dodici mesi e finalmente era arrivato. Avevamo preparato le nostre borse, e svuotato gli armadietti, e attaccato i lucchetti là al ponte sul Passirio, e cenato per l’ultima volta da Christof, Linda e Ulrike e fatto il pieno o comprato il biglietto del treno – un biglietto di sola andata, che serviva a tornare. A casa. Ci lasciammo il grande piazzale alle spalle, e non ci girammo, o forse qualcuno lo fece per gridare un insulto, una bestemmia pensando alle notti passate nel freddo dell’Alto Adige camminando tra il deposito dei carri armati e il centro ippico. Quasi tutti cercammo una cabina del telefono e buttammo giù una manciata di gettoni, chiamando fidanzate o genitori: ho finito, sono fuori. E tutti sentimmo dall’altra parte del filo come un sospiro di sfinito stupore, io non capisco perché sei ancora lì, ma perché non torni a casa stasera che qui ti aspettano, che io ti aspetto, ma non hai voglia di vedermi – e tutti rispondemmo la stessa cosa, perché tutti avevamo speso qualche venti o trentamila lire per una notte in un garni o una pensione a due stelle, un’altra notte lì nella valle mentre a casa c’era gente che ci aspettava, gente che aveva voglia di vederci e portarci fuori a bere, sì che ho voglia di vederti, ma ci fanno uscire in due turni, all’altra metà tocca domani, cerca di capire, ti voglio bene, adesso scusa, vado, ho finito i gettoni e mi stanno aspettando.

    Seconda stella a destra (ma poi continua, eh)

    Filed under: — JE6 @ 15:07

    Disclaimer: l’autore è un amico, ed è pure uno con il quale puoi trovarti una sera a Parigi e prendere la metro e camminare e sederti su una panchina davanti alla fermata dell’Hotel de Ville finendo per sembrare i due vecchietti dei Muppets, e insomma sì, forse qui si è un po’ di parte, ma anche no.

    C’è questo libro che si chiama Seconda stella a destra, ed è un libro che sembra raccontare la vita di qualche decina di astronomi famosi, ma in effetti è un libro sulla curiosità, sulla testardaggine, sulla fortuna che aiuta gli audaci, sul tenere gli occhi aperti, sulla fantasia, sulla capacità di immaginare l’impossibile e poi di vederlo quando si realizza, sull’immensamente grande e sull’immensamente piccolo, sulla tenacia, sulla discriminazione dei sessi, sul talento e su molte altre cose ancora. C’è questo libro che si legge d’un fiato, e poi ti viene voglia di leggere ancora, di leggere altro, adesso cos’è questa storia del tempo che si piega, c’è questo libro che bisognerebbe tenere a mente perché è vero che le storie sono già pronte ma poi bisogna anche saperle raccontare, c’è questo libro che bisognerebbe rileggere quando si pensa di essere afflitti da un lavoro sempre uguale a se stesso perché magari hai sotto gli occhi qualcosa di davvero nuovo e inaspettato camuffato da implacabile pulsazione ripetuta ogni tre secondi, c’è questo libro che una bambina di nemmeno dieci anni ne legge la quarta di copertina e ti dice “mi sa che mi piace, sai, me lo presti” – che è quel che io chiamo un successo, e una cosa bella.