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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    05/02/2011

    Message In A Bottle

    Filed under: — JE6 @ 16:03

    La ragazzina si toglie le scarpe e le calze, si rimbocca l’orlo dei jeans e cammina verso il bagnasciuga. Il vento le muove i capelli lunghi, lisci e neri. Dovrei trovare il tempo per andare a tagliarli, pensa scostandosi la frangia dagli occhi.
    Si ferma, restando in piedi con le mani strette a pugno spinte in fondo alle tasche. Fissa il mare, senza vedere nulla. Un’onda più lunga arriva a lambirle i piedi. Con il brivido dell’acqua fredda dell’inverno sente anche un suono, che la scuote dal torpore triste che si porta dietro. Muove la testa, prima a destra, poi a sinistra. Un luccichio le ruba gli occhi. Bottiglie. Una mezza dozzina di bottiglie, adagiate alla rinfusa sulla sabbia. La ragazzina muove qualche passo, si china, si scosta ancora la frangia dagli occhi, prende in mano una bottiglia. E’ chiusa con un tappo a pressione, e dentro c’è un biglietto, arrotolato su se stesso. Allunga la mano, prende in mano un’altra bottiglia, e poi un’altra ancora. Anche loro contengono un biglietto. Inizia ad aprirle una alla volta, facendo un po’ fatica e stando attenta a non far cadere quei piccoli pezzi di carta. Inizia a leggere quella scrittura tonda e costruita, un paio di fogli potrebbero accompagnare i cioccolatini, altri portano frasi più lunghe delle quali la ragazzina non sempre riesce a cogliere il senso compiuto. Ma tutti in qualche modo sembrano scritti per lei, e via via che passa da un biglietto a quello successivo cerca di immaginare chi sia la persona che li ha scritti, se sia un uomo o una donna, se la conosce, e se sì perché ha deciso di parlare con lei usando quello strano metodo. Cerca di capire se vi sia un ordine, un primo e  un secondo e un terzo biglietto, se le frasi e le storie che questi raccontano abbiano qualcosa che li unisca oltre a quell’appoggiarsi sulla sua spalla e picchiettarvi sopra con dolcezza per chiederle attenzione, oltre a quel sembrare tutti essere lì ad aspettare lei e soltanto lei.
    Per un momento la ragazzina si chiede ma dov’ero, vengo qui tutti i giorni, possibile che non mi sia mai accorta di nulla, che non abbia mai visto queste bottiglie. Poi decide che non ha senso farsi domande, né questa né altre, rilegge ancora i biglietti, con calma, uno alla volta. Dalla spiaggia arriva una voce disturbata dal vento, che chiama il suo nome. La ragazzina si volta lentamente, arrivo nonna, risponde alla voce, adesso ti riporto a casa, dammi un minuto. Poi accartoccia i biglietti uno a uno fino a farne tante piccole palline di carta, slancia la mano verso il mare lasciandole cadere in acqua, tutte tranne una che mette nella tasca, e se ne va.