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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    11/04/2011

    Cercando gli interruttori

    Filed under: — JE6 @ 13:30

    Vivono insieme da poche settimane, meno di due mesi. Prima era una notte ogni tanto, una volta al mese o giù di lì, poi le notti sono diventate due, poi un giorno sono state due valigie. La sera, quando tornano a casa, mangiano un boccone e passano qualche minuto a raccontarsi le cose della giornata – l’ufficio, i colleghi, le telefonate. Lui, che è quello che si è spostato, è anche quello che parla meno; ascolta: ascolta lei, e i rumori del palazzo, e della strada, i televisori che si accendono, i telefoni che squillano, le auto che cercano parcheggio, i vicini che bussano per chiedere il sale, o un cacciavite. A volte riescono a rientrare insieme, e in quel paio di centinaia di metri che separa la fermata dell’autobus dal portone di casa lei saluta persone, a volte con un buonasera come va, altre con un semplice sorriso accompagnato da un cenno della testa, lui guarda quelle facce e qualche volta le chiede chi è quella signora. Una sera la madre di lei passa a trovarli, le due donne si siedono sul divano e chiacchierano, lui si alza e prepara il caffè, apre tutti i cassetti e quasi tutte le ante della cucina prima di trovare quel che gli serve in quella casa che non è ancora sua, quella casa nella quale quando si alza all’alba, in punta di piedi per non svegliarla, fatica a trovare gli interruttori – ha imparato la disposizione dei libri ma non dove recuperare la ricarica del sapone liquido per le mani, a volte lei mette su dei dischi e a lui sembra di venire da un altro mondo, vuoi dire che ascoltavi questa musica? -, versa il caffè nelle tazzine e le porta alle due donne, le porta con le mani perché forse il mese prossimo imparerà dove si nascondono i vassoi, e si siede sulla poltrona piccola ad ascoltarle, ad ascoltare le piccole cose delle zie e della mamma di Anna, ma chi, quella che abita nella via vicino all’ufficio postale, ah sì ho capito, ascolta le minuzie di una vita quotidiana nella quale lui entra a passi piccolissimi, chiedendosi se ne farà mai parte per davvero. Quando la madre di lei esce lui entra in cucina e sciacqua le due tazze del caffè. Lei si ferma sulla soglia della stanza, lo guarda e gli chiede cosa c’è, che quella faccia lei la conosce bene, e lui, senza guardarla mentre mette le due tazze nella lavastoviglie, le risponde la pura verità: non sapevo che tu avessi una vita, e adesso la guardo.