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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    31/05/2011

    When I am sixty-two

    Filed under: — JE6 @ 13:09

    A margine della festa di ieri sera – stavo per scrivere manifestazione; ma, appunto, era una festa: la piazza era piena di ragazzi. Ragazzi proprio, non quella categoria italiana dove pure il sottoscritto è giovane. E che parevano fregarsene bellamente del fatto che il protagonista della serata, il loro nuovo sindaco fosse un sessantaduenne – il fatto è che la gente molto spesso della carta d’identità se ne frega bellamente, così come degli intellettuali Wired-style de noantri.

    Campioni del mondo (the day after)

    Filed under: — JE6 @ 09:33

    Ieri sera stavo lì, in Piazza Duomo. Non so quanti eravamo, non mi sono preoccupato di andare a controllare i numeri, eravamo tanti e questo basta. Non sto a dire che gente ci fosse, di foto in giro se ne trovano millemila e ognuno si può fare un’idea. Quello che posso dire è che a me pareva di stare bene, mi pareva che tutti stessero bene: e in modo tranquillo, allegro, quasi stupito, come succede quando passi dodici ore seduto alla scrivania dell’ufficio e poi esci con i colleghi e fuori c’è ancora tanta luce; non c’era aggressività, non c’era rivalsa, non c’era la frenesia rabbiosa da occhi sbarrati e iniettati di sangue che tante volte si vede in occasione di una delle molte celebrazioni che costellano il calendario sociale. C’era soltanto tanta gente che si godeva una vittoria faticata, meritata e inattesa, gente che per una sera non aveva voglia di fare le pulci a se stessa, passando sopra al trito parterre de roi dei Bisio-Costa-Finardi-Gianco-bellaciao, che non aveva bisogno di dire a quelli che “tanto sono tutti uguali” che allora prego, accomodatevi là, fuori, sappiamo benissimo chi ha vinto – noi – e chi non ha vinto – voi – perché era tutto evidente, netto, palese. Diceva bene, come sempre, lei: i sogni si infrangono all’alba – ma non prima – e per stasera la realtà vera non ci interessa. A quella ci pensiamo oggi: e pure oggi, nonostante lo specchio ci restituisca il nostro ritratto fatto di rughe e doppi menti e capelli da portare al parrucchiere, pure oggi siamo campioni del mondo.

    29/05/2011

    Cowboy

    Filed under: — JE6 @ 18:55

    Il ragazzo fa quel movimento, quello che vede fare dai tennisti in televisione, gira la testa e porta in avanti la spalla, e così asciuga per qualche secondo la fronte e gli occhi dal sudore della giornata caldissima. Nella via che porta alla piazza della chiesa c’è il silenzio totale delle tre del pomeriggio di una giornata molto calda. Il ragazzo stringe gli occhi, il lastricato chiaro riflette la luce del sole a picco. Gli viene in mente uno di quei film western che il padre gli faceva vedere quando ancora abitavano insieme, il cowboy che va incontro al suo destino camminando lentamente come se tutti i pesi del mondo gli facessero compagnia, accomodati sulle sue spalle stanche. Adesso il padre lo vede una volta ogni due settimane, e non ne sente nostalgia, se non ogni tanto quando non riesce a prendere sonno e il giorno dopo lo aspetta un compito in classe per il quale non ha studiato abbastanza, e si sente come quel cowboy. Alle sue spalle gli amici si stanno ancora tuffando nel fiume che attraversa il paese, per poi lasciarsi trascinare dalla corrente fino a quando questa non li porta vicini alle sponde sulle quali si issano con la forza dei nervi, ché i muscoli a sedici anni non sono abbastanza per arpionare il cemento ruvido con le mani e tirarsi su sicuri e spaventati davanti alle ragazze che si sono tolte la maglietta per prendere il primo sole vero dopo l’inverno eterno. Il ragazzo non aveva più voglia, e non c’era nessun bikini che lo interessasse per davvero: quello che voleva non stava lì, e non aveva risposto al suo messaggio – siamo al ponte vecchio, ti aspetto. Dal bar della piazza della chiesa esce la voce dello speaker del telegiornale, il ragazzo si chiede chi mai può stare tutto il giorno a guardare un canale di sole notizie, sempre le stesse, ripetute cento volte. Dalla via che collega il paese alla statale sbuca un signore anziano, il ragazzo lo conosce, lui in paese ci è nato e cresciuto, non è di quelli che sono arrivati dalla città al seguito di genitori che cercavano un tre locali e un mutuo che non gli togliesse il sonno per il resto della vita. Il signore anziano si ferma davanti alla piccola cappella eretta in ricordo dei caduti in guerra, dieci cognomi ripetuti sette, otto, nove volte e due proiettili di obice messi ai lati come due chierichietti di ferro e polvere da sparo. Il ragazzo tira fuori il telefono dalla tasca posteriore dei jeans, lo guarda, passa alle spalle del signore anziano che chissà cosa sta pensando – se ancora riesce a pensare – e attraversa la strada.

    28/05/2011

    La notte della finale, come da bambino

    Filed under: — JE6 @ 19:28

    Ormai guardo tre-quattro partite di calcio all’anno – mi annoio, faccio zapping, se trovo una bella scena di L&O Criminal Intent mi fermo e poi mi dimentico che di là sta per finire il primo tempo, datemi un ottavo inning di baseball e sarò un bimbo felice. Però stasera giocano le due sole squadre che riescono a tenermi con il dito fermo (poi sì, il fatto di stare in casa di altri, soli uomini e birre fredde aiuta), le due sole squadre che mi riportano a quella passione lontanissima che mi faceva tifare Ajax e Heart of Midlothian e altre squadre improbabili, non tengo nessuno, mi guardo lo spettacolo, va bene così.

    There’s a hole in my life

    Filed under: — JE6 @ 08:38

    Si può vivere abbastanza a lungo per vedere le buche nelle strade della propria città diventare questione di interesse nazionale.
    PS – Per come la vedo io, questo pezzo dice tutto quel che c’era da dire sulla campagna elettorale di Milano. E quindi fa capire anche tutto quel che *non* c’era da dire.

    27/05/2011

    Nessuno è perfetto

    Filed under: — JE6 @ 15:13

    A me sarebbe tanto piaciuto che Diego riuscisse a raccontare Milano come aveva fatto, chessò, con Lampedusa. Poi ho visto la sua faccia (minuto 4:01, per chi volesse) nella prima inquadratura che lo riprende qui dalle mie parti, e mi son detto “va bene, facciamo la prossima volta” (no, poi il name dropping De Rossi – Mastandrea piace anche a me, sia chiaro, ma questo è un altro discorso) .

    Buongiorno

    Filed under: — JE6 @ 09:05

    C’è un momento preciso, un secondo assoluto che arriva appena ti svegli e sei cosciente – ed è quella la fregatura, che sei vivo e vegeto e ti è tutto chiaro. In quell’istante non provi soltanto la stanchezza fisica della notte troppo corta, del sonno interrotto, del caldo e del freddo, senti in aggiunta quella primordiale del “non ce la faccio, davvero”, della terrorizzata certezza che sarai sommerso da quel che ti aspetta non appena sarai in posizione verticale, in quel secondo vorresti essere un bambino di quattro anni, che apre gli occhi e trova la mamma che gli sorride, gli scompiglia i capelli con le dita della mano, lo prende in braccio e lo stringe e gli dice buongiorno tesoro. Dura un secondo, poi ti alzi e apri la finestra.

    26/05/2011

    Here, there and everywhere

    Filed under: — JE6 @ 12:29

    Ci sono parecchie cose che non mi piacciono di questa campagna elettorale che qui a Milano ha toccato abissi di pochezza piuttosto notevoli. Tra queste, l’idea che noi milanesi si abbia la responsabilità di dare con la nostra scelta un’impronta al futuro politico italiano, nei contenuti e nelle forme. Tanto per fare un esempio, un uomo per solito ben più lucido della media come Francesco Cundari scriveva ieri: “Resta comunque il fatto che il risultato di Milano, a questo punto, avrà un valore pedagogico per tutte le forze politiche destinato a durare a lungo: se davvvero, con questi metodi, il centrodestra dovesse recuperare sei punti di distacco, chi fermerà più gli assetati di sangue e i pazzi furiosi di una parte e dell’altra, dalla prossima campagna elettorale in poi? A questo punto, domenica, i cittadini di Milano non voteranno più solo sul loro sindaco. Voteranno sulla politica italiana dei prossimi mesi, se non dei prossimi anni, anche per tutti noi. Ci pensino“. Beh, a me sembra un ragionamento viziato nelle sue fondamenta. Perché delle due l’una: o noi milanesi siamo diversi dal resto degli italiani, e allora ciò che succede(rà) qui non ha né avrà valore a sud di Pieve Emanuele e a nord di Cinisello Balsamo proprio a causa di questa diversità, oppure siamo esattamente come tutti gli altri, e allora ciò che succede(rà) qui potrebbe succedere ovunque, ad Aosta e a Macomer – cosa che trovo più probabile, e decisamente più consolante.

    25/05/2011

    Loro due, e noi

    Filed under: — JE6 @ 12:40

    Come la penso io, a quattro giorni e spiccioli dal ballottaggio che deciderà il prossimo sindaco della città nella quale sono nato, cresciuto e ancora ostinatamente vivo, quel ballottaggio che dovrebbe (potrebbe) segnare la famosa inversione di tendenza, il cambio epocale che farebbe tornare la democrazia in questo sventurato paese, come la penso io l’ha scritto Simone qualche giorno fa in un post dal quale riprendo una frase:
    L’unica cosa che so è che non servono le piste ciclabili, più parcheggi, meno smog e le madonne girate. Non avete bisogno di sindaci di destra, né di quelli di centro sinistra, e sinistra. Non è un battaglia tra PdL e PD, quella cittadina. È un tremenda ed inutile, invincibile, guerra tra “buongiorno”“tanto è uguale”.
    Ecco, io la penso così. Penso che cambiare sindaco ci farebbe bene, penso – spero – che saremmo governati meglio. Che sì: piste ciclabili e parcheggi e aria pulita e utilizzo degli appartamenti sfitti e tutto il resto. Ma non penso che siamo cambiati noi, noi presi nel nostro insieme. Voterò Pisapia, con la convinzione che sia una scelta giusta e con lo sfinimento rabbioso che mi rendo conto di provare nei confronti di Letizia Moratti e il resto della sua compagnia. Ma io non mi sento diverso, non lo sono: e come me, i miei concittadini.

    24/05/2011

    Taking care of

    Filed under: — JE6 @ 12:38

    “Lasciatemi lavorare, devo completare l’opera che ho iniziato”
    “Ma no, riposati, perché peggiorare la situazione”