< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • Libri
  • August 2011
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    14/08/2011

    Le scarpe di Harlem

    Filed under: — JE6 @ 22:49

    Era giugno, era il 2003. Presi la 125a strada, verso ovest, verso l’Apollo Theatre. Era la mia prima volta a New York, e ad Harlem mi guardavo in giro come un bambino nel suo paese delle meraviglie. Non sono mai stato appassionato di shopping, non sono uno di quelli che partono con una valigia e tornano con due, e sanno dove si fanno gli affari – il cambio favorevole, il negozio figo. Però quel giorno entrai in uno di questi enormi empori di scarpe, di sneakers, mi feci un regalo – due paia, uno di Converse Weapon basse con i colori dei Lakers anche se era una squadra che io, tifoso dei 76ers, non avevo mai sopportato, e uno di Nike – no, non so il nome del modello, so solo che mi piacevano, e che le portai a Milano. Le ho indossate per otto anni, come si fa con quei jeans che li metti oggi e poi domani e poi ancora e ancora perché ti ci affezioni anche se li vedi sempre più lisi, ma in fondo anche sui volti degli amici arrivano le rughe, e chissenefrega. Poi niente, le ho usate un’ultima volta, le ho torchiate ancora quelle Nike comprate un giorno di giugno ad Harlem, poi mi sono seduto sul letto, le ho sfilate, e ho visto che si erano rotte – sfasciate proprio, ma solo quando avevano finito il loro lavoro, da W 125th Street alla periferia di Milano, adesso sono lì, sul balcone che aspettano di essere buttate via, sono solo delle scarpe, ma a me dispiace un po’.