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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    19/03/2012

    La fila per gli ascensori

    Filed under: — JE6 @ 08:59

    Durante l’orario di visita nella camera ci sono troppe persone e poche sedie. Alcuni stanno in piedi, girando intorno ai letti. Una donna grida, ogni pochi secondi, come se un qualche programma la attivasse seguendo una tabella invisibile, grida senza sosta, piegata su un fianco con gli occhi chiusi come la sua compagna di stanza. Due poliziotti siedono annoiati curando una porta dalla quale ogni tanto esce un uomo che si regge sulle stampelle e che prova a iniziare una conversazione che loro non hanno voglia di fare. Di tanto in tanto uno dei due si sgranchisce le gambe percorrendo il lungo corridoio, mentre l’altro accavalla le gambe prima in un senso e poi nell’altro. Alla fine del pomeriggio si forma la fila per gli ascensori in discesa, qualcuno con il mezzo sorriso di chi pensa di aver fatto una buona azione, qualcuno con le spalle curve e gli occhi gonfi.

    One Response to “La fila per gli ascensori”

    1. Stella Says:

      Ma le visite erano sempre non bastevoli, lui guardava sua figlia che mostrava una falsa fretta di metter tutto a posto, i cambi, le carte, i documenti. -Ecco ti ho portato “Fotografare” e “Autosprint”, diceva con un gran sorriso.Ringraziando dai suoi occhi scendevano rivoli di lacrime che arrossavato gli occhi, che non riuscivano a frenarle. Lasciavano senza fiato e trattenerle per lei era difficile, ma doveva non far trasparire il vero!
      Il saluto era peggio, un distacco che poteva esser definitivo, come poteva far finta di nulla, ma sorrideva e distaccava per un pò il jack del cuore e partiva il sorriso pieno di promesse di felice ritorno! Lui fermo alla porta guardava e salutava in piedi e con la mano destra che agitava, con l’espressione di bimbo lasciato al primo giorno di scuola, con la paura di non rivedere chi saluta, alla quale manda un sorriso amaro e poi un bacio da far volare! Ma mentre sei in fila agli ascensori, rimetti il jack e il sangue tiri fuori, ti esce dalla bocca, sgorga dai tuoi occhi, sussulti e non ti accorgi che gli altri non ascolti e ti senti in colpa, perchè potrebbe essere l’ultima volta. *

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