< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • Libri
  • June 2012
    M T W T F S S
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    252627282930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    25/06/2012

    Greetings from Shanghai – Lost in Translation

    Filed under: — JE6 @ 09:00

    A Shanghai vivono una ventina di milioni di persone. Diciassette senza contare i pendolari che entrano in città per lavoro, mi dicono. Alle sette di questa sera umida sembra che siano tutti in strada, tutti a camminare, mangiare, bere, vendere, parlare, cucinare. Ti viene da pensare che la città è enorme perché è stata costretta a crescere, per poter contenere tutte queste persone. Quando la luce del semaforo diventa verde si muovono centinaia di persone tutte insieme, come una legione romana. Sul Bund, la lunghissima camminata che costeggia il fiume dalla quale si gode lo skyline del Financial District e pare di stare a Brooklyn a guardare Manhattan saremo un milione di persone, tutte con la bocca a forma di O fissando i grattacieli e le torri moderne da una parte e i palazzi ottocenteschi dall’altra, guarda su quello, sono le prime bandiere rosse che vedo da quando siamo arrivati. Il rumore non è sottofondo, sta in cima, sopra a tutto perché siamo tanti, tantissimi, non credo di aver mai visto tanta gente tutta insieme se non allo stadio o a qualche grande concerto. Camminiamo perdendoci costantemente, uno che fotografa da una parte, uno che guarda dall’altra, poi ci ritroviamo alzando la mano e sventolandola come fanno cento altri in una rilassata bolgia dantesca che parla una lingua incomprensibile. Mi sento come il Bill Murray di Lost in Translation, e non importa che al posto di Scarlett Johannsson ci sia un collega la cui unica particolarità è che oggi compie gli anni, mi sento felicemente perso in un fiume di persone, altrettanto felicemente lontano dall’Italia che gioca il quarto di finale, dalla prima puntata di Sorkin, ci pensavo durante il viaggio sorvolando Plovdiv in Bulgaria e poi la Turchia interna, guardavo giù e mi chiedevo come sarebbe stare a Plovdiv, o nel bel mezzo di quell’enorme foglio di carta crespa che arriva in Anatolia, e qui sul Bund mi pare per un momento di avere la risposta, si starebbe così, lontano da una wi-fi, hai già scaricato i sottotitoli, secondo te arriviamo ai rigori, si starebbe così, lost in translation, si starebbe così, mica poi male.

    Leave a Reply