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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    13/07/2012

    Greetings from Beograd – Templi, segni

    Filed under: — JE6 @ 22:37

    Nell’arco di una mezz’ora passo dalla moschea di Bajrakli alla cattedrale di san Michele arcangelo. Se si potesse guardare la città dall’alto, si vedrebbe il fiume di persone che fa lo struscio in Knez Mihailova con un cono gelato in mano, e due isole di silenzio, una a destra e l’altra a sinistra, e queste isole sarebbero i due templi. In uno, la chiesa ortodossa, entro; nell’altra mi fermo sulla soglia. Entrambe sono piccole, entrambe hanno i tappeti per terra, entrambe hanno quattro persone al loro interno. In entrambe c’è quella cosa che non abbiamo altri termini per definirla che non sia pace, e sicuramente non è la parola giusta. Entrambe sembrano dire vieni, non avere timore, non pensare alle guerre che abbiamo fatto. Quando esco dalle chiese faccio il segno della croce, fa parte della mia cultura, della mia tradizione; quando mi allontano da Bajrakli e da san Michele arcangelo vorrei fare la stessa cosa, un segno, come di saluto, come di rispetto. Però il mio segno non è il loro, mi chiedo se non sia una cosa stupida, se Dio non c’è è una cosa stupida di sicuro, se Dio c’è preferisco credere che non si formalizzi più di tanto, in fondo se saluti un amico mica ti metti a fare tante differenze tra una stretta di mano e una pacca sulla spalla, allora esco e tocco il legno della porta, se Dio c’è spero che gli basti.

    Greetings from Beograd – Centrini

    Filed under: — JE6 @ 22:19

    Knez Mihailova è la strada dello shopping, una bella via pedonale asburgica, dove quando il caldo si attenua ci si siede all’aperto a bere, con tutte le vetrine giuste – non proprio Via Condotti, un po’ meno sfarzosa, un po’ più alla mano come tutta la città, sarà che quando non si nuota nell’oro ce la si tira di meno, non so. Comunque, Knez Mihailova porta fino al parco di Kalegmedan, quello con il castello, quello dal quale si vede la confluenza tra la Sava e il Danubio e realizzi che finalmente vedi quest’ultimo un po’ meno marrone di quanto non sia a Vienna e Budapest, per l’azzurro aspetteremo la prossima vita. Knez Mihailova è la strada dove Belgrado mostra il meglio di sè, i negozi, le gallerie d’arte, le migliaia di ragazze altissime e bellissime, i palazzi nobili, le banche. Alla fine della via, poco prima del semaforo che dà sul parco e sulle bancarelle di souvenir, stanno sedute una mezza dozzina di donne. Sono tutte di mezza età, qualcuna anche oltre, un paio hanno vicini degli uomini, forse i mariti, seduti anche loro con l’aria impassibile che a me ricorda i miei nonni nuragici. Hanno quasi tutte in mano i ferri dell’uncinetto, sono occupate a creare centrini, e tutte quelle cose che stanno sopra i tavoli e sotto i soprammobili e delle quali io non so il nome, alcuni sono delle vere opere d’arte, altri li potreste trovare a un banco di beneficienza davanti a una chiesa di Milano ma non importa, importa che siano lì, a pochi metri dalle vetrine di Knez Mihailova, figlie di un tempo passato da una vita, inutili come tante cose oneste.