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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    16/07/2012

    Greetings from Bratislava 2012 – “Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità”

    Filed under: — JE6 @ 22:03

    Per i casi della vita, negli ultimi tempi sto girando solo per città che hanno passato qualche decennio sotto governi comunisti – Shanghai, Belgrado, Budapest, Ljubljana, Zagabria, oggi Bratislava, domani Praga. E onestamente, se avessi quindici anni e nessuno mi avesse fatto leggere qualche libro di storia, tracce di questo passato io non sarei in grado di trovarne. Forse la statua di Mao vicino al Bund a Shanghai, che però se ne sta ben incastonata tra i grattacieli di Pudong che assomigliano tanto a Manhattan vista da Brooklyn e il grattacielo della Bank of China. Per il resto nulla, come se questo passato fosse stato accuratamente cancellato, oppure semplicemente inghiottito da Ikea, dall’Euro, dalla trickle down economy, da Internet. E così poco fa, quando ho attraversato Námestie Ľudovíta Štúra lasciandomi alle spalle il Danubio che è marrone a dispetto di tutti gli Strauss e mi sono trovato di fronte questa enorme statua di Stalin non ho potuto fare a meno di chiedermi se stavo sognando, cosa diamine ci faceva lì, senza una targa, senza un apparente motivo al mondo, come se i russi prima e i maggiorenti del partito comunista cecoslovacco poi e i fondatori della nuova Slovacchia infine se la fossero dimenticata, un po’ come le scritte Credere Obbedire Combattere che noi italiani abbiamo lasciato sui muri di mezzo paese per pigrizia o per ignavia, buona solo per permettere a un italiano che sta andando a cena di fermare un americano e chiedergli excuse me sir, can you take me a picture.

    Greetings from Bratislava 2012 – Hlavna Stanica

    Filed under: — JE6 @ 22:00

    Vado alla stazione ferroviaria per comprare il biglietto per Praga, otto ore andata e ritorno tra domani e dopo per quaranta euro prenotazione inclusa. Mentre sto per uscire mi arriva una telefonata dall’ufficio, resto qualche minuto a parlare, sì ci sto lavorando, appena ho qualcosa ti faccio sapere. Quando chiudo la comunicazione un ragazzo che sta seduto sopra una valigia rigida verde acido mi dice allora, ti piace Bratislava – scusa, ti ho sentito parlare al telefono, ho capito che sei italiano, io vengo da Catania, è la prima volta che vieni qui? Non ho particolare fretta, mi fermo a fare due chiacchiere, no, sono venuto anni fa, sì mi piace molto e poi le solite cose tra italiani che si incontrano all’estero, dove vai da dove vieni sei qui per lavoro. Mi racconta che è un insegnante, ha trentotto anni e sta facendo l’InterRail, io sospiro, l’ho fatto anch’io cent’anni fa gli dico, mi parla un po’ del suo giro, Berlino, Praga, tra poco va a Budapest ma sul tabellone delle partenze non è ancora segnato il binario. Ci salutiamo, allora buon viaggio gli dico, grazie piacere di averti conosciuto risponde lui, poi lui si dirige verso il sottopasso che porta a tutti i binari successivi al primo. Io faccio due passi lungo la banchina, guardo due operai che lavorano, il grande cartello con la scritta bianca su fondo blu che dice che siamo a Bratislava Hlavna Stanica, una locomotiva su un binario morto, la targa che ricorda i centocinquant’anni delle ferrovie slovacche. Poi guardo i quattro tabelloni delle partenze, uno per ogni direttrice principale che esce dalla città, ci sono nomi locali, Kosice, Rusovce, e poi Praga, e Vienna, e Berlino, Belgrado, Budapest, mi torna in mente quella notte nella stazione di Copenhagen, cent’anni fa, quando io e Paolo ci guardammo in faccia alle cinque del mattino – dormi? ma figurati, allora che facciamo, il primo treno, va bene, e salimmo su un treno alla cieca, il primo che lasciava la stazione, e meno di un’ora dopo stavamo guardando il castello di Helsingor, e meno di due ore dopo eravamo in Svezia, e no, non mi lamento, viaggio tanto e mi pagano per farlo, però una stilla di invidia per l’uomo di Catania che adesso è sulla strada per Budapest e sente il suono ritmico delle traversine sotto i suoi piedi, una stilla sì.