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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    25/09/2012

    Avanti o popolo alla riscossa

    Filed under: — JE6 @ 14:25

    In questo momento sulla mia scrivania stanno un busto di Tito, un busto di Mao, una mug con il Grande Timoniere che guida il festante popolo cinese*. Ogni tanto passa gente di provata fede anticomunista, si ferma a guardare e dice “no, ma sono troppo belli” – la stessa gente che mi chiede di portargli souvenir comunisti da Shanghai, la stessa gente che spende cifre inenarrabili al Dong Tai Lu Antique Market oppure al Propaganda Poster Art Centre per comprare qualsiasi tipo di memorabilia della Rivoluzione Culturale, la stessa gente che cerca le bancarelle dei rumeni al Checkpoint Charlie per portarsi a casa un cappello da VoPo – insomma, ci siamo capiti. Cosa ci sia nell’iconografia comunista che sia capace di attirare quasi chiunque non lo so, perché è ovvio che non ha a che fare con la fede politica: e se vi è capitato di guardare qualche mostra di pittura sovietica degli anni Quaranta avete già escluso anche la motivazione artistica, almeno quella basata sugli stessi canoni estetici che vi fanno apprezzare Raffaello e Keith Haring. Insomma, quale sia il motivo io non lo so, so solo che non mi è ancora capitato di vedere gente che al polso porta un orologio con l’effigie di Ronald Reagan, forse la sconfitta della storia fa il paio con la vittoria nell’immaginario collettivo, chissà.

    * Più un bicchiere di Dick’s Last Resort di Boston, un bicchiere della Sam Adams Brewery – sempre di Boston -, una ball of suggestions, una confezione di sei matite Union Jack, una confezione di Bic a forma di Bic, altre sette mug, un bicchierino di vetro per grappa preso a Ljubljana al Mir Festival, due matrioske, una bambola voodoo presa a New Orleans, una bottiglia di Stella Artois “Lions Festival Special Edition”, due bandiere scozzesi, un elefantino in alabastro, due piccole piramidi, un’ottava mug a forma di testa di beduino presa nell’aeroporto di Dubai, una sfera luminosa, una confezioni di dieci microbottiglie di “Storica Nera” (è una grappa, eh), un pupazzo di Stuart Little dimenticato dalla precedente proprietaria della scrivania. Forse dovrei farmi visitare da uno bravo.