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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    22/02/2013

    Stories of the Bund – Kindergarten

    Filed under: — JE6 @ 17:07

    Rientro a casa passando per una traversa di Shanxi Lu. Sulla destra c’è un grande cancello, un nome cinese seguito dalla parola Kindergarten. Un asilo privato, mi pare di capire. I venti metri di muro successivi sono coperti da grandi fotografie che illustrano la vita dei bambini nell’asilo: la festa di Natale con un Santa Claus in abito da lavoro, in cerchio mentre cantano, una femminuccia che ride mentre si tiene in equilibrio sulle mattonelle di un marciapiede. Poi c’è quest’altro poster, che sta lì insieme agli altri a fare pubblicità all’asilo, a dare buoni motivi per portarci e lasciarci i figli – che qui sono pochi e preziosissimi: si vede il cortile dell’asilo, sull’asfalto il suo grande logo (una specie di Doraemon, se la memoria non mi inganna); poi quattro soldati, in divisa, senz’armi, il primo a sinistra con una specie di lancia piumata. Sono molto giovani, sembrano messi in ordine discendente di altezza, marciano impettiti, con lo sguardo severo, il soldato di sinistra col viso rivolto verso i commilitoni – evidentemente è il caposquadra. L’obiettivo li coglie in un momento di imperfezione, due dei quattro piedi sinistri sono attaccati al suolo, il terzo e il quarto non ancora, questione di frazione di secondi, a occhio nudo non se ne sarà accorto nessuno. Di sicuro non se ne sono accorti le decine di bambini che si vedono alle loro spalle: assistono alla marcia dei soldati, sorridono tutti, sembrano felici come solo dei bambini di cinque anni davanti a un gioco; indossano tutti un’uniforme verde, che sembra la versione 0-12 della divisa dei soldati, hanno un fazzoletto rosso al braccio sinistro. Non so cosa stessero facendo, i bambini e i quattro soldati: non posso leggere e capire le scritte che corredano la fotografia. Posso provare a immaginare – una lezione come quella che in Italia i vigili urbani fanno su come si attraversa la strada senza correre né creare pericolo, o una celebrazione dell’eroismo dell’esercito popolare, cioè del popolo, di tutti. Penso ai genitori che scelgono quell’asilo, chissà che ne pensano di quei soldati, chissà se gli interessa qualcosa o se sono tutte fisse mie.