< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • March 2013
    M T W T F S S
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    10/03/2013

    Stories of the Bund – In due, a Guilin Park

    Filed under: — JE6 @ 10:53

    Siamo in pochi, a Guilin Park. Forse perché non è così centrale e intorno la sola attrazione è un Walmart, forse perché oggi ci sono diciotto gradi in meno rispetto a ieri e non c’è gusto a stendersi sull’erba, forse perché i cinesi sono uguali a noi e di un giardino tradizionale non sanno bene che farsene, ci sono abituati. Siamo in pochi e così ogni angolo diventa tuo perché non lo devi condividere, puoi ascoltare il silenzio – che qui è merce rara – e guardare da lontano gli altri visitatori, uno che fotografa un albero fiorito, un altro che si siede nell’incavo di due rami grossi e bassi e tozzi. E’ strano, Guilin Park; credo che a guardarlo dall’alto non renda l’idea di che razza di isola sia, ci arrivi camminando lungo uno di questi lunghissimi e larghissimi vialoni che attraversano da nord a sud, o da ovest a est, la città, e intorno hai palazzi e cantieri e Family Mart e una specie di aria post-atomica fatta di inquinamento e traffico di una domenica uggiosa e di malumore. Mentre sto per uscire passo vicino a una specie di gazebo, un po’ rialzato rispetto alla stradina che sto percorrendo e che taglia uno dei diversi piccoli boschetti che macchiano il giardino, e allora li vedo, sono un uomo e una donna, non saprei dire l’età, è una cosa che con i cinesi non riesco proprio a fare, ma non sono giovani – forse una sessantina d’anni; lui si muove come se stesse danzando su una mattonella, inclinandosi prima a destra e poi a sinistra e accompagnando il movimento con le spalle, lei – che veste dei pantaloni verdi e una felpa di un rosso sgargiante – gli sta a fianco, lo guarda sorridendo, non lo bacia ma gli appoggia una mano prima sul braccio sinistro e poi sulla spalla, e un po’ sembra una bambina che ride giocando col papà, un po’ sembra una fidanzata che si diverte per una piccola, innocente bizzarria del suo uomo. Sfilo via per non disturbarli, ma non c’è pericolo, loro stanno in un altro mondo fatto dai quattro metri quadrati del pavimento del gazebo, loro due e basta in quegli abiti che tutti insieme costano quanto una caesar salad in Nanjing Lu, isola nell’isola di Guilin Park; faccio ancora qualche passo, mi volto per guardarli ancora, poi guadagno l’uscita lasciandoli alla loro domenica felice.