< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Primo quadrimestre
  • Ufficio reclami
  • Tenere il punto
  • Alla fermata
  • Come petali
  • Come se fosse cosa viva
  • Un antidoto contro la solitudine
  • What’s next?
  • Se non hai niente da nascondere
  • Una vita fa
  • June 2014
    M T W T F S S
    « May   Jul »
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    30  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    02/06/2014

    Con un braccio da airone

    Filed under: — JE6 @ 09:28

    C’è questa scena, uno dei due uomini ha appena rimesso i piedi a terra dopo aver infilato il pallone nel canestro. Un tiro da tre punti, uno dei mille che ha tirato nella sua carriera. Sono gli ultimi secondi della partita, una partita tirata, che la squadra dei due uomini gioca contro una squadra più giovane, fatta di grandi talenti e muscoli più forti e freschi. Eppure sono lì, punto a punto. Si avvicina il secondo uomo, che è più alto del primo di una ventina di centimetri e ha due braccia da airone e due mani da geisha, si avvicina al primo e gli avvolge un braccio intorno al collo come fanno i ragazzini quando vogliono molestare un compagno di classe, gli avvolge il braccio intorno al collo e lo tira a sé, gli appoggia la guancia sulla testa e stringe al petto il volto dell’uomo che ha appena segnato l’ennesimo canestro da tre punti. C’è questa scena, è il fermo immagine di una vita passata insieme, centinaia e centinaia di partite, migliaia di ore di allenamenti, milioni di chilometri di viaggio, distorsioni, coppe, passaggi fatti senza guardarsi, cadute, salti, palleggi, sconfitte, tutto insieme, rinunciando sempre a un pezzo di sé a favore dell’altro perché è solo così che tieni in piedi una squadra. Nel momento in cui ho visto quell’immagine mi sono venuti in mente un paio di colleghi, quelli che viaggi e budget e riunioni e facciamoci venire un’idea e riproviamoci ancora, quelli che in fondo non sai se chiamare amici ma sono una parte di te, sui quali hai sempre potuto contare, per i quali hai fatto sacrifici senza considerarli tali, e ho pensato che ognuno dovrebbe avere in regalo un collega così, un compagno così, uno da abbracciare e ringraziare senza provare una sola stilla di invidia, ognuno dovrebbe almeno una volta nella vita essere Tim Duncan per allungare un braccio da airone e stringere al petto Manu Ginobili.

    2 Responses to “Con un braccio da airone”

    1. Emmeccì Says:

      Mi fa venire in mente i bei tempi andati di Basket City.

    2. marcell_o Says:

      alcune partite di basket nba meriterebbero un hemingway a raccontarle
      io ricordo ancora gara 5 della finale di chicago contro utah nel 1997, michael jordan influenzato (o avvelenato secondo le recenti rivelazioni) esce dal campo sorretto da scottie pippen: una scena commovente e indimenticabile, epica
      molte partite di duncan e ginobili, quando sono in vena, sono uno spettacolo unico, epico appunto

    Leave a Reply