Le cose che siamo, Business Edition
Uno pensa alle relazioni di lavoro, quelle tra aziende, come a cose che seguono logiche magari dure ma in qualche modo razionali: numeri, calendari, obiettivi, cose così. E invece le aziende sono come le persone, e non solo perché sono fatte dalle persone. I loro rapporti si creano sulle ali dell’entusiasmo come due sedicenni che si guardano sulle scale del liceo o della convenienza come in un matrimonio pianificato pensando alla dote dell’una e al posto di lavoro dell’altro, e poi si disfano per la consunzione delle cose, non importa quanto a lungo e quanto intensamente si sia lavorato o vissuto insieme, tra mail non risposte e progetti non completati – le ho telefonato e ha lasciato squillare, stavamo parlando delle vacanze, a questo punto ognuno andrà per conto suo -, oppure con le carte bollate, le richieste di danni, le interruzioni di servizio, le cause: i piatti che volano, insomma. C’è questo che mi affascina, di quanto siamo simili alle cose: che si sfarinano per il tempo e l’usura, che si rompono negli incidenti, fino al prossimo tentativo, un po’ di mastice, ti presento un amico, domani ti firmo l’offerta. Le cose che siamo.