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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    27/04/2015

    Le cose e i ricordi

    Filed under: — JE6 @ 10:09

    Non avevo in programma di andarci, e infatti non ci sono andato per davvero. Nella manifestazione di Milano per il 25 aprile mi ci sono trovato dentro per caso, e ne ho approfittato per risalirmi tutto il corteo, dalla coda al capo, camminando mentre questo restava fermo in attesa dell’ordine di partenza. Non ho visto le violenze di cui ho letto, ma ho visto le bandiere dei sindacati con i cartelli “[nome fabbrica] non si tocca”, i furgoncini con gli striscioni “Antifascisti anticapitalisti”, le bandiere con le stelle di David e i cartelli “Sionismo=nazismo”, le bandiere siriane, quelle del PD, le falci, i martelli, tutta la rappresentazione familiare di un pezzo di società alla quale mi pare in qualche modo di appartenere anche se non saprei dire né come né perché né, soprattutto, se ci appartengo veramente. Ho visto moltissima gente della quale non starò a dire se sembrava felice perché il punto non è quello, quella che mi è parso di vedere era una grande folla fatta di tanti gruppi diversi, parecchi dei quali avrebbero gradito che altri gruppi non fossero lì ma mille miglia lontani: e certo, la gran parte di quei gruppi, la gran parte di quelle persone – anch’io, che stavo lì in fondo per caso – erano in strada grazie all’evento che si commemorava ma non più per commemorarlo. Che forse è il destino delle cose umane quando passa tanto tempo, la consunzione delle cose e quella dei ricordi e chissà cosa viene per prima, se quelli o quelle altre, come le uova e le galline, e chissà se tutto questo serve ancora fatto così, come lo stiamo facendo ancora adesso, senza avere idea di come farlo diversamente.

    16/04/2015

    Giungla

    Filed under: — JE6 @ 16:45

    Leggo il titolo, dice “La giungla delle fondazioni politiche”, poi vedo che questa giungla è fatta da nientemeno che sessanta liane e penso va’ che vita d’inferno faceva Tarzan.

    14/04/2015

    Sulla piccola vetrina

    Filed under: — JE6 @ 16:58

    E’ un piccolo negozio, fa riparazioni, mette a posto cerniere lampo, cose così. A guardarlo ti chiedi come faccia a resistere, a tirare la fine del mese mettendo in linea i denti di una zip. Poi pensi che forse aiuta stare in mezzo alle due fermate della metropolitana più trafficate del centro di Milano, e forse aiutano quei cartelli che si prendono metà della piccola vetrina, uno che riporta un pezzo del discorso di Pericle agli Ateniesi, l’altro un brano della Repubblica di Platone, forse in un giorno dieci persone si fermano a leggere e di queste dieci forse una pensa che sì, dai, quella borsa posso ancora farla rimettere a posto, poi hai un attimo di lucidità e in quell’attimo realizzi che quei rettangoli di carta non hanno l’aria di richiami, di specchietti per le allodole, stanno vicini a ritagli di giornale che raccontano dei casi di corruzione per l’Expo e d’altra parte, seriamente, tu ti faresti riparare una cerniera perché uno ti legge un pezzo di Tucidide su cos’è la democrazia – ed è in quel momento, nel momento in cui stai per seguire l’onda stabile e sicura del disincanto quotidiano che ti fermi per una frazione di secondo e immagini, anzi speri che quell’uomo che vedi là dietro il banco del piccolo negozio che fa riparazioni e che si vede passare di fronte decine di migliaia di persone ogni giorno senza che una sola si fermi abbia attaccato quei cartelli senza alcun fine che non sia quello di rendere un po’ migliore il posto dove vive, e in quel momento vorresti avere una cerniera rotta, una borsa da non scartare, e entrare.

    10/04/2015

    Così perfetta da non sentirla

    Filed under: — JE6 @ 13:39

    Chissà dov’ero, e cosa stavo facendo. Perché è primavera e fa caldo, di quel caldo un po’ malato da città, che è quasi sempre troppo – sarà la giacca, la borsa con il portatile, l’asfalto, non so. Però fa un po’ troppo caldo e questo significa che probabilmente è già passato quel momento che è il momento migliore di tutta la primavera, e forse dell’anno, l’istante preciso in cui sei all’aperto e hai le maniche rimboccate e ti rendi conto che la temperatura è perfetta, così perfetta da non sentirla. E’ un istante che dura niente, e nel mentre di quel niente stai facendo altro, stai parlando, stai guardando il telefono, stai bevendo una birra; ma a volte, raramente, te ne accorgi, ed è una cosa che vorresti dire agli altri, madonna senti che bello, oppure no, vorresti stare in silenzio e sentirlo tutto quell’istante, fino a quando qualcuno ti chiama, il pane lo affetti tu, ricordati la riunione di lunedì, fino al prossimo istante, l’anno che verrà.