< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Primo quadrimestre
  • Ufficio reclami
  • Tenere il punto
  • Alla fermata
  • Come petali
  • Come se fosse cosa viva
  • Un antidoto contro la solitudine
  • What’s next?
  • Se non hai niente da nascondere
  • Una vita fa
  • June 2015
    M T W T F S S
    « May   Jul »
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    2930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    10/06/2015

    Cos’abbiamo da guardare

    Filed under: — JE6 @ 12:55

    C’è questa grande vetrata, a Roma Tiburtina. Sta al secondo piano (o è il primo? mai che riesca a ricordarlo), vicino a un bar che vende i panini da stazione. Ci arrivi passando in mezzo a una specie di area di sosta con i tavolini e le sedie abbastanza larghi da non sentirsi in imbarazzo. C’è sempre qualcuno a quella vetrata, qualcuno che gira la sedia e passa dei quarti d’ora a guardare fuori. Cosa, non lo so: se lo chiedessero a me, che lo faccio ogni volta che posso se non arrivo trafelato, non saprei cosa rispondere. Perché il panorama è quello che è: brutto, fatto di palazzi che erano brutti anche da nuovi e figuriamoci oggi dopo decenni di gas di scarico e manutenzioni approssimative, di un cavalcavia grigio anche quando il cielo ha il colore dell’ottobrata romana, e là sotto i binari con i treni dell’alta velocità. Potrebbe essere uno scorcio di Bucarest o di una qualsiasi delle città che usiamo come paradigma della bruttezza (a mostrare la nostra ignoranza: Bucarest è tutto tranne che brutta, per dire), una cartolina di certa periferia milanese o della banlieue parigina (perché la città-più-bella-del-mondo è fatta di tante enormi isole di puro squallore), eppure a quella vetrata, davvero: c’è sempre qualcuno. Che sta lì, e guarda, una mano appoggiata sul trolley e le gambe stese, e quando deve alzarsi per cercare il suo binario pare che gli dispiaccia.

    Leave a Reply