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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    25/10/2015

    Allarme Rossi

    Filed under: — JE6 @ 20:51

    La prossima volta che vedete un grillino parlare di Kasta pensando a deputati e senatori, chiedetegli se ha fatto l’abbonamento Sky e ha il pacchetto Sport, quello con i motori. Se vi risponde sì, sorridete e dategli una carezza sulla nuca, e poi tornatevene tranquilli a casa, ché è inutile lottare contro i mulini a vento.

    21/10/2015

    Per curiosità

    Filed under: — JE6 @ 13:44

    Ma voi, onestamente, in generale ci state capendo qualcosa? E se sì, come fate?

    12/10/2015

    Un filo di fumo

    Filed under: — JE6 @ 14:26

    Ha smesso da poco di piovere e ci sarebbe un silenzio quasi perfetto se non fosse per gli alberi della foresta che sta là dietro che vengono attraversati da un vento freddo un po’ fuori stagione. Su una placca di legno appesa a un muro di pietra qualcuno ha inciso “silenzio”, e mentre ci passo sopra gli occhi mi chiedo per un momento chi mai vorrebbe parlare in questo posto, che voglia di conversazione potrebbe mai avere. Vado avanti lungo la leggera salita che dopo una cinquantina di metri ti fa fermare a una cancellata. Guardo dietro le sbarre, che non sembrano quelle di una prigione ma pare che stiano lì a proteggere qualcuno, più probabilmente chi vive in una di quelle diciannove case di pietra che si  vedono diramarsi da una stradina centrale che porta al cimitero, cioè il contrario delle sbarre del carcere che si dice servano alla sicurezza di noi che stiamo fuori. Appoggio la fronte, dal camino della seconda casa sulla sinistra esce un filo di fumo, quello che poi a qualcuno avrei detto sembrare l’unico segno di vita, e quanto mi sbagliavo, confondendo l’assenza con la morte. Resto lì a guardarlo, chiedendomi che faccia ha l’uomo che ha acceso il fuoco, com’è vestito, quando ha deciso di passare dall’altra parte di quelle sbarre, perché, se davvero parla con Dio o crede di farlo, cosa pensa quando ha la febbre e nessuno che gli chiede come stai, fingendo di capire qualcosa che mi sfugge, che è molto più lontana dei venti metri in orizzontale e dei due metri in verticale che mi separano da quell’uomo, e dal fuoco che ha acceso.

    05/10/2015

    Il centro del mondo

    Filed under: — JE6 @ 14:36

    Ci vuole pochissimo, forse trenta secondi, un’occhiata per soppesare le guance piene e i capelli un po’ diradati e confrontare il tutto con l’immagine di quel ragazzino di nove anni con la bicicletta mezza scassata e una sorella alta soda e irraggiungibile, due frasi per chiedere come stai, vivi ancora qui e sentirsi parlare di una figlia e Albania e lavori e altre città, ci vuole pochissimo per capire che anche qui, nel paesino dove ogni singolo sasso e cartello stradale e infisso e albero di mele sembra esattamente quello di una vita fa, dove tutto è esattamente quello di una vita fa, anche qui invece una vita è passata con tutto quello che questo vuol dire, il casino, le corse, le separazioni, gli incidenti, le feste, anche questo è stato ed è il centro del mondo per qualcuno che non sei tu, che non siamo noi, anche se pare impossibile.