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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    22/11/2016

    Alla fermata

    Filed under: — JE6 @ 17:22

    Alzo gli occhi dal Kindle mentre scende il primo scalino del tram, la mano dentro quella di una donna che gli ha appena detto dai è la nostra. Lo vedo di spalle, uno zaino grosso quanto lui, le gambe magre e i capelli corti, in tre o quattro secondi sparisce tra universitari e semafori. Riporto gli occhi verso i finestrini del mio lato, faccio un rapido conto di quanti minuti mancano alla mia fermata e alla prima telefonata della giornata, e allora faccio caso a quei segni lasciati sul vetro approfittando della condensa di una mattina di pioggia, prima un cuore e poi la parola mamma, scritti con un dito proprio all’altezza del sedile davanti al mio, che per una decina di secondi rimane vuoto finché non si siede una ragazza che ha in mano un libro di medicina.

    08/11/2016

    Come petali

    Filed under: — JE6 @ 15:33

    La circolazione è interrotta, dice la voce di donna che arriva da un posto lontano. Non è la frase che vuoi sentire alle otto e dieci del mattino – non la vuoi sentire mai, certo, ma di sicuro non a quest’ora. Comunque. Un rapido calcolo, una geolocalizzazione mentale di venti secondi: stiamo in Cadorna, poteva andare peggio. E’ un crocevia, sei già in centro, sei vicino agli uffici, ai tram, all’altra metro. Si può ridurre il fastidio. Toccherà fare un pezzo a piedi, imprevisto, porterà un po’ di ritardo ma siamo giustificati, si è fermata la metro, non è colpa mia. Allora fuori tutti, verso via Boccaccio, verso Foro Buonaparte, verso via Carducci. Un grosso lago e tutti i suoi emissari, la gente che sta nei bar e guarda fuori e si dà di gomito – dev’essere successo qualcosa alla metro, guarda quanta gente. A vederci dall’alto siamo un fiore che sboccia, riempiamo le strade come petali che si allargano. C’è il cielo azzurro, c’è il sole, c’è l’aria tersa dell’inverno che arriva, sai cosa c’è, se ritardo di dieci minuti invece che cinque casca il mondo? No, e allora ci sta un caffè in piazza, siamo giustificati, si è fermata la metro, non è colpa mia.