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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    03/05/2017

    Da fuori, standoci dentro

    Filed under: — JE6 @ 15:32

    Teniamo in casa per una decina di giorni una sedicenne di Francoforte. Programmi di scambio, quelle cose lì. Ovviamente ti prepari: il letto, un pezzo di armadio, il bagno, i biglietti giornalieri, l’adeguamento degli orari delle sveglie e tutto il resto. Fai la vita normale, che è uno degli obiettivi di questi periodi in casa altrui (una cosa tipo a day in the life), sapendo che non può esserlo davvero, che è tutto un po’ fuori sincrono, che è tutto un po’ meno vero, che è tutto plasmato come un pezzo di Das perché una ragazza torni a casa sua e abbia un buon ricordo di quella gente che l’ha ospitata. E poi guardi la tua vita con altri occhi, che non sono né i tuoi né i suoi. Dove la tua vita sta per un sacco di piccoli insignificanti dettagli – come tagli il pane, la luce dei lampioni della tua strada di periferia, quella piccola ragnatela in un angolo del pianerottolo che la signora peruviana non ha mai tolto e tu non hai mai trovato un motivo sufficiente per farlo a tua volta, il modo in cui ti metti sul divano a guardare la televisione, la temperatura che tieni in casa, la chincaglieria che sta sulla scrivania, l’accappatoio appeso in bagno. E’ come vederla da fuori standoci dentro, con un’attenzione a dettagli che ogni giorno stanno nascosti in bella vista sotto gli occhi, e che a un certo punto ti auguri che tornino al loro posto, così evidenti da non farci caso, come ogni giorno normale.

    One Response to “Da fuori, standoci dentro”

    1. la vita normale | ATBV Says:

      […] E però, nonostante tutto questo, nonostante scrittori e dischi memorabili e leggende sportive e musei dimenticati, nonostante tutta questa bellezza e questa nostalgia, il post più bello che potete leggere stasera, lo trovate altrove, secondo me. Si tratta di poche righe davvero e racconta di un’esperienza talmente comune che si fa fatica quasi a spiegarla. Non la spiego, infatti. Vi invito solo a usare tre minuti per leggerlo e poi forse un quarto d’ora per pensarci su, se vi basterà. Perché racconta di noi, delle nostre abitudini e degli angoli in cui ci nascondiamo così bene da non vederli più, né gli angoli né le abitudini. Finché un giorno, una luce improvvisa… Il post è qui e comincia così: […]

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