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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    19/12/2018

    In famiglia

    Filed under: — JE6 @ 09:36

    E così finisce che, per un caso del destino, in due giorni ti trovi a passare del tempo – tanto, poco: non conta così tanto – prima in una casa famiglia che ospita bambini che il Tribunale dei minori ha temporaneamente tolto alle loro famiglie e poi in un centro Sprar, uno di quelli che ospita e cerca di introdurre nella cosiddetta vita normale ragazzi in attesa dell’asilo politico. Non hanno molto in comune – età, provenienza, lingua, colore della pelle – se non una cosa, e però fondamentale: sono lontani, per chissà quanto, così tanto che nessuno vuole pensarci davvero, dalla loro casa e dalla loro famiglia. I bambini da quella casa e da quella famiglia sono stati tolti, nella speranza di toglierli da violenze e abusi e trovargli un futuro migliore di quello che sembrava disegnato. I ragazzi da quella casa e quella famiglia se ne sono andati, nella speranza di togliersi da povertà, guerre, persecuzioni e trovarsi un futuro migliore di quello che sembrava disegnato. E ora sono lì, a dieci o diecimila chilometri da dove sono nati e cresciuti, a cercare per quanto possono di fare una vita normale. Normale: né lavori da biglietti da visita pieni di parole inglesi né viaggi scintillanti né telefoni che sfamerebbero un intero villaggio, solo una casa con l’albero e le sue palline, una coperta colorata, un divano magari un po’ sfondato ma comodo, e qualcuno che ti sta vicino per davvero, che sei contento di vedere e salutare quando rientri dopo la scuola o il lavoro o la ricerca dello stesso, qualcuno che ti vuole bene, fosse anche per lavoro. Quello che vogliamo tutti, quello che dovremmo volere tutti non solo per noi stessi. Quello che abbiamo nascosto in bella vista sotto gli occhi e buttiamo via in nome di quanto è bello essere brutte persone che devono sopportare famiglie disfunzionali e falsi amici. Sono lì, e tu per un caso del destino (anche se poi i casi te li devi un po’ andare a cercare, te li devi costruire, te li devi forgiare) stai in mezzo a loro, loro che ti ringraziano per esserci e tu che non trovi le parole per dire che no, guarda, davvero, grazie a te, grazie a voi.

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